Gerusalemme -
Ieri, 17 dicembre, dopo il
discorso ai palestinesi del presidente Mahmud Abbas (Abu Mazen) nella
Muqata, il suo quartier generale a Ramallah, cittadina a pochi
chilometri da Gerusalemme, molti si chiedevano come avrebbero reagito
i miliziani di Hamas alla richiesta del leader dell’Autorità
Nazionale Palestinese, di indire, entro primavera, nuove elezioni
per il Parlamento e la presidenza, pur lasciando ancora aperta una
porta per un governo di unità nazionale con Hamas. Tuttavia i
temuti incidenti non ci sono stati. A Ramallah, i miliziani di Hamas
hanno preferito tenere il profilo basso, dopo gli scontri del 16
dicembre davanti alla moschea con le forze dell’Anp, che avevano
provocato la morte di due giovani e numerosi feriti, finiti nel
micidiale tiro incrociato delle due fazioni.
Terminato il discorso
Abu Mazen si è allontanato di gran fretta mentre solo qualche
centinaia di suoi sostenitori hanno sfilato intorno alla piazza
principale della città urlando slogan contro la guerra (“No
war”), e sparando in aria numerose raffiche di mitra a uso e
consumo dei fotografi e tv internazionali.
Gli abitanti di Ramallah
hanno continuato nelle loro pratiche quotidiane nella colorata e
affollata cittadina, senza prestare attenzione ai rumori della
piazza, pur avendo seguito con attenzione i novanta minuti del discorso
presidenziale sulla tv accesa in ogni negozio, o tramite le radio dei
pulmini che fanno la spola con Gerusalemme.
Guerra a bassa intensità. Però la tensione nei Territori
esiste, una guerra civile a bassa intensità, strisciante, con
scontri tra le due fazioni che termina in un bollettino giornaliero
di vittime, nonostante le parole di tutte le forze politiche
israeliane, palestinesi, e la comunità internazionale di voler
negoziare per scongiurare una vera e propria guerra tra palestinesi.
A Gaza, nella notte un commando di Hamas aveva attaccato un centro di
addestramento di Fatah uccidendo un ufficiale. Appena rientrato
dalla Striscia, Raffaele Spiga, il responsabile della cooperazione
dell’ Emilia Romagna, racconta come a Gaza è stata
vissuta questa domenica di sangue, con Hamas che aveva dichiarato uno
sciopero e invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza,
rigettando la proposta di nuove elezioni, che potrebbero scompaginare
le carte nel parlamento palestinese, nel quale Hamas detiene
saldamente la maggioranza. “ Al valico di Eretz, gli israeliani
stamane al mio arrivo erano nervosi. Appena entrati – racconta
Raffaele Spiga – l’esercito ha aperto il fuoco con una
mitragliatrice pesante, non siamo riusciti a individuare cosa li
avesse messi in allarme. A Gaza City, città sempre caotica,
con le auto strombazzanti e traffico congestionato, oggi invece
regnava una calma ovattata, i negozi tutti aperti, come il mercato
affollato, nessuno in auto suonava il clacson, un’atmosfera sospesa
che poteva ricordare con un paragone cinematografico una scena di
Mezzogiorno di fuoco.
Orgoglio e paura. I bambini delle scuole all’uscita si
raggruppavano e sventolavano le bandiere gialle di Al-Fatah e quella
nazionale della Palestina. I palestinesi della Ong con cui lavoriamo
ci hanno detto che miliziani Hamas hanno tentato di dare l’assalto
alla casa di Gaza del presidente Abu Mazen, che in questi giorni si trova a Ramallah,
e un ragazzo di diciassette anni è
rimasto ferito. Poi ci siamo spostati in una località vicina
dove c’è stata la veglia funebre dell'ufficiale ucciso
la notte da Hamas.
Numerosissimi i posti di blocco intorno ai
ministeri tenuti dalla polizia dell’Autorità nazionale
palestinese e da militanti di Fatah. Insomma una situazione di
tensione ma non certamente quello scontro finale che oggi ci si
aspettava. La mia impressione che Hamas si sia in realtà
rintanato, anche perché è arrivato in ogni caso dal suo
leader Ismail Haniye un messaggio per mantenere la calma. Certo è
che la presenza di Fatah era invece ben visibile e ben armata.
Tutto
appare dunque rinviato e questa scomparsa dei militanti di Hamas
dalle strade di Gaza può avere molti significati. Non va
dimenticato, infatti, che c’è stato quella strana sparatoria
al rientro di Ismail Haniyen dal suo viaggio al valico di Rafah; il
capo dei servizi di Fatah è stato accusato di esserne
l’autore.
Certo come lui è conosciuto qui come un falco, che ha compiuto svariate operazioni
sporche
contro gli altri gruppi, ma Abu Mazen lo ha confermato proprio oggi
nel suo incarico”.
Nonostante le percentuali bulgare
ricevute alle ultime elezioni da Hamas a Gaza, dunque, una sanguinosa
resa dei conti in questo fine settimane nella martoriata e assediata
Striscia non c’è stata, la situazione comunque rimane
incandescente e per evitare altri lutti alla fine della giornata di
domenica è arrivata la notizia che tutti aspettavano. Un
accordo per un cessate il fuoco tra tutte le fazioni palestinesi.
Hamas e Fatah tramite i rispettivi portavoce confermano che non
devono circolare più nelle strade uomini armati. Una buona
notizia alla fine di una giornata nella quale il bilancio delle
vittime è ancora provvisorio