Gli Usa approvano il trattato di cooperazione nucleare con l'India. Manca solo la firma di Bush
Creando un precedente in materia di proliferazione nucleare che molti analisti
giudicano pericoloso e controproducente, il Congresso statunitense ha approvato
sabato un accordo nucleare con l’India già raggiunto tra i due paesi nel corso
di quest’anno. Washington fornirà a Nuova Delhi combustibile nucleare in cambio
dell’impegno di aprire alle ispezioni 14 centrali nucleari indiane a uso civile
(ma non le otto a uso militare). Affinchè l’intesa diventi legge, negli Usa manca
solo la firma del presidente George W. Bush, mentre in India il primo ministro
Manhomah Singh ha di fronte in Parlamento un’opposizione che giudica il patto
umiliante per il paese. Ma è molto probabile che l’accordo, alla fine, entri in
vigore. Con conseguenze sulla situazione geopolitica in Asia e sul futuro del
nucleare.
Accordo storico. L’intesa tra Washington e Nuova Delhi è storica sotto molti punti di vista.
Sancisce il cambio di atteggiamento statunitense verso l’India, paese nell’orbita
sovietica durante la Guerra fredda ma su cui ora Washington punta in funzione
di contenimento del gigante Cina. In materia nucleare, pone fine all’irrigidimento
degli Usa verso Nuova Delhi dopo che l’India si dotò dell’arma atomica, scegliendo
di rimanere fuori dal Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp, al pari di
Pakistan e Israele). Dal punto di vista energetico, potenzia un’India sempre più
assetata di energia (ma povera di risorse, a parte il carbone), fornendole le
condizioni per una crescita esponenziale nei prossimi anni. “L’approvazione bipartisan
della legge”, ha detto Bush anticipando la sua firma, “rafforzerà la relazione
strategica tra l’America e l’India, garantendo preziosi benefici a entrambi i
paesi”.
La questione del nucleare. Oggi l’India dispone di una cinquantina di testate nucleari, che programma di
portare a qualche centinaio nel giro di qualche anno. Non essendo vincolata dal
Trattato di non proliferazione nucleare (che limita a Usa, Russia, Cina, Francia
e Gran Bretagna il diritto di possedere armi atomiche), Nuova Delhi non deve rispondere
a nessuno se vuole potenziare il suo arsenale. Ma l’accordo con gli Usa è arrivato
in un periodo in cui la questione del nucleare è al centro di una crisi diplomatica
con l’Iran e la Corea del Nord. Il paese degli ayatollah – firmatario del Tnp
– dichiara di voler sviluppare il nucleare a uso civile, ma le resistenze mostrate
negli anni nel collaborare con gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia
atomica (Aiea) inducono gli Usa e gran parte della comunità internazionale a sospettare
che le intenzioni di Teheran non siano totalmente pacifiche. La Corea del Nord,
dopo essersi unilateralmente tirata fuori dal Tnp, ha fatto esplodere pochi mesi
fa la sua prima bomba atomica. Con entrambi i paesi, Washington ha minacciato
sanzioni non solo diplomatiche.
Le polemiche. Scendendo a patti e anzi favorendo l’India per un nucleare a usi civili, come
faranno gli Usa a essere credibili quando punteranno i piedi contro gli strappi
di Teheran e Pyongyang?, si chiedono i critici dell’accordo, secondo i quali Washington
perderebbe così la sua “autorità morale”. Tanto più che i confini tra civile e
militare sono labili, e i reattori indiani a uso militare rimarranno chiusi alle
ispezioni. Il primo ordigno atomico indiano “fu messo insieme usando tecnologie
e materiali inizialmente per uso civile”, ha ricordato l’
Economist in un editoriale dove il settimanale ribadisce la sua contrarierà al trattato.
Che deve ancora ricevere l’approvazione dell’Aiea e del “Gruppo dei paesi fornitori”,
l’organo di 45 membri formato nel 1975, proprio in risposta ai test atomici condotti
dall’India.