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Il morale dei soldati statunitensi in Iraq e sempre più basso, e tutta la forza
del disappunto che corre tra le truppe si è vista mercoledì 8 dicembre, quando
il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld è stato contestato dagli stessi militari.
Alcuni si lamentano dello scarso equipaggiamento con cui vengono mandati in azione,
altri delle bugie sulle armi di distruzione di massa, altri ancora degli stipendi
bassi in relazione a quanto percepiscono i contractors privati. E poi ci sono quelli che vengono fatti rimanere in Iraq più del previsto,
perché Washington non vuole indebolire la presenza americana sul territorio in
un momento così critico. Una politica che scontenta le truppe, ma che fino a qualche
giorno fa non era ancora stata contestata formalmente. Ora non è più così.
Un soldato vero. Qualls non è un pacifista. E’ un trentacinquenne dell’Arkansas che è stato in
servizio
attivo nell’esercito dal 1986 al 1990, e ha terminato il suo periodo da riservista
nel 1994. E’ ritornato nell’esercito approfittando del programma “Try One” (“provane uno”), destinato ai veterani disposti a vestire l’uniforme per dodici
mesi nella speranza di una promozione. Nel luglio 2003 Qualls ha ripreso il servizio
nella Guardia Nazionale, e nel marzo di quest’anno è stato mandato in Iraq, venti
chilometri a nord di Baghdad, alla base di Taji. La stessa verso cui, lo scorso
ottobre, diciotto soldati si rifiutarono di portare il loro convoglio, sostenendo
che
sarebbe stato un suicidio. Dall’inizio della guerra, la base è stata attaccata
più volte con autobombe, razzi e colpi di mortaio.
Contenimento delle perdite. Questa politica di prolungamento del servizio, chiamata “stop-loss”, non è una novità. E’ stata introdotta in occasione della prima guerra del
Golfo, ed è motivata dal Pentagono con il proposito di mantenere alta l’esperienza
delle truppe in un ambiente difficile. “Se qualcuno vicino a te è un novizio,
può essere pericoloso”, ha dichiarato il tenente colonnello Pamela Hart, una portavoce
dell’esercito. “In questo modo, le unità vengono dispiegate assieme, si addestrano
assieme, combattono assieme e tornano a casa assieme”.Ritorno in Iraq. David Qualls a casa c’era tornato in licenza per il giorno del Ringraziamento. Dopo mesi di lontananza ha rivisto sua moglie e sua figlia, che senza di lui non se la passano per niente bene: il reddito mensile è calato dell’80 per cento, la moglie non riesce a pagare le rate del mutuo. Intentando la causa, Qualls sperava di non dover tornare in Iraq il 12 dicembre, quando scadeva la sua licenza. Ma il giudice federale Royce Lamberth, che si è pronunciato lo scorso giovedì, non ha accettato la sua richiesta. Il procedimento andrà avanti e si vedrà quale sarà la conclusione, ma intanto oggi il soldato David W. Qualls sta già sull’aereo diretto a Baghdad. E soprattutto, non sa più neanche quando potrà tornare a casa.
Alessandro Ursic