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Scuola gratuita. Gli studenti saranno esentati dal pagamento delle tasse scolastiche per tutti
i nove anni della durata della loro istruzione obbligatoria. Il progetto avrà
un costo di quasi 2 miliardi di dollari all’anno, circa 18 dollari per ogni bambino,
ma non saranno comunque inclusi i figli di quelle famiglie che da una provincia
rurale sono emigrati verso le grandi città, quasi 50 milioni di giovani. “Si tratta
di nuova politica atta a ridurre l’onere fiscale dei contadini e degli allevatori”,
ha comunicato oggi il quotidiano di stato China Daily. Nella pratica, rendendo
gratuita l’educazione scolastica dai 6 ai 15 anni, il governo centrale andrà a
nuocere al bilancio delle autorità locali e le scuole saranno quindi costrette
ad applicare tasse extra. Paradossalmente, il nuovo provvedimento potrebbe addirittura
far peggiorare la situazione delle famiglie più povere. Con un reddito che nel
2004, secondo l’Ufficio centrale di Statistica cinese, si attestava sui 2,936
yuan annui (367 dollari), potrebbe diventare troppo caro per una famiglia di contadini
mandare a scuola il proprio bambino.
La situazione nelle campagne. Vivere in una zona rurale in Cina spesso significa vivere con meno di un dollaro
al giorno. Le rivolte contadine che stanno interessando tutto il Paese si possono
ormai contare nell’ordine di migliaia e sono sinonimo di un malessere diffuso.
Troppo spesso a contadini e allevatori vengono espropriate per pochi soldi le
terre da amministratori locali corrotti. A prescindere da questi avvenimenti,
il panorama attuale è comunque costellato da enormi problemi. Stando a recenti
statistiche, nelle campagne il tasso di disoccupazione si attesterebbe attorno
al 20%-30%, un surplus di manodopera che non può essere assorbito dalle zone urbane
del Paese, dove la disoccupazione è dell’8% e più di 14 milioni di persone vivono
sotto la soglia di sussistenza. Non deve quindi stupire se i figli di coloro che
dalle campagne vogliono andare a vivere nelle città (93 milioni nel 2003) non
possono usufruire della riforma scolastica. A settembre Human Rights Watch ha
denunciato la chiusura da parte della municipalità di Pechino di oltre 50 scuole
private per i figli di migranti. Secondo la Ong, si tratterebbe di un tentativo
di “scoraggiare” i lavoratori provenienti da altre parti della Cina a risiedere
nella capitale durante le Olimpiadi.
Fortunati i cittadini. Mingong chao, contadini-lavoratori, è il nome dato al grande flusso di persone che ogni giorno
si sposta verso le città. In media, uomini dai 25 ai 35 anni di età, spesso non
sposati e con un livello di istruzione pari a quello della nostra scuola media
inferiore. Senza il documento di residenza sono considerati alla stregua di immigranti
irregolari, cittadini di seconda categoria che non possono avere accesso agli
stessi servizi previsti per il resto della popolazione urbana: possono ricevere
assistenza negli ospedali solo dietro pagamento di cifre che equivalgono a due
mesi di lavoro. Anche se la scuola sarà gratuita per i bambini delle campagne,
nascere in città significa avere maggiori diritti. Si può frequentare più facilmente
l’università, si hanno maggiori possibilità di trovare lavoro e di frequentare
le scuole migliori. Chi nasce in campagna rimane destinato a essere contadino
come i suoi antenati a meno che non superi i difficili esami di accesso all’università,
che si tengono una volta all’anno e ai quali i cinesi possono partecipare solo
una volta nella vita.