21/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In questi giorni si vota per il rinnovo di parte del Consiglio Nazionale Federale. Ma alle prime elezioni della storia degli Emirati non tutti possono partecipare
 
Scritto per noi da
Lucilla Tempesti 
 
Donne degli Emirati al votoGli Emirati votano donna. Il popolo degli Emirati, per la prima volta, è chiamato a scegliere. E vince una donna. Ma, con la selezione tra cittadini e residenti, sono in pochi a poter votare. Con tre tornate elettorali, il 16, il 18 e il 20 dicembre, i sette emirati della federazione eleggeranno 20 dei 40 membri del Consiglio Nazionale Federale (Cfn). E, tra le righe di questa nuova pagina politica, compaiono anche le donne. Benché rappresentino solo il 18 percento degli aventi diritto al voto, e il 14 percento dei candidati, le donne riescono ugualmente a trovare un loro spazio nel panorama politico del Paese. Donne come Amal Abdallah al-Koubaïssi, insegnante d’architettura fresca di elezione: è infatti riuscita ad aggiudicarsi uno dei quattro seggi del Cfn assegnati all’Emirato di Abu Dhabi. Negli ultimi anni già Mériam Mohammad Khalfane Al-Roumi, ministro degli Affari sociali,  e Loubna al-Qassimi, ministro dell’Economia, avevano aperto, col loro ingresso nella compagine governativa, i primi spiragli di una politica al femminile.

Urna elettoraleSperimentare le elezioni. “Gli Emirati Arabi hanno annunciato che metà dei seggi del Cfn sarà scelto con consultazione elettorale”, riferiva nel settembre 2006 il presidente statunitense George W. Bush. Così anche l’ultimo dei Paesi del Golfo mostrava di cedere alle lusinghe della democrazia. Dopo le elezioni parlamentari del giugno 2006 in Kuwait, e dello scorso mese in Bahrein, e dopo le elezioni municipali del 2005 in Arabia Saudita, anche gli Emirati Arabi sceglievano dunque la via della consultazione popolare. Ma, come esplicitato dallo sceicco Khalifa ben Zayed al-Nahiyan, “quando si tratta della struttura e del futuro del Paese, bisogna avere prudenza”.

Lavoratori in cantiereGli emigranti negli Emirati. Per questo il voto non è ancora di tutti. Le autorità di ogni singolo Emirato sono state incaricate di selezionare gli elettori, così come i candidati. Ha finito con l’essere ammesso al voto solo lo 0,1 percento della popolazione, vale a dire 6.700 persone su 4,2 milioni di residenti. In quello 0,1 per cento non sono contemplati gli immigrati senza cittadinanza provenienti dall’Asia e dal Medio Oriente, che pure costituiscono l’80 percento degli abitanti, e l’88 percento della forza lavoro. Ma la cittadinanza non è tutto: quello 0,1 percento di abitanti equivale all’1 percento dei cittadini. Per lo sceicco Mohammed bin Rashid al Maktum, emiro di Dubai, vice presidente e primo ministro della federazione, tale votazione costituisce ugualmente un evento storico che finalmente “consentirà agli uomini e alle donne degli Emirati di partecipare al processo decisionale del Paese”.

Inizio da un Consiglio. Con queste consultazioni elettorali si rinnova esclusivamente il Consiglio Nazionale Federale, vale a dire un organo a carattere consultivo, nelle intenzioni destinato a divenire una vera e propria assemblea legislativa, ma per il momento privo di ogni potere decisionale. E lo si rinnova solo in parte: 20 dei 40 membri del Cfn continuano ad essere nominati dai governanti dei sette emirati della federazione. Una votazione storica ma parziale, nella quale pochi possono eleggere e pochi possono essere eletti.