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Parco. “La firma del memorandum è la pietra angolare per l’avvio
del progetto vero e proprio – dichiara a PeaceReporter
Werner Myburgh, direttore dell’organizzazione PeaceParks – perché fornisce la piattaforma legale su cui ora
bisognerà lavorare. L’obiettivo è stimolante, anche se difficile da
raggiungere”. La Kavango-Zambesi Tfca
comprenderà i bacini dei fiumi Okavango e Zambesi, attraversando i confini di
cinque stati africani: Angola, Botswana, Namibia, Zambia e Zimbabwe. L’area
racchiuderà 36 parchi naturali (tra i quali la Caprivi Strip namibiana e il Chobe National Park in Bostwana) già
esistenti, unificando le politiche dei cinque Paesi in materia ambientale anche
grazie a PeaceParks, che collaborerà
a 360 gradi con le autorità. “Saremo coinvolti in numerosi campi – conferma
Myburgh – dalla coordinazione delle varie autorità nazionali all’assistenza
finanziaria, fino alla mappatura della riserva. Armonizzare le politiche di
cinque stati sarà probabilmente l’impresa più ardua”.
Sfide. E’ significativo che parte del parco passerà lungo la frontiera tra
Botswana e Zimbabwe, fino a pochi mesi fa bloccata da una recinzione
elettrificata che impediva agli emigranti illegali dello Zimbabwe di cercare fortuna
nel Paese vicino. La nascita del parco transfrontaliero potrebbe essere il
segnale che qualcosa è cambiato? “In effetti, finora le autorità statali sono
state le più collaborative – rivela Myburgh – mentre i soggetti privati
rimangono i più scettici sul progetto. A riprova di quanto lavoro ci sia ancora
da fare prima del 2010”. Il nostro interlocutore ha ragione: per prima cosa, bisognerà
rimuovere le barriere tra i cinque confini e sminare alcuni territori tra
Angola e Namibia. Ma se tutto andrà bene, quello del Kavango-Zambesi potrebbe
essere il primo di 20 parchi transfrontalieri in progetto nell’Africa
meridionale. Matteo Fagotto