27/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Fra Ecuador e Colombia è guerra diplomatica
Tensione fra Ecuador e Colombia. Il governo di Rafael Correa ha convocato il suo rappresentante a Bogotá, l’ambasciatore Alejandro Suarez, e ha annullato la sua visita nel paese confinate, per protestare contro la decisione colombiana di riprendere le fumigazioni aeree dei terreni di frontiera coltivati a coca, avvelenando, così, parte del territorio ecuadoriano con il glifosfato, pesticida potentissimo.
 
L'effetto delle fumigazioni sulle piante di coca, Colombia. Foto di Matt ShonfeldI grandi fratelli. “Il dialogo con il presidente Alvaro Uribe per cercare una via d'uscita a questa crisi riprenderà non appena la Colombia sospenderà la fumigazioni", ha precisato il ministro degli Esteri Francisco Carrión, che ha anche informato della rottura diplomatica l'Organizzazione degli Stati Americani (Oea) e le Nazioni Unite, alle quali ha chiesto di intervenire. Secondo il ministro, il governo Uribe non ha rispettato l’accordo e questo “ha generato un sentimento anticolombiano e una reazione ostile dell’opinione pubblica” ecuadoriana.
 
 
Di nuovo crisi. La questione è precipitata all'inizio di questa settimana, quando la Colombia ha annunciato che avrebbe ripreso a fumigare anche quella frangia a cavallo tra i due stati, profonda dieci chilometri e lunga ben 640, concordata con Quito un anno fa e finora rispettata come zona off limits. Una decisione che ha fatto andare su tutte le furie il governo ecuadoriano riproponendo la stessa crisi che già nel gennaio scorso aveva portato alla rottura diplomatica fra i due stati.
 
 
Effetti collaterali. Il fatto è che Quito rimprovera al vicino Paese che il pesticida usato come soluzione contro la coltivazione illegale della coca, pianta dalle cui foglie si estrae la cocaina, ha in realtà effetti nocivi su tutto: piante, animali, persone. Il terreno diventa inutilizzabile, gli animali muoiono e la gente si ammala. Coltivazioni di riso, yucca, mais e platano, alimenti basilari per la sopravvivenza nelle aree rurali, vanno perdute per sempre e i fiumi, vitali per la sopravvivenza di migliaia di persone, vengono inquinati.
 
 
Lorena, donna colombiana testimone delle fumigazione nel Sur de BolivarTestimone oculare. Questa la testimonianza rilasciata a PeaceReporter da una donna colombiana che vive nel Sur de Bolivar e che è stata testimone di una fumigazione: “Quel veleno è micidiale – ha raccontato - Guardate, questi sono i pomodori che crescono intorno a casa mia. Pieni di macchie bianche. E’ un incubo. Dicono che l’obiettivo è debellare le piantagioni di coca, ma a farne le spese siamo noi povera gente. Sulla pelle ha la stessa consistenza dell’olio. Ma prude. Gli occhi bruciano, lacrimano. E’ insopportabile. E poi i mal di testa, il vomito, la diarrea, specialmente nei più piccoli. Per non parlare delle conseguenze a lungo raggio. Due donne hanno abortito pochi giorni dopo e in altri villaggi qua intorno qualcuna ha partorito bambini deformi. E un uomo è morto. Stava lavorando proprio i campi fumigati. Non ha avuto scampo”. 
 
Plan Colombia. Il ministro degli Esteri ecuadoriano dunque non ci sta ed ha anche aggiunto che non accetterà nessuna pressione da parte di Washington. Sono gli Stati Uniti, infatti, a finanziare questo tipo di lotta al narcotraffico, dotando la Colombia di tanti soldi (1,7 miliardi di dollari, che ne fanno il destinatario principale degli aiuti statunitensi, dopo Egitto e Israele) e di molti aerei capaci di spargere enormi quantità di disserbante. Un’operazione targata Plan Colombia e datata 2000.
Da allora Uribe invia aerei a pieno carico su tutte le zone agricole colombiane, appellandosi a uno studio dell’Oea che dice che il glifosfato, nel modo usato per le fumigazioni, non è nocivo alla salute. Conclusioni messe in dubbio da molti esperti.
 
Aerei che fumigano le coltivazioni di cocaIl dito nella piaga. E così, l’Ecuador considera questa decisione di Uribe un “atto di ostilità” contro un paese da sempre “estremamente solidale” con la Colombia, dalla quale riceve migliaia di sfollati ogni anno. “Ci sono più di mezzo milione di colombiani fuggiti nel nostro paese valicando quel confine e la maggioranza è senza documenti. Questa risposta è d’inimicizia e sta deteriorando le nostre relazioni”. Ed è mettendo il dito nella piaga che l’Ecuador ha deciso di reagire: sta infatti pensando di chiudere la frontiera ai desplazados e di rispedire in patria tutti i colombiani rifugiati e senza documenti.

Stella Spinelli

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