21/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



il Congresso di El Salvador ha approvato l'invio di un nuovo contingente militare in Iraq
La notizia non ha avuto un gran risalto, ma rischia di scatenare un temporale di polemiche non solo in America Latina: il Congresso di El Salvador, su richiesta del presidente Antonio Saca, ha approvato l’invio di un nuovo contingente militare in Iraq.
 
Soldati distribuoscono sacchetti pieni di materiale ai bambiniI fatti. A gennaio (al massimo a febbraio), quindi, altri circa 750 soldati salvadoregni (attualmente sono 389) andranno in Medio Oriente ad affiancare il fedele alleato statunitense e continueranno a, secondo la versione del governo salvadoregno, "ricostruire strade, scuole, ospedali e riallacciare l’energia elettrica e le tubature per l’acqua potabile nei villaggi iracheni".
“Effettivamente manderemo altri soldati in Iraq” ha detto il presidente Saca “credo sia importante portare a termine la missione”. La decisione, fortemente deplorata dai partiti dell’opposizione, dalla chiesa cattolica e dalle organizzazioni umanitarie di tutto il Paese, era nell’aria da quando l’Onu ha approvato la presenza militare dei paesi della coalizione fino al dicembre del prossimo anno. Ma anche nelle file dei partiti di governo c’è chi chiede più tempo per verificare bene la situazione, come Antonio Almendriz, ex colonnello attualmente deputato del Partido de Conciliacion Nacional (Pnc): “Ci sono molte cose da verificare, una su tutte il nuovo scenario politico con gli Usa”. Dunque, proprio quando molti paesi stanno lasciando l’Iraq, El Salvador non solo invierà nuove truppe ma aumenterà considerevolmente la loro consistenza. Non solo. L’esercito del piccolo paese centroamericano, che dal suo arrivo in Iraq (agosto 2003) ha subito la perdita di cinque soldati (più una ventina di feriti), è anche l’unico rappresentante latinoamericano in Medio Oriente, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Honduras, infatti, hanno lasciato l’Iraq da un pezzo.
 
Soldati salvadoregni in Medio OrienteDue paesi amici. Dopo la decisione del Congresso, però, le critiche hanno investito il presidente, Saca. Roberto Lorenzana, deputato del Frente Farabundo Martì (Fmln), ha tuonato “Qui ci raccontano che si inviano truppe in Iraq per mandato delle Nazioni Unite. Non è vero. Raccontino la verità. Il governo, e tutti quelli che lo appoggiano, hanno preso questa decisione per fare un favore agli Stati Uniti”. E, anche se gli Stati Uniti sono il primo partner commerciale di El Salvador, è il problema immigrazione quello che, forse, più interessa il governo della capitale, San Salvador. Le rimesse degli immigrati sono uno dei motori trainanti dell’economia nazionale e la possibilità di ricevere dall’amministrazione Usa trattamenti di favore per i propri concittadini, o l’eventualità di nuovi accordi per il futuro risulta, quindi, vitale per l’intera nazione. Comunque sia, l’arcivescovo della capitale, Fernando Sàenz, non è d’accordo con il Congresso. “Personalmente vorrei che nessun militare salvadoregno fosse presente in Iraq, indipendentemente dal fatto che si stiano realizzando progetti umanitari, come dice il governo. La situazione è ad alto rischio”. Dello stesso avviso le organizzazioni umanitarie che per voce del presidente della Comision de Derechos Humanos (Cdhes), Miguel Montenegro, fanno sapere: “I militari dovrebbero restare nel nostro paese. Qui potrebbero lavorare senza nessun rischio, facendo quello che fanno in Iraq. Il presidente, però, preferisce mantenere buoni i rapporti con gli Usa e continua a mandarli in MedioOriente”.

Alessandro Grandi

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