15/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo premia con una medaglia i Caschi Blu che a Srebrenica non impedirono il genocidio
Scritto per noi
da Barbara Romagnoli
 
 
Il governo olandese insignisce i militari che non impedirono l'eccidio di Srebrenica con medaglie al valore. Davanti alla Frisokzerne di Assen, luogo della cerimonia, decine di persone manifestano leggendo ad alta voce tutti i nomi delle 8 mila vittime.
 
Appuntamento del disonoreUccisi due volte. La pioggia battente non li ha spostati di un centimetro. Sono rimasti fermi a reggere il loro striscione, lungo una cinquantina di metri, con su scritti tutti i nomi delle vittime di Srebrenica: 8.106 morti, almeno quelli accertati, tutti musulmani bosniaci uccisi dalle milizie serbo-bosniace guidate, tra gli altri, da Ratko Mladic, ancora latitante e impunito per i crimini commessi. Poco distanti alcune donne reggevano uno striscione più piccolo con su scritto “La nostra vita era nelle vostre mani - Srebrenica è in lutto! - Nessuna medaglia per Duchbat III!". Lo scorso 4 dicembre ad Assen, cittadina nel nord dell’Olanda, in maniera silenziosa e pacifica decine di persone hanno manifestato davanti alla Frisokazerne, dove era in corso la cerimonia di “premiazione” dei soldati olandesi che come caschi blu dell’Onu nel luglio del ‘95 avrebbero dovuto proteggere la popolazione bosniaca.
 
Prima del genocidioCorresponsabilità olandese. All’iniziativa, promossa dall'Associazione per i Popoli Minacciati (Apm), hanno partecipato molti bosniaci che da oltre dieci anni vivono in Olanda e Germania e un gruppo, soprattutto i più anziani, arrivato direttamente dalla Bosnia, per manifestare il loro sdegno e la loro rabbia difronte alla iniziativa del governo olandese. Infatti, come sottolineano i promotori dell’iniziativa in una lettera aperta al primo ministro Balkenende e al ministro della Difesa Kamp (entrambi dimissionari e in attesa del nuovo governo): “il battaglione Dutchbat III è corresponsabile di quella tragedia. I soldati olandesi hanno semplicemente lasciato campo libero alle truppe serbe in arrivo, senza neanche aver sparato un solo colpo. Non solo, nei giorni precedenti avevano disarmato tutti coloro che si erano posti a difesa della città, ma non hanno nemmeno tentato di fare altrettanto con le famigerate formazioni assassine delle ‘Tigri bianche’ di Arkan, delle ‘Acquile nere’ di Mladic e delle unità dell'esercito jugoslavo. Secondo Medici senza frontiere, i soldati olandesi si sono addirittura rifiutati di occuparsi dei Bosniaci feriti o malati”.
 
Fossa comune a SrebrenicaSalvare l'onore perduto. Quello che è successo undici anni fa a Srebrenica è ormai noto a tutti, il Tribunale internazionale dell’Aja per la ex Jugoslavia lo ha definito un genocidio. Allora perchè decorare soldati che avrebbero dovuto difendere la popolazione inerme e che invece non hanno fatto nulla perchè il peggio accadesse? La domanda se la sono fatta in molti, anche tra gli olandesi, ma le risposte non sono state molto confortanti. Il ministro Kamp nel decorare i circa cinquecento soldati della missione a Srebrenica ha affermato, a nome del governo olandese, che i caschi blu dei Paesi Bassi operarono in circostanze difficili e, soprattutto, sono stati per molto tempo presentati con una “immagine sfavorevole”. La presunta diffamazione che avrebbero subito i soldati e la necessità quindi di una loro riabilitazione nella società, sembra essere il movente ufficiale di questo atto ma anche l’argomentazione che convince maggiormente la stessa opinione pubblica olandese.
 
