Il governo premia con una medaglia i Caschi Blu che a Srebrenica non impedirono il genocidio
Scritto per noi
da Barbara Romagnoli
Il governo olandese insignisce i militari che non impedirono l'eccidio di Srebrenica
con medaglie al valore. Davanti alla Frisokzerne di Assen, luogo della cerimonia,
decine di persone manifestano leggendo ad alta voce tutti i nomi delle 8 mila
vittime.
Uccisi due volte. La pioggia battente non li ha spostati di un centimetro. Sono rimasti fermi
a reggere il loro striscione, lungo una cinquantina di metri, con su scritti tutti
i nomi delle vittime di Srebrenica: 8.106 morti, almeno quelli accertati, tutti
musulmani bosniaci uccisi dalle milizie serbo-bosniace guidate, tra gli altri,
da Ratko Mladic, ancora latitante e impunito per i crimini commessi. Poco distanti
alcune donne reggevano uno striscione più piccolo con su scritto “La nostra vita
era nelle vostre mani - Srebrenica è in lutto! - Nessuna medaglia per Duchbat
III!". Lo scorso 4 dicembre ad Assen, cittadina nel nord dell’Olanda, in maniera
silenziosa e pacifica decine di persone hanno manifestato davanti alla Frisokazerne,
dove era in corso la cerimonia di “premiazione” dei soldati olandesi che come
caschi blu dell’Onu nel luglio del ‘95 avrebbero dovuto proteggere la popolazione
bosniaca.
Corresponsabilità olandese. All’iniziativa, promossa dall'Associazione per i Popoli Minacciati (Apm), hanno
partecipato molti bosniaci che da oltre dieci anni vivono in Olanda e Germania
e un gruppo, soprattutto i più anziani, arrivato direttamente dalla Bosnia, per
manifestare il loro sdegno e la loro rabbia difronte alla iniziativa del governo
olandese. Infatti, come sottolineano i promotori dell’iniziativa in una lettera
aperta al primo ministro Balkenende e al ministro della Difesa Kamp (entrambi
dimissionari e in attesa del nuovo governo): “il battaglione Dutchbat III è corresponsabile
di quella tragedia. I soldati olandesi hanno semplicemente lasciato campo libero
alle truppe serbe in arrivo, senza neanche aver sparato un solo colpo. Non solo,
nei giorni precedenti avevano disarmato tutti coloro che si erano posti a difesa
della città, ma non hanno nemmeno tentato di fare altrettanto con le famigerate
formazioni assassine delle ‘Tigri bianche’ di Arkan, delle ‘Acquile nere’ di Mladic
e delle unità dell'esercito jugoslavo. Secondo Medici senza frontiere, i soldati
olandesi si sono addirittura rifiutati di occuparsi dei Bosniaci feriti o malati”.
Salvare l'onore perduto. Quello che è successo undici anni fa a Srebrenica è ormai noto a tutti, il Tribunale
internazionale dell’Aja per la ex Jugoslavia lo ha definito un genocidio. Allora
perchè decorare soldati che avrebbero dovuto difendere la popolazione inerme e
che invece non hanno fatto nulla perchè il peggio accadesse? La domanda se la
sono fatta in molti, anche tra gli olandesi, ma le risposte non sono state molto
confortanti. Il ministro Kamp nel decorare i circa cinquecento soldati della missione
a Srebrenica ha affermato, a nome del governo olandese, che i caschi blu dei Paesi
Bassi operarono in circostanze difficili e, soprattutto, sono stati per molto
tempo presentati con una “immagine sfavorevole”. La presunta diffamazione che
avrebbero subito i soldati e la necessità quindi di una loro riabilitazione nella
società, sembra essere il movente ufficiale di questo atto ma anche l’argomentazione
che convince maggiormente la stessa opinione pubblica olandese.
