18/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Lega Araba e l'Onu tentano una mediazione per sbloccare la situazione a Beirut
scritto per noi
da Amer Doha
 
Il 13 dicembre scorso, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha emesso un  comunicato riguardante l’applicazione della risoluzione 1701, nel quale ribadisce il suo appoggio incondizionato al governo libanese eletto legalmente e democraticamente, denunciando i continui tentativi di destabilizzazione del paese.
 
palazzo dell'onuL’impegno dell’Onu. Il Consiglio di Sicurezza ha chiesto a tutte le parti politiche libanesi di mostrare maggior responsabilità per evitare, attraverso il dialogo, l’ulteriore precipitare della crisi. Ha rinnovato il suo totale appoggio all’indipendenza politica del paese e la tutela dei suoi territori entro i confini riconosciuti internazionalmente e sotto l’autorità del governo legittimo, invocando la collaborazione totale ed immediata con il Consiglio di tutte le parti in causa per l’applicazione dei decreti riguardanti la salvaguardia del territorio libanese e la sua sovranità territoriale oltre alla sua indipendenza politica. Il Consiglio di Sicurezza, inoltre, ha rimarcato l’importante progresso raggiunto nell’applicazione della risoluzione 1701, specialmente per quanto riguarda la cessazione delle reciproche aggressioni e l’imminente ritiro delle forze israeliane dagli ultimi territori libanesi occupati nel sud del paese e per quanto concerne il dispiegamento dell’esercito nazionale nel sud dopo quasi trent’anni di assenza affianco ai quasi dieci mila soldati dell’Unifil. Tutto questo mentre l’opposizione libanese si sta preparando ad affrontare la terza settimana consecutiva di protesta contro l’attuale governo di Fouad Siniora. Proteste che proseguono nonostante i progressi annunciati dal segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, che tenta una mediazione tra le parti sulla base di una soluzione accettata da entrambi e nel momento in cui il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha annunciato il suo appoggio totale al governo di Siniora,  denunciando i tentativi di destabilizzazione del paese.
 
dimostranti libanesiSulla via del dialogo. Secondo il capo del governo libanese, Fouad Siniora, la crisi attuale in Libano rappresenta una vittoria di Israele. In un’intervista, Siniora ha affermato che in questo momento nessuno parla delle continue violazioni israeliane dello spazio aereo libanese e dei prigionieri libanesi. Inoltre ha sostenuto che la crisi attuale è più dolorosa dell’invasione israeliana.
Siniora ha concesso questa intervista durante la sua visita in Russia, dove è giunto cinque giorni dopo il presidente siriano Bachar Assad, che viene accusato dalla maggioranza libanese di essere il padrino della crisi politica. Intanto continua la visita di Moussa in Libano, dove ha incontrato gli esponenti degli schieramenti politici e religiosi del Paese. Moussa era giunto in Libano accompagnato dall’inviato sudanese per cercare una mediazione tramite una proposta che comprende l’allargamento del consiglio dei ministri fino a 30 membri divisi nel modo seguente: 19 ministri della maggioranza, 10 dell’opposizione. Il restante ministro viene nominato dall’opposizione, a patto di lasciare alla maggioranza il diritto di veto. Il ministro nominato non detiene il diritto di votare né di dimettersi. L’opposizione reclama il terzo dei ministri necessari a ottenere il diritto di veto sui decreti dell’esecutivo, mentre la maggioranza l’accusa di volere in questo modo sabotare l’operato del governo.  Il piano della Lega Araba invita le parti a tornare al tavolo del dialogo per cercare di formare un governo di unità nazionale e discutere le questioni rimaste sospese, che in qualche modo sono alla base delle proteste, tra le quali il tribunale internazionale sulla morte di Hariri, le elezioni anticipate del parlamento, le elezioni del presidente della Repubblica, oltre alla discussione sulla conferenza di Parigi per il sostegno economico del Libano.  Nonostante l’ottimismo di Amr Moussa, il confronto tra l’opposizione e la maggioranza ha subito ieri un salto di qualità dopo le accuse di Hezbollah, mosse attraverso un suo esponente politico, contro il capo dei parlamentari della maggioranza, Saad Hariri. Hezbollah infatti, accusa l’esponente politico di cospirare contro la resistenza libanese, citando lettere trasmesse da un portavoce del movimento politico di Hariri in cui chiede a Hezbollah di consegnare le armi. In caso contrario il governo avrebbe chiesto di applicare l’articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite che permette l’esercizio della forza. Tuttavia, il portavoce di Hariri ha negato l’esistenza di queste lettere, sostenendo che il parlamentare stava cercando solo di ottenere una promessa da Hezbollah di discutere il suo disarmo, dopo la fine della guerra in estate, per evitare un mandato dell’Onu che imponga il disarmo con la forza.