13/12/2004
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I poveri del mondo reinventano un modello sociale in cui avere un posto
Modou è un ragazzo senegalese che vive a Dakar. Per guadagnarsi da vivere si
piazza alle fermate dei mezzi di trasporto e cerca di convincere i passeggeri,
spesso anche in maniera brusca, a salire su un veicolo che aspetta al bordo della
strada. L’autista, una volta che il suo mezzo è pieno ed è così pronto a partire,
darà a Madou dei soldi per il servizio reso. A Dakar questi procacciatori di
clienti per i trasportatori sono chiamati coxeurs e nel continente africano sono ormai migliaia le persone che hanno deciso di
utilizzare questo stratagemma per non subire le conseguenze della disoccupazione
urbana e per soddisfare i bisogni della famiglia.
Certamente questo mestiere non è più redditizio come un tempo a causa della concorrenza
che nell’ultimo periodo è molto aumentata. Ma per Modou, che chiama i clienti
con la sigaretta in bocca, il suo lavoro è il migliore del mondo. “Il nostro mestiere
è magnifico. Si lavora come si vuole e si finisce quando si vuole. Non abbiamo
nessuna pressione e nessuno che ci comandi. Riesco a portare a casa almeno 3000
franchi cfa (neanche 5 euro, ndr) al giorno”, spiega. E aggiunge che la forza
dei coxeurs è dovuta alla loro unione e solidarietà: “Nessun autista osa metterci i bastoni
tra le ruote perchè possiamo imporgli delle sanzioni. Se qualcuno di loro rifiuta
di collaborare, impediamo ai clienti di salire sul suo veicolo”.
Taxi. Amadou Théra invece è un quattordicenne del Mali che vive a San, uno dei più
grandi comuni del paese e un grosso snodo commerciale. Come lavoro fa il tassista,
ma il suo taxi è molto particolare: si tratta di un carro trascinato da un cavallo,
coperto da un telone per proteggere i clienti dal sole o dalla pioggia e munito
di sedili alquanto sommari. A San ci sono molti adolescenti dai tredici ai diciotto
anni che guidano questi carri-taxi, molto apprezzati dalla popolazione in quanto
vanno a sopperire alla carenza dei mezzi di trasporto pubblici e costano molto
meno dei taxi normali. Questa proliferazione di mezzi di trasporto alternativi
segue la stessa filosofia che ha dato vita ai popolari moto-taxi di Cotonou (Benin)
e Lomé (Togo).
Questi rustici mezzi di trasporto sono utilizzati soprattutto dalle donne per
andare al mercato o per partecipare a cerimonie sociali, battesimi o matrimoni.
Ma, come spiega Amadou, “non ci sono solo le donne che ci cercano. Anche gli uomini
si servono di noi, e soprattutto i giovani studenti che costituiscono una buona
parte della nostra clientela”. Ed i giorni in cui c’è la fiera sono giorni di
festa per Amadou che riesce a guadagnare 1500 franchi cfa (neanche 2 euro e mezzo),
nonostante la disonestà di certi passeggeri che, una volta arrivati, rifiutano
di pagare.
In Africa, come nella maggior parte dei paesi del sud del mondo, questi “stratagemmi”
che creano nuovi lavori fanno vivere più della metà della popolazione che vive
nelle grandi città. Siamo all’interno di quella che viene chiamata economia popolare
urbana e questo settore è diventato ormai da tempo la forma essenziale dell’attività
produttiva per la maggioranza dei poveri.
L’economia popolare è composta da una moltitudine di piccole imprese, spesso
familiari, ma anche nate da gruppi di donne o di giovani. I mestieri sono tra
i più vari: artigiani che fondono contenitori d’alluminio di scarto per creare
i più disparati oggetti, riparatori di materiale elettronico, sarti, venditori
e portatori d’acqua, meccanici, carpentieri, commercianti, piccoli lustrascarpe,
barbieri... Vengono utilizzate tutte le risorse umane e materiali disponibili.
Non bisogna però pensare che questo tipo di economia si riduca semplicemente
ad un modo per sopravvivere, ad una maniera per “cavarsela”: nelle grandi città
dell’Africa subsahariana l’economia popolare urbana è presente in tutti gli aspetti
della vita quotidiana e va realmente a sopperire alle carenze dello Stato o alla
sua assenza in ogni campo, anche in quello della scolarizzazione. Viene così reinventato
un modello sociale in cui gli esclusi dal sistema moderno (disoccupati, invalidi,
anziani e giovani) possono trovare il loro posto.
red