Dalla parte dei soldati. Il Volkskrant, giornale notoriamente progressista, il giorno della premiazione
ha dedicato una pagina intera al racconto dei militari, che da tempo ripetono
di sentirsi messi all’indice e che loro non potevano far nulla perchè non avevano
i mezzi per farlo. I media, che fino al giorno della premiazione, avevano tenuto
un basso profilo, il giorno stesso e nei giorni successivi, anche con dibattiti
in tv, hanno dato velocemente e sommariamente conto delle proteste dei bosniaci,
e tendenzialmente si sono occupati solo dei soldati. Alla domanda, se fosse giusta
o no questa medaglia, la risposta è stata spesso sì perchè non si possono incolpare
i singoli soldati. Anche nei forum e sondaggi on line, promossi da molte testate
giornalistiche, pochi sono stati gli olandesi che hanno gridato allo scandalo,
molti pensano che sia giusto riconoscere ai soldati il loro lavoro e soprattutto
che sia tempo di “riconciliazione”, quasi ad ammettere implicitamente che una
colpa comunque c’è.
Un comandante pavido. Poche le parole sulle vittime, su possibili progetti che il governo olandese
potrebbe attuare nei confronti dei sopravvisuti o sul chiedere conto delle responsabilità
dei vertici militari e del governo olandese.
Secondo l’Apm “resta la sensazione che con questo atto il governo olandese voglia
distogliere l'attenzione sulle proprie responsabilità visto che fu proprio il
governo olandese, e non l'Onu, a dare il comando dell'evacuazione dei caschi blu
olandesi, senza preoccuparsi minimamente delle migliaia di abitanti di Srebrenica,
affamati e disarmati. Il comandante olandese Thomas Karremans si scambiò regali
con Mladic e brindò insieme a lui alla vittoria serba, mentre il governo olandese
proibì a suoi soldati di parlare pubblicamente del genocidio avvenuto. Ogni tipo
di documentazione, fotografie e filmati furono sequestrati, Karremans fu promosso
e sparì negli Usa nel suo nuovo ruolo di addetto militare”. Ma si ha anche l’impressione
di un difetto di memoria collettiva, considerando che, all’indomani dell’inchiesta
parlamentare che nel 2002 accertò le responsabilità olandesi nel massacro di Srebrenica,
si dimise l’intero governo Kok.
C’è invece chi non riesce a dimenticare o rimuovere e vorrebbe giustizia: “Me
lo chiedo tutti i giorni e ancora non riesco a darmi una spiegazione”, racconta
Mirjana, che vive da 14 anni in Olanda e ha perso dei familiari del marito a Srebrenica,
“non riesco a capire come ciò sia potuto accadere perchè noi mangiavamo e lavoramo
assieme ai serbi. Io sono venuta via allo scoppio della guerra ma c’è chi è restato
e ha perso tutto”.
Un fondo umanitario. Proprio a Sarajevo, sempre il 4 dicembre, la presidenza tripartita bosniaca
ha presentato una nota di protesta all'ambasciatore dei Paesi Bassi in Bosnia
mentre le madri dell’associazione “Madri di Srebrenica e Zepa', che hanno sporto
già denuncia, alla giustizia olandese, contro il governo e il ministero della
Difesa olandesi sono in attesa dell’udienza, che avrebbe dovuto svolgersi in questi
giorni e invece è stata rinviata al prossimo febbraio. La premiazione invece non
è stata rimandata, e forse non per caso è stata organizzata proprio in queste
settimane di transizione della politica olandese, che presa dalla formazione del
nuovo governo non ha rilasciato significative dichiarazioni. Un silenzio pesante
che è stato interrotto nel sit-in ad Assen da una lunga e commovente litania:
uno per uno sono stati letti tutti i nomi delle vittime. I pochi soldati olandesi
che erano nei paraggi della manifestazione non hanno battuto ciglio. Forse però
qualche colpo potrebbe batterlo la comunità internazionale e la comunità europea,
chiedendo, come suggerisce l’Apm nella lettera aperta alle autorità olandesi,
che il governo olandese porga finalmente le sue scuse ufficiali ai sopravvissuti
di Srebrenica, istituisca un fondo umanitario destinato alle madri e donne sopravvissute
e avvii un programma internazionale per la ricostruzione di Srebrenica.