18/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Al via il processo contro i paramilitari che hanno scelto di deporre le armi
I paramilitari dell’Autodifesa unita della Colombia – formazione illegale di estrema destra che da decenni mette a ferro e fuoco il paese nella sua guerra contro Farc ed Eln - che hanno deciso di deporre le armi e aderire all’appello del governo, lanciato con la legge Giustizia e Pace di un anno e mezzo fa, hanno cominciato a sfilare davanti alla giustizia per confessare i propri crimini e iniziare a pagare una riparazione ai parenti delle vittime.
Si tratta di un processo senza precedenti, nonostante la reticenza di molti, l'assenza di alcuni dei leader e le critiche di  molti analisti, che da sempre vedono con sospetto l’intera manovra promossa dal presidente Alvaro Uribe. Il dubbio è che la smobilitazione altro non sia che un pretesto per lasciare impuniti i colpevoli di crimini di guerra e lesa umanità, ripulire loro la fedina penale e farli rientrare dalla porta principale con un colpo di spugna.
 
 
Vittime disperatePer molti ma non per tutti. Per 2700 paramilitari, sui trentamila circa che compongono le Auc, si è comunque aperto un procedimento che farà luce sulla vera natura della politica del presidente. E' il momento della verità: il modo nel quale si svolgeranno le udienze e le relative sentenze faranno chiarezza sulla tanto criticata smobilitazione. Intanto, lascia pensare il fatto che pochi giorni fa un decreto governativo abbia stabilito l’indulto per tutti coloro che non saranno dichiarati colpevoli di crimini contro l’umanità e che hanno deposto le armi prima che la Corte Costituzionale dichiarasse incostituzionale l’articolo della Legge Giustizia e Pace che sminuisce a delitto politico il paramilitarismo.
 
 
Paramilitari che consegnano le armiIl primo di tanti. Il primo paramilitare a presentarsi davanti ai giudici è stato Willson Salazar Carrascal, alias 'El Loro', 32 anni, accusato di essere a capo dei 50 paras che il 29 dicembre 2000 entrarono in due quartieri popolari di El Carmen de Bolivar, uccisero quattro persone e ne fecero sparire una quinta. Ad accusarlo due testimoni oculari, che si salvarono dalla mattanza nascondendosi in due cisterne piene d’acqua.
‘El Loro’ si è presentato con sei ore di ritardo e ha raccontato la sua versione in una stanza differente dall’aula dove sedevano le vittime, separate da undici piani e da decine di soldati armati fino ai denti. A collegarli, telecamere a circuito chiuso. Una precauzione che non vede d’accordo molti difensori delle vittime, che vorrebbero dare la possibilità ai loro assistiti di guardare in faccia il carnefice mentre esercitano il diritto loro concesso di porgli tutte le domande che vogliono.
 
Paramilitare delle AucMinacce e intrighi. Tanti i dubbi, dunque, primo fra tutti la solidità delle prove in mano alle procure. I paramilitari accusati sono obbligati a confessare tutta la verità: se la procura ha le prove di fatti poi non dichiarati dall’imputato, questi perde ogni beneficio garantito dalla speciale legge. E si tratta di benefici realmente tali, come pene scontatissime: otto anni per delitti che ne prevedrebbero 40. La paura, però, è che i paras siano preventivamente a conoscenza delle prove in mano ai giudici e che quindi si regolino di conseguenza, a discapito della verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. E dato che la riparazione sarà solo in proporzione alla colpa provata, la gente che ha subito vessazioni di ogni genere da queste bande armate non spera certo di ottenere granché.
Il tutto è reso ancor più torbido dalle minacce, le sparizioni e gli omicidi di testimoni chiave. La Commissione per la riparazione, la cui missione è proteggere le vedove, gli orfani e gli sfollati per mano delle Auc, ha denunciato già molti casi, improntati a chiudere la bocca a chi ha deciso di deporre.
Situazione complessa, dunque, che peggiora non appena si tenta di contestualizzarla: il paese è sconvolto da uno dei peggiori scandali degli ultimi anni. Sono stati ventilati a più riprese vincoli molto stretti fra politici e paramilitari, infiltrati in molte istituzioni statali. È di questa settimana la comparizione davanti alla Corte Suprema e alla Procura di deputati ed ex funzionari del governo di Alvaro Uribe, accusati di collisione con le Auc. Per il momento, sono stati arrestati in tre.
 
Le guerra continua. E intanto lo Stato Maggiore del Fronte 53 delle Farc-Ep fa sapere che alcuni suoi commandos hanno abbattuto i tre tralicci elettrici nei villaggi Algodones de Gachalá e San Antonio de Medina, nel dipartimento di Cundinamarca, generando un black out estesosi in vari dipartimenti e in una buona parte della capitale. Un segno, l’ennesimo assieme ai morti che si contano ogni settimana, di un conflitto interno ben lontano dall’essersi attenuato.
 
Stella Spinelli
 
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