
Il governo algerino, guidato dal Presidente Abdelaziz Bouteflika, ha istituito
una commissione d’inchiesta per far luce sulla sorte di 7mila prigionieri catturati
dalle forze speciali algerine, durante il conflitto che, negli anni ‘90, ha visto
contrapposti i fondamentalisti islamici del Fis e la giunta militare.
Il mandato dell’organo d’indagine voluto da Bouteflika, con un decreto governativo
emanato a novembre di quest’anno, si riferisce alla verifica di eventuali responsabilità
delle istituzioni di Algeri nella sparizione di cittadini algerini, la tutela
delle famiglie delle vittime e una decisione in merito ai risarcimenti per i familiari
degli scomparsi.
“La commissione statale d’inchiesta del governo algerino sulle persone scomparse
durante la guerra civile è la benvenuta, ma deve avere reali poteri d’indagine
che la rendano credibile ed efficace.” A sostenerlo è Human Rights Watch (Hrw)
in un rapporto pubblicato ieri, 4 dicembre 2003.
Già nel settembre 2003, Boutleflika, aveva promesso di fare chiarezza su un
periodo buio della repubblica, ma alla fine si è giunti fino a dicembre.
Hrw sottolinea che “l’iniziativa è lodevole, ma non sufficiente: è necessario
stabilire le responsabilità di queste sparizioni, punire i colpevoli e indennizzare
le famiglie.”
Questa commissione è un altro passo del percorso che ha caratterizzato la presidenza
di Buotleflika, al governo dal 1999. La sua politica di pacificazione nazionale
è servita per far deporre le armi al Fis, ma non agli integralisti islamici più
estremi.
Il Ramadan, appena terminato, è stato insanguinato da scontri e violenze tra
le forze governative e gli integralisti del Gruppo Salafita per la Predicazione
ed il Combattimento (GSPC) e del Gruppo Islamico Armato (GIA).
I morti, secondo la stampa araba, sarebbero almeno novanta.
Dopo un periodo di relativa calma, gli attacchi dei fondamentalisti sono ripresi
a settembre di quest’anno e il governo ha deciso di usare il pugno di ferro con
i terroristi.
Amnesty International, nel suo rapporto 2003 sull’Algeria, ha denunciato i metodi
illegali utilizzati dalle forze speciali per combattere il terrorismo e chiunque
critichi il governo. Secondo l’organizzazione internazionale che si batte per
la tutela dei diritti dell’uomo, la tortura e le detenzioni illegali sarebbero
largamente utilizzate dalle forze dell’ordine.
Reporters sans Frontière ha spesso denunciato le violazioni della libertà di
stampa in Algeria e l’incarcerazione di giornalisti critici verso il governo e
di esponenti di associazioni per la difesa dei diritti umani, come il dottor Slaheddine
Sidhoum, arrestato nell’ottobre 2003 perché accusato di essere vicino ai gruppi
terroristici e rilasciato quindici giorni dopo per le pressioni internazionali
di varie organizzazioni per i diritti umani.