Una inchiesta della Dda di Reggio Calabria attesta il ruolo di Salvatore Mancuso come protagonista del narcotraffico
scritto per noi da
Gianluca Ursini
"Salvatore Mancuso è sicuramente un narcotrafficante che vive del business della
droga". Parola del colonnello Domenico Grimaldi, Gruppo investigativo sulla criminalità
organizzata (Gico) della Guardia di Finanza di Lombardia. "Abbiamo indagini in
corso e non sappiamo dire se produca in prima persona o se sia un broker molto
influente che dispone dei raccolti di altri, ma di sicuro è un operatore che sul
mercato degli stupefacenti può muovere enormi quantità di coca pura in poco tempo,
un broker affidabile e di grande reputazione", ripete l’ufficiale delle Fiamme
gialle a proposito del maggiore leader delle forze paramilitari colombiane in
lotta da 40 anni contro la guerriglia marxista, al limite tra banditismo e riconoscimento
legale.
El Tiburòn. Si chiama "Operazione Tiburòn" (squalo in spagnolo) l’operazione condotta il
17 novembre scorso dopo mesi di indagine dalla Procura Distrettuale antimafia
di Reggio Calabria, che ha implicato mandati di arresto per 76 persone, di cui
23 all’estero, scovando ampi legami, già conosciuti ma mai così profondamente
documentati, nel rapporto tra Narcotraffico colombiano e’Ndrine calabresi.
"Come sapevamo da tempo, i calabresi sono i soci preferiti per fare business
dai narcotrafficanti colombiani – spiega Nicola Gratteri, procuratore Antimafia
di Reggio, da anni studioso della realtà criminale delle cosche della costa jonica
calabrese e motore dell’indagine – tanto che ormai è la ‘Ndrangheta ad avere in
mano l’intero traffico. Movimentano la coca dai porti sui Caraibi colombiani o
dai porti fluviali argentini, con destinazione Spagna del Sud, Algesiras o anche
Jerez. Anche mafia siciliana e camorra napoletana si devono approvvigionare di
coca colombiana dai calabresi, per poi spacciarla attraverso i loro network consolidati
in tutta Europa".
I clan dei Locresi "I calabresi sono considerati i più affidabili dai colombiani - continua Gratteri
- per due ordini di motivi: rispettano i patti e mettono a disposizione tanti
contanti e subito. E soprattutto, non tradiscono. Da quando la mafia ha avuto
molti collaboratori di giustizia e pentiti (circa duecento), ha perso di credibilità
presso le altre organizzazioni criminali. Gli ‘ndranghetisti hanno finora avuto
solo due pentiti: Franco Pino a Cosenza e Pino Barreca a Pellaro, e vengono considerati’
gente sicura’". L’operazione è stata portata a termine dal Gico di Milano per
il Nord Italia, squadra mobile di Campobasso per quanto riguarda gli arresti su
Roma, dove in una raffineria in Ardea, alle porte della capitale, sono stati anche
sequestrati cento chili di coca pura; ma di sicuro ancora dalla vicenda si attendono
molti sviluppi, che aprano altri spiragli sul mondo del traffico internazionale
della cocaina. "Abbiamo ancora molte parti della inchiesta da portare a termine"
spiega a PeaceReporter Domenico Farinacci, a capo della squadra mobile di Campobasso,
declinando l’invito a fornire altri dettagli di una operazione di polizia ancora
agli inizi.
Salvatore.. della patria?. Quanto finora è emerso con sicurezza è che Salvatore Mancuso ha vissuto per
anni lucrando sul traffico di cocaina. Sarà complicato ora per la magistratura,
specie colombiana, stabilire che regime carcerario adottare nei suoi confronti,
dopo questi nuovi accertamenti di polizia, visto che il leader dei paramilitari
è dall’agosto scorso agli arresti domiciliari, in attesa che deponga di fronte
la ‘’Commissione per la Riconciliazione’’, che dovrebbe chiudere il capitolo triste
delle Auc nelle intenzioni del presidente colombiano Alvaro Uribe. "Con i colleghi
colombiani c’è stata la massima collaborazione, si troverà una soluzione.. Su
Mancuso al momento non possiamo dire altro, ma credo che nei prossimi mesi ci
attendano altre rivelazioni" spiega a PeaceReporter un ufficiale che ha partecipato
all’operazione ma che vuole mantenere l’anonimato.
Queste rivelazioni hanno una portata devastante per chi da tempo sapeva quali
fossero i veri traffici di questo quarantenne di origine salernitana, nato nel
Caribe colombiano. Sotto custodia cautelare dal 18 agosto scorso, dopo essersi
consegnato nell’ambito del processo di pacificazione e smobilitazione fortemente
voluto dal presidente Uribe, il paramilitare che contribuì a fondare le formazioni
paramilitari Auc (Autodefensas Unidas de Colombia) quarant’anni or sono, si è
spesso definito un ‘Salvatore della patria’, di nome e di fatto, perché con le
sue milizie illegali avrebbe contribuito ad arginare nel Paese caraibico la rivoluzione
marxista propugnata dai guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia
(Farc) e dall'Esercito di liberazione nazionale (Eln). Ma in realtà si sospettava
da tempo, anche se nessuna inchiesta giudiziaria in Colombia era mai riuscita
ad accertarlo, che nei territori in cui dettano legge (o molto più spesso seminano
il terrore) le formazioni paramilitari, in realtà organizzano la produzione di
coca e partecipano attivamente al narcotraffico. Tra qualche mese ne sapremo di
più dai magistrati calabresi.