21/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ultima istrionica decisione del presidente Hugo Chavez: basta ai simboli statunitensi del Natale
Fra poco in tutto il mondo cristiano ci si appresta a festeggiare quella che è considerata la ricorrenza più importante di questa religione.
Le vie delle città saranno illuminate a festa, le vetrine dei negozi si vestiranno di luci e colori tipici del Natale, gli alberi addobbati e Santa Klaus faranno capolino a ogni angolo. Anche le periferie più disagiate sembreranno più vivibili.
Ma in Venezuela il Natale avrà un sapore decisamente diverso, soprattutto nelle intenzioni di Hugo Chavez.
 
Le decisioni presidenziali. Non è certo la prima volta che il vulcanico presidente venezuelano regala argomenti sui quali discutere: oggi sono gli addobbi natalizi a essere presi di mira e il numero uno della repubblica bolivariana sembra avere idee chiarissime su questa festa e su come celebrarla.
Quest’anno, infatti, gli uffici pubblici venezuelani non saranno addobbati con i classici addobbi natalizi: niente albero, niente luci colorate, niente babbo Natale.
A dirlo, una disposizione del governo venezuelano che, come se non ce ne fossero abbastanza, ha inevitabilmente innescato una nuova polemica che rischia, considerate le parti in causa, di diventare gigantesca.
Secondo quanto stabilito dall’amministrazione di Caracas, gli impiegati pubblici non potranno collocare all’interno dei loro uffici i classici alberi di Natale o immagini che raffigurino Santa Klaus, simboli considerati “estranei alla tradizione venezuelana”.
L’amministrazione venezuelana, però, si è affretta a smentire che si tratti di un divieto, ammettendo, però, che si augura che nelle sedi della pubblica amministrazione non compaiano le decorazioni natalizie.
La conferma arriva anche dal rappresentante del dicastero dell’Informazione, William Lara, che ha voluto aggiungere che non esiste nessuna proibizione da parte del governo ma è “un orientamento sociale che possa riscattare le tradizioni autoctone venezuelane”. Il ministro ha anche dichiarato che  le immagini di Babbo Natale e dell’albero addobbato sono usanze innalzate a modello soprattutto dalla società statunitense e contrarie, quindi, a quella venezuelana.
E’ da molto tempo infatti che il presidente Chavez, nemico acerrimo di George Bush, cerca pretesti che gli permettano di criticare la politica portata avanti dall’amministrazione statunitense e rafforzare così la cultura nazionale, contrapponendola, appunto, agli usi e costumi statunitensi adottati da molte nazioni nel mondo, con l’aiuto delle pellicole cinematografiche holliwodiane. 
 
chavezLa situazione politica. Gli uomini vicini a Manuel Rosales, considerato il più ‘pericoloso’ avversario politico di Chavez, hanno ricordato che per assicurarsi i voti degli impiegati pubblici, Chavez, ha anticipato il pagamento delle ‘tredicesime’, che solitamente avviene verso il 15 del mese di dicembre. E’ stato il vicepresidente della repubblica Josè Vicente Ranger a chiudere la polemica sui pagamenti anticipati: “Anticipare il pagamento delle tredicesime non è non è un modo per comprare voti. E’,  invece, - continua il vicepresidente - un atto di amore, di riconoscimento di quello che i lavoratori rappresentano nell’amministrazione della cosa pubblica”.
 
rosalesI venezuelani. “Con tutto il rispetto per il nostro presidente e per il processo bolivariano in corso -racconta Veronica Vega, del Circolo Bolivariano di Milano - consideriamo che un gesto del genere possa causare un po’ di confusione, in questo momento assolutamente poco necessario per via della sua vicinanza alle elezioni presidenziali”.
Ma la  signora Vega non si ferma a questa considerazione e racconta: “Crediamo che sia importante il rispetto e il recupero di tutte le produzioni originarie e tradizioni del nostro paese proprio per riscattare il sentimento di appartenenza, importantissimo per la costruzione della nostra identità venezuelana. Purtroppo, in questo caso, non ci sono tradizioni in “pericolo”, non ci sono da “riscattare” i nostri piatti tipici, e le canzoni di natale sono ben radicate nelle nostre tradizioni, secondo me  non in “pericolo di estinzione”. Quindi una mossa  come quella di Chavez, che sembra essere quasi ed esclusivamente politica, senza uno scopo evidente a livello sociale, può trovare motivazione solo nell’inasprimento del nostro disaccordo con la politica statunitense”.
Certo è che l’amministrazione di Caracas non riuscirà a interrompere il sogno di migliaia di bambini venezuelani che scrivono la letterina a Babbo Natale e si aspettano doni sotto l’albero, come sottolinea la Vega: “L’albero, le luci colorate e tutti gli altri addobbi sono sempre stati dentro le case dei venezuelani. Mi può anche stare bene che all’interno degli edifici e degli uffici pubblici non ci siano”. Ma se gli alberi addobbati e le immagini di Babbo Natale saranno all’interno della propria casa? Veronica Vega ne è sicura: “Di certo non si tradirà la rivoluzione bolivariana e chavista”.