20/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Mazen e Haniyeh tornano a lanciare segnali di pace, ma si continua a sparare
scritto per noi da
Stefano Grossi
 
Non regge la seconda tregua concordata ieri sera, martedì, tra Fatah e Hamas, dopo il discorso televisivo di 40 minuti del leader Ismail Haniyeh, che ha rivolto inviti alla calma e ad un cessate il fuoco, inviti subito accolti dal presidente Abu Mazen.
 
abu mazen passa in rassegna la guardia presidenzialeTregua fragile. Proprio stamattina si registra una pesante interferenza nella crisi palestinese sulla tv al-Jazeera: un messaggio registrato del numero due di al-Qaeda, al-Zawahiri, che ha attaccato la richiesta di Abu Mazen per nuove elezioni, criticando pesantemente una politica che vede i palestinesi parlare con due teste. A Gaza, dunque, ancora violenti combattimenti notturni: due militanti di Fatah uccisi e otto feriti, blocchi e barricate non ancora rimossi dalle strade. Inoltre i militanti dei due schieramenti non abbandonano le rispettive posizioni e si muovono armati lungo le vie della Striscia. La situazione rimane tesissima. Nella giornata di ieri c’erano stati già sei morti e venti feriti. Sul piano diplomatico in ogni caso varie iniziative sono in corso. Il presidente palestinese Abu Mazen e il premier israeliano Ehud Olmert s’incontreranno a breve, tra la fine dell’anno e i primi giorni del nuovo, prima dell’arrivo nella regione del segretario di stato americano, Condoleezza Rice, previsto ai primi di gennaio. L’apertura di Olmert sul rilascio dei prigionieri palestinesi senza aspettare la liberazione del caporale Gilad Shalit, rapito mesi fa, proverebbe, secondo l’Autorità palestinese, l’inizio di un nuovo corso. Olmert inoltre ieri si era recato a sorpresa in Giordania per un incontro di due ore con il re Abdullah, il quale aveva offerto la sua mediazione tra le fazioni palestinesi, per “rilanciare il processo di pace – ha detto il re – tra Israele e palestinesi”, i quali sono circa sei anni che non mettono in piedi un serio negoziato per la pace, e non si vede all’orizzonte finora nessuno spiraglio che vada in quella direzione.
 
il premier palestinese haniyehSi muove la diplomazia. L’atteso discorso del leader di Hamas, Haniyeh, è durato 40 minuti. Apparso pacato e determinato dagli schermi di al-Jazeera, Haniyeh ha ribadito il suo deciso no a nuove elezioni. “Abu Mazen non può indire le elezioni presidenziali e parlamentari, è un atto oppressivo - ha detto il leader di Hamas - Apprezzo gli sforzi di mediazione dei paesi arabi, occorre evitare il ricorso alle armi, invito tutti i palestinesi a una riconciliazione nazionale globale. Fatah e Hamas non sono nemici, non dobbiamo annegare nel progetto israelo-americano – ha proseguito – e soprattutto dobbiamo rispettare il risultato delle elezioni. Sono disponibile – ha sottolineato – alla formazione di un governo di unità nazionale che lavori per togliere il blocco internazionale”. Inoltre Haniyen ha ribadito la posizione di Hamas nei confronti di Israele, offrendo una tregua che può durare almeno venti anni in cambio di uno stato palestinese nella West Bank e nella Striscia, proposta già rigettata da Israele, che non vuole ritornare ai confini che esistevano fino al 1967.
Intanto domani arriverà dal Libano il ministro degli esteri italiano, Massimo D’Alema: un incontro a Ramallah, nei Territori a pochi chilometri da Gerusalemme, con il presidente Abu Mazen, al quale seguirà un’attesa conferenza stampa.