Sedici minorenni rapiti, e c'è chi sostiene siano molti di più, nell'ultima ondata di sequestri a Port au Prince.
Ormai ad Haiti i rapimenti a scopo di estorsione sono all’ordine del giorno.
Quasi tutti gli imprenditori, stranieri e non, sono stati sequestrati almeno una
volta e in alcuni casi l’epilogo è stato drammatico.
Ma se prima veniva rapito chi, bene o male sarebbe riuscito a pagare un riscatto,
adesso le cose stanno cambiando. E gli interrogativi aumentano.
I fatti. Mercoledì 13 dicembre nel disastrato e periferico quartiere di La Plaine, nella capitale Port au Prince, alcuni individui armati
di kalasnikov e pistole automatiche hanno rapito 12 studenti haitiani che si stavano recando a scuola. Secondo alcuni
testimoni che si trovavano nei pressi pare che i malviventi abbiano in un primo
momento bloccato il mezzo e poi l’abbiano dirottato verso una località indefinita.
Ma non è stato l’unico caso della giornata: più o meno nella stessa zona altri
quattro ragazzi sono stati sequestrati mentre si trovavano a bordo dell’auto del
padre. Dopo essere stati costretti a scendere dalla vettura nella quale si trovavano,
sono stati fatti salire a bordo dell’auto dei rapitori e condotti chissà dove.
I rimedi. Pattuglie della polizia e della Minustah (i caschi blu dell’Onu presenti sull’isola
dalla cacciata dell’ex presidente Aristide) sono state dispiegate in ogni angolo
della capitale per cercare di recuperare quanto prima i ragazzi, ma senza successo.
E la speranza è che non accadano ancora fatti come quello di venerdì 15 dicembre,
quando un uomo accusato di far parte della banda che ha sequestrato gli studenti
è stato linciato dalla folla, che ha poi dato in pasto ad un maiale il suo cadavere.
La situazione ha davvero preso una brutta piega, tanto che alcune organizzazioni
femministe martedì mattina, si erano date appuntamento davanti al ministero della
Giustizia per chiedere azioni concrete da parte del governo contro la spaventosa
ondata di violenza che sta devastando l’isola.
“La confusione ha preso il sopravvento – ha affermato Frantz Elde, commissario
di polizia – e nemmeno noi sappiamo con esattezza se i minorenni rapiti siano
quindici, sedici o ventidue. Questi rapimenti stanno minando la già traballante
società haitiana”.
Dello stesso avviso il giornalista Francesco Fantoli che si pone anche delle
domande. “Non è la prima volta che si sente parlare di rapimenti di minorenni.
Chi li rapisce sa benissimo che mettendo in mezzo i bambini avrà una pubblicità
maggiore. Il problema è capire chi fomenta questo tipo di delinquenza e chi riesce
a finanziare l’acquisto di armi e le operazioni di sequestro. In città qualche
ipotesi è già stata fatta ma senza prove è meglio non dire nulla”.
Alessandro Grandi