12/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Chiuse le urne nelle repubbliche non riconosciute di Transnistria e Nagorno Karabakh
Domenica si sono aperte le urne in Nagorno Karabakh e in Transnistria. Entrambe le elezioni sono però riconosciute solo da chi le ha organizzate.
 
La Costituzione del Nagorno Karabakh. Nel 'Giardino nero di montagna' – questa la traduzione letterale di Nagorno Karabakh, piccola enclave armena e cristiana in territorio azero – si è svolto domenica un referendum per approvare la nuova Costituzione. La schiacciante maggioranza dei circa 90.000 elettori - il 98,6 percento, secondo i risultati preliminari - ha approvato il testo che definisce l'enclave uno “Stato sovrano”. L'Azerbaigian naturalmente non ha riconosciuto il voto, che non ha alcun valore legale, e il ministro degli Esteri, Elmar Mammadyarov, ha denunciato che il referendum potrebbe danneggiare il già fragile processo di risoluzione della disputa territoriale. Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno Karabakh ha causato, dal 1991 al 1994, oltre 30 mila morti e circa un milione di profughi e si è concluso con un cessate il fuoco, ma non con una vera pace. Il conflitto, da allora, è rimasto “congelato” ma pronto a riesplodere, e le violazioni della tregua sono aumentate, da entrambe le parti, nel corso degli ultimi anni. Armenia e Azerbaigian si sono incontrati all'inizio di dicembre a Minsk per una serie di colloqui sul futuro status della regione, colloqui che l'Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza europea (Osce) ha accolto positivamente. Anche se i rappresentanti dei due Stati si sono detti soddisfatti dei passi compiuti, nessuno è disposto però a cedere sulla futura forma di governo del Giardino nero di montagna: mentre l'Azerbaigian potrebbe concedere alla regione l'autogoverno, ma solo all'interno dei proprio confini, l'Armenia non transige sull'autodeterminazione del territorio del Nagorno Karabakh. E i negoziati rimangono in stallo.

Le presidenziali in Transnistria. Domenica si è votato anche nell'autoproclamata repubblica sovietica di Transnistria, una sottile striscia di territorio moldavo che si estende tra il confine ucraino e la riva orientale del fiume Dniester. Alle urne quasi 400.000 elettori, per eleggere il presidente di uno Stato che non è riconosciuto da nessuno a livello internazionale. I primi risultati danno vincitore - con l'82 percento dei voti - l'attuale padre padrone della Transnistria, Igor Smirnov, che si avvierebbe così verso il quarto mandato consecutivo. La Transnistria si è separata dalla Moldova nel 1992, e nello scorso settembre ha tenuto un referendum per confermare “l’indipendenza” e la volontà di unire il proprio territorio alla Federazione Russa. Fu un plebiscito per l'indipendenza, ma nessuno ha riconosciuto il voto. Solo Mosca si era detta favorevole allo strumento referendario per risolvere alcune delle dispute territoriali nella "polveriera" caucasica. Il presidente Smirnov, grazie al voto di domenica scorsa, potrà rinsaldare il proprio regime e continuare a fare affari. Soprattutto nel commercio delle armi: questa piccola striscia di terra, infatti, secondo alcuni osservatori è il più grande mercato nero di armi del mondo.

Cecilia Strada

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