Il verdetto, atteso per 12 anni,
è arrivato oggi pomeriggio: Mengistu Haile Mariam, leader dell’Etiopia dal 1977
al 1991, è stato giudicato colpevole di genocidio, omicidio, sequestro di
persona e confisca illegale di proprietà dall’Alta Corte Federale che, entro il
28 dicembre renderà nota l’entità della pena. Mengistu è stato ritenuto
responsabile della morte di migliaia di persone, la maggior parte delle quali
uccisa durante gli anni 1977/78, nel periodo del cosiddetto Terrore Rosso.
Condanna. Mengistu è stato condannato sulla base di prove schiaccianti,
tra le quali testimonianze di sopravvissuti, ordini di esecuzione firmati dallo
stesso Mengistu e video di torture. Assieme a lui sono stati condannati altri
71 ufficiali del Derg, la giunta militare che guidò l’Etiopia dal 1977 dopo
aver rovesciato l’imperatore Haile Selassie. Solo 34 degli imputati si
trovavano però in tribunale: altri 14 sono morti nel corso del processo, mentre
25 sono stati condannati in contumacia. Tra questi lo stesso Mengistu, fuggito
nel 1991 in Zimbabwe, le cui autorità hanno garantito all’ex-leader etiope un
esilio dorato e lo status di rifugiato, respingendo le richieste di estradizione
presentate da Addis Abeba.
Repressioni. Nato nel 1937 presso Walayitta, Mengistu salì agli
onori delle cronache subito dopo la presa del potere da parte del Derg. Emerso
subito come il leader della giunta, Mengistu eliminò uno ad uno gli oppositori
all’interno del Derg, prima di dedicarsi a una sistematica repressione di
partiti e organizzazioni che non appoggiavano la politica della giunta
comunista etiope: si calcola che almeno 5 mila persone siano state torturate o
uccise arbitrariamente durante il Terrore Rosso, quando il Derg si trovò ad
affrontare le proteste studentesche e la ribellione di numerosi gruppi armati,
alcuni dei quali avevano in precedenza aiutato la giunta a rovesciare l’ormai
screditato imperatore Selassie. La Corte ha ritenuto Mengistu colpevole anche
della morte di quest’ultimo, perito in circostanze mai chiarite 11 mesi dopo
essere stato deposto: la vox populi
vuole che sia stato lo stesso Mengistu a strangolare Haile Selassie, un’accusa
che il leader del Derg ha sempre respinto assieme a quella di genocidio,
definito dallo stesso Mengistu “una lotta in difesa della rivoluzione”.
Responsabilità.
“Il risultato più importante del processo è il
messaggio mandato ai leader africani colpevoli di atrocità contro i loro
popoli: la giustizia vi seguirà per farvi rendere conto delle vostre azioni”,
dichiara a
PeaceReporter Peter
Takirambudde, direttore della sezione africana di
Human Rights Watch. “Il verdetto contro Mengistu, responsabile di
crimini orrendi, è un precedente importante in vista dei processi contro Charles
Taylor e Hisséne Habrè (ex-presidenti rispettivamente di Liberia e Ciad
accusati di crimini di guerra e contro l’umanità, ndr). E questo
indipendentemente dalle numerose pecche che il processo ha avuto”. Quella
contro i principali ufficiali del Derg è stata infatti solo una parte di un
processo ha visto imputate centinaia di persone, molte delle quali hanno atteso
anni prima di comparire in aula e, in parecchi casi, essere giudicate
innocenti. Anche se, viste le resistenze delle autorità dello Zimbabwe, difficilmente
Mengistu finirà in prigione, la condanna costituisce un importante punto fermo
nell’oscuro passato dell’Etiopia. Se non altro, da oggi, alle vittime scomparse
durante il regime comunista è stato reso un minimo di giustizia