Gli Emirati votano donna.
Il popolo degli Emirati, per la prima volta, è chiamato a scegliere. E
vince una donna. Ma, con la selezione tra cittadini e residenti, sono
in pochi a poter votare. Con tre tornate elettorali, il 16, il 18 e il
20 dicembre, i sette emirati della federazione eleggeranno 20 dei 40
membri del Consiglio Nazionale Federale (Cfn). E, tra le righe di
questa nuova pagina politica, compaiono anche le donne. Benché
rappresentino solo il 18 percento degli aventi diritto al voto, e il 14
percento dei candidati, le donne riescono ugualmente a trovare un loro
spazio nel panorama politico del Paese. Donne come Amal Abdallah
al-Koubaïssi, insegnante d’architettura fresca di elezione: è infatti
riuscita ad aggiudicarsi uno dei quattro seggi del Cfn assegnati
all’Emirato di Abu Dhabi. Negli ultimi anni già Mériam Mohammad
Khalfane Al-Roumi, ministro degli Affari sociali, e Loubna
al-Qassimi, ministro dell’Economia, avevano aperto, col loro ingresso
nella compagine governativa, i primi spiragli di una politica al
femminile.
Sperimentare le elezioni. “Gli Emirati Arabi hanno annunciato che metà dei seggi del Cfn sarà scelto con
consultazione elettorale”, riferiva nel settembre 2006 il presidente statunitense
George W. Bush. Così anche l’ultimo dei Paesi del Golfo mostrava di cedere alle
lusinghe della democrazia. Dopo le elezioni parlamentari del giugno 2006 in Kuwait,
e dello scorso mese in Bahrein, e dopo le elezioni municipali del 2005 in Arabia
Saudita, anche gli Emirati Arabi sceglievano dunque la via della consultazione
popolare. Ma, come esplicitato dallo sceicco Khalifa ben Zayed al-Nahiyan, “quando
si tratta della struttura e del futuro del Paese, bisogna avere prudenza”.
Gli emigranti negli Emirati. Per questo il voto non è ancora di tutti. Le autorità di ogni singolo Emirato
sono state incaricate di selezionare gli elettori, così come i candidati. Ha finito
con l’essere ammesso al voto solo lo 0,1 percento della popolazione, vale a dire
6.700 persone su 4,2 milioni di residenti. In quello 0,1 per cento non sono contemplati
gli immigrati senza cittadinanza provenienti dall’Asia e dal Medio Oriente, che
pure costituiscono l’80 percento degli abitanti, e l’88 percento della forza lavoro.
Ma la cittadinanza non è tutto: quello 0,1 percento di abitanti equivale all’1
percento dei cittadini. Per lo sceicco Mohammed bin Rashid al Maktum, emiro di
Dubai, vice presidente e primo ministro della federazione, tale votazione costituisce
ugualmente un evento storico che finalmente “consentirà agli uomini e alle donne
degli Emirati di partecipare al processo decisionale del Paese”.
Inizio da un Consiglio. Con queste consultazioni elettorali si rinnova esclusivamente il Consiglio Nazionale
Federale, vale a dire un organo a carattere consultivo, nelle intenzioni destinato
a divenire una vera e propria assemblea legislativa, ma per il momento privo di
ogni potere decisionale. E lo si rinnova solo in parte: 20 dei 40 membri del Cfn
continuano ad essere nominati dai governanti dei sette emirati della federazione.
Una votazione storica ma parziale, nella quale pochi possono eleggere e pochi
possono essere eletti.