scritto per noi da
Stefano Grossi
Non regge la seconda tregua concordata
ieri sera, martedì, tra Fatah e Hamas, dopo il discorso televisivo di 40 minuti
del leader Ismail Haniyeh, che ha rivolto inviti alla calma e ad un cessate il
fuoco, inviti subito accolti dal presidente Abu Mazen.
Tregua fragile. Proprio stamattina si registra una pesante interferenza
nella crisi palestinese sulla tv al-Jazeera: un messaggio registrato del numero
due di al-Qaeda, al-Zawahiri, che ha attaccato la richiesta di Abu Mazen per
nuove elezioni, criticando pesantemente una politica che vede i palestinesi
parlare con due teste. A Gaza, dunque, ancora violenti combattimenti notturni:
due militanti di Fatah uccisi e otto feriti, blocchi e barricate non ancora rimossi
dalle strade. Inoltre i militanti dei due schieramenti non abbandonano le
rispettive posizioni e si muovono armati lungo le vie della Striscia. La
situazione rimane tesissima. Nella giornata di ieri c’erano stati già sei morti
e venti feriti. Sul piano diplomatico in ogni caso varie iniziative sono in
corso. Il presidente palestinese Abu Mazen e il premier israeliano Ehud Olmert
s’incontreranno a breve, tra la fine dell’anno e i primi giorni del nuovo,
prima dell’arrivo nella regione del segretario di stato americano, Condoleezza
Rice,
previsto ai primi di gennaio. L’apertura di Olmert sul rilascio dei prigionieri
palestinesi senza aspettare la liberazione del caporale Gilad Shalit, rapito
mesi fa, proverebbe, secondo l’Autorità palestinese, l’inizio di un nuovo
corso. Olmert inoltre ieri si era recato a sorpresa in Giordania per un
incontro di due ore con il re Abdullah, il quale aveva offerto la sua mediazione
tra le fazioni palestinesi, per “rilanciare il processo di pace – ha detto il
re – tra Israele e palestinesi”, i quali sono circa sei anni che non mettono in
piedi un serio negoziato per la pace, e non si vede all’orizzonte finora
nessuno spiraglio che vada in quella direzione.
Si muove la diplomazia. L’atteso discorso del leader di Hamas, Haniyeh, è
durato 40 minuti. Apparso pacato e determinato dagli schermi di al-Jazeera,
Haniyeh ha ribadito il suo deciso no a nuove elezioni. “Abu Mazen non può
indire le elezioni presidenziali e parlamentari, è un atto oppressivo - ha
detto il leader di Hamas - Apprezzo gli sforzi di mediazione dei paesi arabi,
occorre
evitare il ricorso alle armi, invito tutti i palestinesi a una riconciliazione
nazionale globale. Fatah e Hamas non sono nemici, non dobbiamo annegare nel
progetto israelo-americano – ha proseguito – e soprattutto dobbiamo rispettare
il risultato delle elezioni. Sono disponibile – ha sottolineato – alla
formazione di un governo di unità nazionale che lavori per togliere il blocco
internazionale”. Inoltre Haniyen ha ribadito la posizione di Hamas nei confronti
di Israele, offrendo una tregua che può durare almeno venti anni in cambio di
uno stato palestinese nella West Bank e nella Striscia, proposta già rigettata
da Israele, che non vuole ritornare ai confini che esistevano fino al 1967.
Intanto domani arriverà dal
Libano il ministro degli esteri italiano, Massimo D’Alema: un incontro a
Ramallah, nei Territori a pochi chilometri da Gerusalemme, con il presidente
Abu Mazen, al quale seguirà un’attesa conferenza stampa.