L'ultima istrionica decisione del presidente Hugo Chavez: basta ai simboli statunitensi del Natale
Fra poco in tutto il mondo cristiano ci si appresta a festeggiare quella che
è considerata la ricorrenza più importante di questa religione.
Le vie delle città saranno illuminate a festa, le vetrine dei negozi si vestiranno
di luci e colori tipici del Natale, gli alberi addobbati e Santa Klaus faranno
capolino a ogni angolo. Anche le periferie più disagiate sembreranno più vivibili.
Ma in Venezuela il Natale avrà un sapore decisamente diverso, soprattutto nelle
intenzioni di Hugo Chavez.
Le decisioni presidenziali. Non è certo la prima volta che il vulcanico presidente venezuelano regala argomenti
sui quali discutere: oggi sono gli addobbi natalizi a essere presi di mira e il
numero uno della repubblica bolivariana sembra avere idee chiarissime su questa
festa e su come celebrarla.
Quest’anno, infatti, gli uffici pubblici venezuelani non saranno addobbati con
i classici addobbi natalizi: niente albero, niente luci colorate, niente babbo
Natale.
A dirlo, una disposizione del governo venezuelano che, come se non ce ne fossero
abbastanza, ha inevitabilmente innescato una nuova polemica che rischia, considerate
le parti in causa, di diventare gigantesca.
Secondo quanto stabilito dall’amministrazione di Caracas, gli impiegati pubblici
non potranno collocare all’interno dei loro uffici i classici alberi di Natale
o immagini che raffigurino Santa Klaus, simboli considerati “estranei alla tradizione
venezuelana”.
L’amministrazione venezuelana, però, si è affretta a smentire che si tratti di
un divieto, ammettendo, però, che si augura che nelle sedi della pubblica amministrazione
non compaiano le decorazioni natalizie.
La conferma arriva anche dal rappresentante del dicastero dell’Informazione,
William Lara, che ha voluto aggiungere che non esiste nessuna proibizione da parte
del governo ma è “un orientamento sociale che possa riscattare le tradizioni autoctone
venezuelane”. Il ministro ha anche dichiarato che le immagini di Babbo Natale
e dell’albero addobbato sono usanze innalzate a modello soprattutto dalla società
statunitense e contrarie, quindi, a quella venezuelana.
E’ da molto tempo infatti che il presidente Chavez, nemico acerrimo di George
Bush, cerca pretesti che gli permettano di criticare la politica portata avanti
dall’amministrazione statunitense e rafforzare così la cultura nazionale, contrapponendola,
appunto, agli usi e costumi statunitensi adottati da molte nazioni nel mondo,
con l’aiuto delle pellicole cinematografiche holliwodiane.
La situazione politica. Gli uomini vicini a Manuel Rosales,
considerato il più ‘pericoloso’ avversario politico di Chavez, hanno ricordato
che per assicurarsi i voti degli impiegati pubblici, Chavez, ha anticipato il
pagamento delle ‘tredicesime’, che solitamente avviene verso il 15 del mese di
dicembre. E’ stato il vicepresidente della repubblica Josè Vicente Ranger a chiudere
la polemica sui pagamenti anticipati: “Anticipare il pagamento delle tredicesime
non è non è un modo per comprare voti. E’, invece, - continua il vicepresidente
- un atto di amore, di riconoscimento di quello che i lavoratori rappresentano
nell’amministrazione della cosa pubblica”.
I venezuelani. “Con tutto il rispetto per il nostro presidente e per il processo bolivariano
in corso -racconta Veronica Vega, del Circolo Bolivariano di Milano - consideriamo
che un gesto del genere possa causare un po’ di confusione, in questo momento
assolutamente poco necessario per via della sua vicinanza alle elezioni presidenziali”.
Ma la signora Vega non si ferma a questa considerazione e racconta: “Crediamo
che sia importante il rispetto e il recupero di tutte le produzioni originarie
e tradizioni del nostro paese proprio per riscattare il sentimento di appartenenza,
importantissimo per la costruzione della nostra identità venezuelana. Purtroppo,
in questo caso, non ci sono tradizioni in “pericolo”, non ci sono da “riscattare”
i nostri piatti tipici, e le canzoni di natale sono ben radicate nelle nostre
tradizioni, secondo me non in “pericolo di estinzione”. Quindi una mossa come
quella di Chavez, che sembra essere quasi ed esclusivamente politica, senza uno
scopo evidente a livello sociale, può trovare motivazione solo nell’inasprimento
del nostro disaccordo con la politica statunitense”.
Certo è che l’amministrazione di Caracas non riuscirà a interrompere il sogno
di migliaia di bambini venezuelani che scrivono la letterina a Babbo Natale e
si aspettano doni sotto l’albero, come sottolinea la Vega: “L’albero, le luci
colorate e tutti gli altri addobbi sono sempre stati dentro le case dei venezuelani.
Mi può anche stare bene che all’interno degli edifici e degli uffici pubblici
non ci siano”. Ma se gli alberi addobbati e le immagini di Babbo Natale saranno
all’interno della propria casa? Veronica Vega ne è sicura: “Di certo non si tradirà
la rivoluzione bolivariana e chavista”.