scritto per noi da
Stefano Grossi
Gerusalemme - Oggi
pomeriggio intorno alle sei di sera locali (le 17 in Italia), il leader di
Hamas, Ismail Haniyeh, parlerà alla nazione palestinese per rispondere al lungo
discorso di sabato del presidente Abu Mazen. Fonti vicino al leader di Hamas in
ogni caso hanno fatto filtrare l’anticipazione che il leader manderà un invito
alla calma, e non si esclude un’apertura per un prossimo governo di unità
nazionale. Mentre sempre fonti vicino a Hamas, affermano che Haniyeh non
intenda ritornare sull’episodio della sparatoria al suo rientro al valico di
Rafah, quando in pratica militanti di Fatah e polizia dell’Anp hanno aperto il
fuoco sull’auto nella quale viaggiava.
La violenza non cessa. Intanto il bollettino giornaliero delle violazioni alla tregua tra Hamas
e Fatah - siglato domenica notte -
continua ad aggiornarsi e registra nuovi episodi di violenza nella notte tra
lunedì e martedì nella Striscia, con un morto e svariati feriti durante uno
scontro all’ospedale di Gaza City. La sparatoria è iniziata quando poliziotti
fedeli a Hamas
hanno tentato di arrestare un militante di Fatah accusato di essere coinvolto
negli scontri dei giorni scorsi. Sempre lunedì notte, un
rapimento lampo, tre ore in tutto, di un ministro di Fatah, Abu Zaidah, da
parte di militanti di Hamas, si è concluso con il rilascio dell’ostaggio in
buone condizioni, il quale si è detto più preoccupato per le conseguenze
politiche del rapimento che della sua sorte. Inoltre si sono registrati colpi di mortaio sulla spiaggia di Gaza
dove ha sede il comando dell’intelligence dell’Autorità nazionale palestinese,
colpi andati in ogni modo a vuoto.
Durante la visita di ieri, lunedì, in Israele e
Palestina del premier inglese Tony Blair, che ha incontrato prima
il presidente
palestinese Abu Mazen alla Muqada e
successivamente il premier israeliano Ehud Olmert a Gerusalemme, nella
conferenza stampa congiunta il primo ministro israeliano ha annunciato
che in
pochi giorni sarà costituito un comitato con l’Autorità palestinese per
un
negoziato sul rilascio dei prigionieri, con il compito di indicarne i
nomi.
L'uomo della svolta. E’
escluso comunque, per adesso, qualsiasi clemenza per il leader di
Fatah Marwan Barghouti, condannato all’ergastolo
per cinque omicidi, tuttavia il negoziato riguarderebbe anche i
ministri del
governo palestinese, riconducibili a Hamas, ancora agli arresti.
Il premier israeliano Olmert, che ha subordinato sempre
ogni trattativa innanzi tutto con la
liberazione del caporale israeliano Shalit ( rapito a Gaza mesi fa),
ha affermato “ che questo suo atteggiamento sul
rilascio del caporale potrebbe cambiare in futuro”, mandando
un segnale forte ad Abu Mazen. Nell’incontro con il presidente
palestinese,
invece, Blair ha affermato che “ le
prossime settimane sono cruciali per il processo di pace, per
intensificare gli
aiuti all’Anp, e muoversi verso una pacifica soluzione per due stati”.
Per
contro Abu Mazen ha discusso con Blair per
il congelamento delle enclavi israeliane nei Territori, e che “la
costruzione del Muro di divisione accresce l’isolamento di
Gerusalemme”. Abu
Mazen, sempre a margine dell’incontro con il premier inglese, si è
detto
convinto che “ la migliore via per uscire dalla crisi politica
comunque rimane la formazione di un governo tecnico di
unità nazionale con Hamas, la soluzione ottimale per tutti i
palestinesi”.
Intanto fonti
della Farnesina indicano il 21 dicembre prossimo un viaggio lampo del ministro
degli Esteri Massimo D’Alema nei Territori.