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La
Costituzione del Nagorno Karabakh. Nel
'Giardino nero di montagna' – questa la traduzione letterale di
Nagorno Karabakh, piccola enclave armena e cristiana in territorio
azero – si è svolto domenica un referendum per approvare la
nuova Costituzione. La schiacciante maggioranza dei circa 90.000
elettori - il 98,6 percento, secondo i risultati preliminari - ha
approvato il testo che definisce l'enclave uno “Stato sovrano”.
L'Azerbaigian naturalmente non ha riconosciuto il voto, che non ha
alcun valore legale, e il ministro degli Esteri, Elmar
Mammadyarov, ha denunciato
che il referendum potrebbe danneggiare il già fragile processo
di risoluzione della disputa territoriale. Il conflitto tra Armenia e
Azerbaigian per il controllo del Nagorno Karabakh ha causato, dal
1991 al 1994, oltre 30 mila morti e circa un milione di
profughi e si è concluso con un cessate il fuoco, ma non con
una vera pace. Il conflitto, da allora, è rimasto “congelato”
ma pronto a riesplodere, e le violazioni della tregua sono aumentate,
da entrambe le parti, nel corso degli ultimi anni. Armenia e
Azerbaigian si sono incontrati all'inizio di dicembre a Minsk per una
serie di colloqui sul futuro status della regione, colloqui che
l'Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza europea (Osce) ha
accolto positivamente. Anche se i rappresentanti dei due Stati si
sono detti soddisfatti dei passi compiuti, nessuno è disposto
però a cedere sulla futura forma di governo del Giardino nero
di montagna: mentre l'Azerbaigian potrebbe concedere alla regione
l'autogoverno, ma solo all'interno dei proprio confini, l'Armenia non
transige sull'autodeterminazione del territorio del Nagorno
Karabakh. E i negoziati rimangono in stallo.
Le presidenziali in Transnistria.
Domenica si è votato
anche nell'autoproclamata repubblica sovietica di Transnistria, una
sottile striscia di territorio moldavo che si estende tra il confine
ucraino e la riva orientale del fiume Dniester. Alle urne quasi
400.000 elettori, per eleggere il presidente di uno Stato che non è
riconosciuto da nessuno a livello internazionale. I primi risultati
danno vincitore - con l'82 percento dei voti - l'attuale padre
padrone della Transnistria, Igor Smirnov, che si avvierebbe così
verso il quarto mandato consecutivo. La Transnistria si è
separata dalla Moldova nel 1992, e nello scorso settembre ha tenuto
un referendum per confermare “l’indipendenza” e la
volontà di unire il proprio territorio alla Federazione Russa.
Fu un plebiscito per l'indipendenza, ma nessuno ha riconosciuto il
voto. Solo Mosca si era detta favorevole allo strumento referendario
per risolvere alcune delle dispute territoriali nella "polveriera" caucasica.
Il
presidente Smirnov, grazie al voto di domenica scorsa, potrà
rinsaldare il proprio regime e continuare a fare affari. Soprattutto
nel commercio delle armi: questa piccola striscia di
terra, infatti, secondo alcuni osservatori è il più
grande mercato nero di armi del mondo.Cecilia Strada