15/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il mullah Omar redige un vademecum per i combattenti della guerra santa
vademecum del mullah Omar per i mujaheddinNel 2006 la guerra in Afghanistan ha ucciso più di seimila persone. Gli attentati suicidi e i bombardamenti si sono fatti quotidiani, e la “resistenza talebana”, a detta dei comandanti della Nato, non è mai stata così forte. Sul finire di un anno di sangue è apparso nel Paese un piccolo vademecum, destinato dal mullah Omar ai combattenti della guerra santa. Nelle nove pagine in lingua pashtun, intitolate semplicemente “Regolamento”, il leader supremo del sedicente Emirato Islamico dell'Afghanistan detta le trenta regole di condotta per tutti i mujaheddin. La più grande preoccupazione dei vertici talebani sembra quella di rinsaldare i ranghi, evitando così che l'anarchia - che ormai regna sovrana nel Paese - si estenda anche alle fila del movimento.  
 
Vietato il fai-da-te. La maggior parte delle prescrizioni sottolinea così l'importanza della catena di comando. La regola numero sette, ad esempio, vuole scoraggiare i rapimenti fai-da-te: “Se un mujaheddin cattura in invasore infedele, senza il permesso del leader del movimento, non può scambiare il prigioniero con un altro prigioniero o con denaro”. Sembra quasi un riferimento al sequestro dell'italiano Gabriele Torsello, tenuto in ostaggio per quasi un mese nella provincia meridionale di Helmand. Il suo rapimento è stato rivendicato da uomini che si dicevano talebani, mentre i portavoce “ufficiali” della jihad smentivano categoricamente ogni coinvolgimento. Ma non è l'unico episodio del genere avvenuto negli ultimi mesi. E' anche vietato, regola numero nove, usare per scopi personali l'equipaggiamento – veicoli, armi, esplosivi – destinato alla guerra santa; le dispute private, frequentemente risolte a colpi di fucile, non possono essere composte con gli Ak – 47 della jihad.
 
una vecchia immagine del mullah OmarRiempire un vuoto. I talebani riescono a guadagnare un consenso sempre maggiore fra la popolazione grazie al vuoto di potere che caratterizza il Paese. Fuori dalla capitale lo Stato non esiste, tanto che il presidente Karzai è stato ironicamente ribattezzato dagli afgani “il sindaco di Kabul”. Ed è proprio su questo vuoto che contano i talebani per imporre il proprio dominio, come suggerisce anche la regola numero due: “A coloro che abbandonano gli infedeli, garantiremo sicurezza per sé e per i propri beni”. Così confermano amaramente anche i cittadini del sud: “Di notte non c'è la Nato con noi, ci sono i talebani”.
 
Le scuole nel mirino. La regola numero ventiquattro identifica uno dei principali nemici della jihad, l'insegnamento: “Non è consentito lavorare per il regime fantoccio, né in una madrasa, né come insegnanti di scuola. I musulmani dovrebbero studiare in moschea, e comunque su manuali che risalgono all'epoca della guerra dei mujaheddin – cioè la lotta antisovietica – o all'epoca talebana”. Che cosa succede se un insegnante, nonostante gli avvertimenti, si rifiuta di abbandonare il lavoro? La risposta è nella norma successiva: “Dovrebbe essere picchiato, e se ancora si rifiuta dovrebbe essere ucciso”. E le scuole “dovrebbero essere bruciate, ma non prima di avere salvato i testi religiosi”. Una regola che mette sulla carta ciò che, di fatto, già accade: dall'inizio dell'anno sono almeno cinquanta gli insegnanti uccisi, e decine le scuole date alle fiamme – soprattutto nel sud dell'Afghanistan, e in particolar modo quelle femminili.
 
L'immagine è tutto. Nel mirino del mullah Omar ci sono anche le organizzazioni non governative. “Le Ong che sono arrivate nel Paese con il governo degli infedeli sono proprio come il governo, sono parte di questo regime – si legge nella regola numero ventisei - , ecco perché ogni loro attività sarà bandita, che sia la costruzione di un ponte, di una strada, o di una scuola”. I combattenti mujaheddin, poi, devono comportarsi correttamente e dare di sé un'immagine da buoni musulmani, per non alienarsi il favore della popolazione. E' proibito fumare sigarette, è tassativamente vietato appropriarsi del denaro o dei beni dei cittadini, non è consentito – pena l'espulsione dal movimento, secondo la regola numero quindici - “dare fastidio alla gente innocente”. E ancora, regola numero diciannove, non è consentito ai miliziani talebani “portare ragazzi imberbi sul campo di battaglia o nei propri alloggi privati”. Precisazione, quest'ultima, che cerca di arginare quello che molti sussurrano, ma che nessuno dice.

Cecilia Strada

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