Bare a PotocariDalla parte dei soldati. Il Volkskrant, giornale notoriamente progressista, il giorno della premiazione ha dedicato una pagina intera al racconto dei militari, che da tempo ripetono di sentirsi messi all’indice e che loro non potevano far nulla perchè non avevano i mezzi per farlo. I media, che fino al giorno della premiazione, avevano tenuto un basso profilo, il giorno stesso e nei giorni successivi, anche con dibattiti in tv, hanno dato velocemente e sommariamente conto delle proteste dei bosniaci, e tendenzialmente si sono occupati solo dei soldati. Alla domanda, se fosse giusta o no questa medaglia, la risposta è stata spesso sì perchè non si possono incolpare i singoli soldati. Anche nei forum e sondaggi on line, promossi da molte testate giornalistiche, pochi sono stati gli olandesi che hanno gridato allo scandalo, molti pensano che sia giusto riconoscere ai soldati il loro lavoro e soprattutto che sia tempo di “riconciliazione”, quasi ad ammettere implicitamente che una colpa comunque c’è.
Bambina bosniacaUn comandante pavido. Poche le parole sulle vittime, su possibili progetti che il governo olandese potrebbe attuare nei confronti dei sopravvisuti o sul chiedere conto delle responsabilità dei vertici militari e del governo olandese.
Secondo l’Apm “resta la sensazione che con questo atto il governo olandese voglia distogliere l'attenzione sulle proprie responsabilità visto che fu proprio il governo olandese, e non l'Onu, a dare il comando dell'evacuazione dei caschi blu olandesi, senza preoccuparsi minimamente delle migliaia di abitanti di Srebrenica, affamati e disarmati. Il comandante olandese Thomas Karremans si scambiò regali con Mladic e brindò insieme a lui alla vittoria serba, mentre il governo olandese proibì a suoi soldati di parlare pubblicamente del genocidio avvenuto. Ogni tipo di documentazione, fotografie e filmati furono sequestrati, Karremans fu promosso e sparì negli Usa nel suo nuovo ruolo di addetto militare”. Ma si ha anche l’impressione di un difetto di memoria collettiva, considerando che, all’indomani dell’inchiesta parlamentare che nel 2002 accertò le responsabilità olandesi nel massacro di Srebrenica, si dimise l’intero governo Kok.
C’è invece chi non riesce a dimenticare o rimuovere e vorrebbe giustizia: “Me lo chiedo tutti i giorni e ancora non riesco a darmi una spiegazione”, racconta Mirjana, che vive da 14 anni in Olanda e ha perso dei familiari del marito a Srebrenica, “non riesco a capire come ciò sia potuto accadere perchè noi mangiavamo e lavoramo assieme ai serbi. Io sono venuta via allo scoppio della guerra ma c’è chi è restato e ha perso tutto”.
Karremans brinda con MladicUn fondo umanitario. Proprio a Sarajevo, sempre il 4 dicembre, la presidenza tripartita bosniaca ha presentato una nota di protesta all'ambasciatore dei Paesi Bassi in Bosnia mentre le madri dell’associazione “Madri di Srebrenica e Zepa', che hanno sporto già denuncia, alla giustizia olandese, contro il governo e il ministero della Difesa olandesi sono in attesa dell’udienza, che avrebbe dovuto svolgersi in questi giorni e invece è stata rinviata al prossimo febbraio. La premiazione invece non è stata rimandata, e forse non per caso è stata organizzata proprio in queste settimane di transizione della politica olandese, che presa dalla formazione del nuovo governo non ha rilasciato significative dichiarazioni. Un silenzio pesante che è stato interrotto nel sit-in ad Assen da una lunga e commovente litania: uno per uno sono stati letti tutti i nomi delle vittime. I pochi soldati olandesi che erano nei paraggi della manifestazione non hanno battuto ciglio. Forse però qualche colpo potrebbe batterlo la comunità internazionale e la comunità europea, chiedendo, come suggerisce l’Apm nella lettera aperta alle autorità olandesi, che il governo olandese porga finalmente le sue scuse ufficiali ai sopravvissuti di Srebrenica, istituisca un fondo umanitario destinato alle madri e donne sopravvissute e avvii un programma internazionale per la ricostruzione di Srebrenica.