18/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Calma apparente nei Territori dopo gli scontri di domenica
Scritto per noi
da Stefano Grossi 
 
bandiere di hamas a gazaGerusalemme - Ieri, 17 dicembre, dopo il discorso ai palestinesi del presidente Mahmud Abbas (Abu Mazen) nella Muqata, il suo quartier generale a Ramallah, cittadina a pochi chilometri da Gerusalemme, molti si chiedevano come avrebbero reagito i miliziani di Hamas alla richiesta del leader dell’Autorità Nazionale Palestinese, di indire, entro primavera, nuove elezioni per il Parlamento e la presidenza, pur lasciando ancora aperta una porta per un governo di unità nazionale con Hamas. Tuttavia i temuti incidenti non ci sono stati. A Ramallah, i miliziani di Hamas hanno preferito tenere il profilo basso, dopo gli scontri del 16 dicembre davanti alla moschea con le forze dell’Anp, che avevano provocato la morte di due giovani e numerosi feriti, finiti nel micidiale tiro incrociato delle due fazioni.
Terminato il discorso Abu Mazen si è allontanato di gran fretta mentre solo qualche centinaia di suoi sostenitori hanno sfilato intorno alla piazza principale della città urlando slogan contro la guerra (“No war”), e sparando in aria numerose raffiche di mitra a uso e consumo dei fotografi e tv internazionali.
Gli abitanti di Ramallah hanno continuato nelle loro pratiche quotidiane nella colorata e affollata cittadina, senza prestare attenzione ai rumori della piazza, pur avendo seguito con attenzione i novanta minuti del discorso presidenziale sulla tv accesa in ogni negozio, o tramite le radio dei pulmini che fanno la spola con Gerusalemme.

tensione tra i militariGuerra a bassa intensità. Però la tensione nei Territori esiste, una guerra civile a bassa intensità, strisciante, con scontri tra le due fazioni che termina in un bollettino giornaliero di vittime, nonostante le parole di tutte le forze politiche israeliane, palestinesi, e la comunità internazionale di voler negoziare per scongiurare una vera e propria guerra tra palestinesi. A Gaza, nella notte un commando di Hamas aveva attaccato un centro di addestramento di Fatah uccidendo un ufficiale. Appena rientrato dalla Striscia, Raffaele Spiga, il responsabile della cooperazione dell’ Emilia Romagna, racconta come a Gaza è stata vissuta questa domenica di sangue, con Hamas che aveva dichiarato uno sciopero e invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza, rigettando la proposta di nuove elezioni, che potrebbero scompaginare le carte nel parlamento palestinese, nel quale Hamas detiene saldamente la maggioranza. “ Al valico di Eretz, gli israeliani stamane al mio arrivo erano nervosi. Appena entrati – racconta Raffaele Spiga – l’esercito ha aperto il fuoco con una mitragliatrice pesante, non siamo riusciti a individuare cosa li avesse messi in allarme. A Gaza City, città sempre caotica, con le auto strombazzanti e traffico congestionato, oggi invece regnava una calma ovattata, i negozi tutti aperti, come il mercato affollato, nessuno in auto suonava il clacson, un’atmosfera sospesa che poteva ricordare con un paragone cinematografico una scena di Mezzogiorno di fuoco.
 
tensione per le stradeOrgoglio e paura. I bambini delle scuole all’uscita si raggruppavano e sventolavano le bandiere gialle di Al-Fatah e quella nazionale della Palestina. I palestinesi della Ong con cui lavoriamo ci hanno detto che miliziani Hamas hanno tentato di dare l’assalto alla casa di Gaza del presidente Abu Mazen, che in questi giorni si trova a Ramallah, e un ragazzo di diciassette anni è rimasto ferito. Poi ci siamo spostati in una località vicina dove c’è stata la veglia funebre dell'ufficiale ucciso la notte da Hamas.
Numerosissimi i posti di blocco intorno ai ministeri tenuti dalla polizia dell’Autorità nazionale palestinese e da militanti di Fatah. Insomma una situazione di tensione ma non certamente quello scontro finale che oggi ci si aspettava. La mia impressione che Hamas si sia in realtà rintanato, anche perché è arrivato in ogni caso dal suo leader Ismail Haniye un messaggio per mantenere la calma. Certo è che la presenza di Fatah era invece ben visibile e ben armata.
Tutto appare dunque rinviato e questa scomparsa dei militanti di Hamas dalle strade di Gaza può avere molti significati. Non va dimenticato, infatti, che c’è stato quella strana sparatoria al rientro di Ismail Haniyen dal suo viaggio al valico di Rafah; il capo dei servizi di Fatah è stato accusato di esserne l’autore.
Certo come lui è conosciuto qui come un falco, che ha compiuto svariate operazioni sporche contro gli altri gruppi, ma Abu Mazen lo ha confermato proprio oggi nel suo incarico”.
Nonostante le percentuali bulgare ricevute alle ultime elezioni da Hamas a Gaza, dunque, una sanguinosa resa dei conti in questo fine settimane nella martoriata e assediata Striscia non c’è stata, la situazione comunque rimane incandescente e per evitare altri lutti alla fine della giornata di domenica è arrivata la notizia che tutti aspettavano. Un accordo per un cessate il fuoco tra tutte le fazioni palestinesi. Hamas e Fatah tramite i rispettivi portavoce confermano che non devono circolare più nelle strade uomini armati. Una buona notizia alla fine di una giornata nella quale il bilancio delle vittime è ancora provvisorio