La Lega Araba e l'Onu tentano una mediazione per sbloccare la situazione a Beirut
scritto per noi
da Amer Doha
Il 13 dicembre scorso, il Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite ha emesso un
comunicato riguardante l’applicazione della risoluzione 1701, nel quale
ribadisce il suo appoggio incondizionato al governo libanese eletto legalmente
e
democraticamente, denunciando i continui tentativi di destabilizzazione del
paese.
L’impegno dell’Onu. Il Consiglio di Sicurezza ha chiesto a tutte le
parti politiche libanesi di mostrare maggior responsabilità per evitare,
attraverso il dialogo, l’ulteriore precipitare della crisi. Ha rinnovato il suo
totale appoggio all’indipendenza politica del paese e la tutela dei suoi
territori entro i confini riconosciuti internazionalmente e sotto l’autorità
del governo legittimo, invocando la collaborazione totale ed immediata con il
Consiglio di tutte le parti in causa per l’applicazione dei decreti riguardanti
la salvaguardia del territorio libanese e la sua sovranità territoriale oltre
alla sua indipendenza politica. Il Consiglio di
Sicurezza, inoltre, ha rimarcato l’importante progresso raggiunto
nell’applicazione della risoluzione 1701, specialmente per quanto riguarda la
cessazione delle reciproche aggressioni e l’imminente ritiro delle forze
israeliane dagli ultimi territori libanesi occupati nel sud del paese e per
quanto concerne il dispiegamento dell’esercito nazionale nel sud dopo quasi
trent’anni di assenza affianco ai quasi dieci mila soldati dell’Unifil. Tutto
questo mentre
l’opposizione libanese si sta preparando ad affrontare la terza settimana
consecutiva di protesta contro l’attuale governo di Fouad Siniora. Proteste che
proseguono nonostante i progressi annunciati dal segretario generale della Lega
Araba, Amr Moussa, che tenta una mediazione tra le parti sulla base di una
soluzione accettata da entrambi e nel momento in cui il Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite ha annunciato il suo appoggio totale al governo di
Siniora, denunciando i tentativi di
destabilizzazione del paese.
Sulla via del dialogo. Secondo il capo del governo libanese, Fouad
Siniora, la crisi attuale in Libano rappresenta una vittoria di Israele. In
un’intervista, Siniora ha affermato che in questo momento nessuno parla delle
continue violazioni israeliane dello spazio aereo libanese e dei prigionieri
libanesi. Inoltre ha sostenuto che la crisi attuale è più dolorosa
dell’invasione israeliana.
Siniora ha concesso
questa intervista durante la sua visita in Russia, dove è giunto cinque giorni
dopo il presidente siriano Bachar Assad, che viene accusato dalla maggioranza
libanese
di essere il padrino della crisi politica. Intanto continua la visita di Moussa
in Libano, dove ha incontrato gli esponenti degli schieramenti politici e
religiosi del Paese. Moussa era giunto in Libano accompagnato dall’inviato
sudanese per cercare una mediazione tramite una proposta che comprende
l’allargamento del consiglio dei ministri fino a 30 membri divisi nel modo
seguente: 19 ministri della maggioranza, 10 dell’opposizione. Il restante
ministro viene nominato dall’opposizione, a patto di lasciare alla maggioranza
il diritto di veto. Il ministro nominato non detiene il diritto di votare né di
dimettersi. L’opposizione reclama il terzo dei ministri necessari a ottenere il
diritto di veto sui decreti dell’esecutivo, mentre la maggioranza l’accusa di
volere in questo modo sabotare l’operato del governo. Il piano della Lega Araba invita le parti a tornare al tavolo del
dialogo per cercare di formare un governo di unità nazionale e discutere le
questioni rimaste sospese, che in qualche modo sono alla base delle proteste,
tra le quali il tribunale internazionale sulla morte di Hariri, le elezioni
anticipate del parlamento, le elezioni del presidente della Repubblica, oltre
alla discussione sulla conferenza di Parigi per il sostegno economico del Libano. Nonostante l’ottimismo di Amr Moussa, il
confronto tra l’opposizione e la maggioranza ha subito ieri un salto di qualità
dopo le accuse di Hezbollah, mosse attraverso un suo esponente politico, contro
il capo dei parlamentari della maggioranza, Saad Hariri. Hezbollah infatti,
accusa l’esponente politico di cospirare contro la resistenza libanese, citando
lettere trasmesse da un portavoce del movimento politico di Hariri in cui
chiede a Hezbollah di consegnare le armi. In caso contrario il governo avrebbe
chiesto di applicare l’articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite che permette
l’esercizio della forza. Tuttavia, il portavoce di Hariri ha negato l’esistenza
di queste lettere, sostenendo che il parlamentare stava cercando solo di
ottenere una promessa da Hezbollah di discutere il suo disarmo, dopo la fine
della guerra in estate, per evitare un mandato dell’Onu che imponga il disarmo
con la forza.