
“E’ un’amara allegria. Che brutto gioire per la morte di
qualcuno. Eppure da un lato è ciò che sento, mentre dall’altro mi rattrista che
il dittatore non abbia pagato con un giorno di carcere tutti i crimini
commessi. Ed è avvilente vedere quanta gente è disposta a difendere il suo
nome. Come possono non vedere che ha seminato morte e ruberie. Mi sconcerta che
tanti miei concittadini stiano dalla sua parte e che altri si siano allontanati
da lui solo
per convenienza politica. Sarà una settimana piena di notizie superflue e
sensazioni varie. Ma Pinochet è morto”.
Questa l’opinione di Mañungo, uno dei
tanti cileni che ha affidato ai blog le sue sensazioni, i suoi sentimenti nelle
prime ore dalla morte dell’ex dittatore cileno, Augusto Pinochet (1973-1990),
deceduto domenica dieci dicembre nell’ospedale militare di Santiago. Aveva 91
anni.
Un mezzo, quello dei blog, dove
le due anime di un paese
profondamente diviso sulla figura del dittatore, e su quanto ha rappresentato
e
commesso, si possono confrontare senza inibizioni, né filtri. Leggendo i più
frequentati, si trovano le posizioni più estreme di chi lo odia e di chi lo
esalta, ma si incontrano anche coloro che stanno cercando con razionalità di
comprendere le ragioni dell’altro e digerire questa figura possente che ha
segnato il paese per sempre.
“Quanto è difficile confrontarsi faccia a faccia con i
pinochetisti – racconta Jorger – come possono non sentire rimorso vedendo tutto
quello che ha fatto quest’uomo, quanto ha ucciso e rubato. Si può dire,
riferendosi a tanti cileni, che tutto quello che ora possiedono loro e i loro
figli è quanto la dittatura ha tolto torturando e ammazzando altri cileni. Mi
rendo conto di quanto sia incredibilmente difficile far sì che qualcuno arrivi
a capire che sta appoggiando un assassino, ma capisco anche che, per tutti
loro, sia meglio continuare a vivere nell’ignoranza, perché se solo arriveranno
a rendersene conto, un giorno, non potranno che suicidarsi per la vergogna. E
io non mi rallegro per la morte di nessuno. So solo che adesso il Cile vive un
gran presente e si incammina verso un futuro promettente. I valori della
democrazia crescono giorno dopo giorno, e questa minoranza di ipnotizzati
pinochetisti diventa sempre meno importante”.
I due estremi. Veronica Rojas è invece di tutt’altro avviso. “Con tristezza
ho visto morire questo grande uomo. Vivrà sempre nei nostri cuori. Che la sua
famiglia mantenga la calma e
riceva l’affetto di tutti noi che saremo loro eternamente grati per
quest’uomo unico, grande e nostro”.
Fra i due estremi, c’è qualcuno che tenta, comunque, di
andare oltre. “Sono convinta che, dopo tanti crimini, non sia mai riuscito a
essere felice – commenta una cilena che si firma
Paz y nada mas – ho
l’impressione che una volta spenti i riflettori della vita pubblica, anche la
sua famiglia lo disprezzi, profondamente.
Quale figlio può ammirare un padre così? Se esiste una morale
della favola, può solo essere che il Cile ha imparato a non lasciare
che altri criminali della sua stazza restino impuniti. Intanto, mi sento molto
triste di appartenere a un paese che mantiene una legislazione manipolata da un
criminale che ha fatto di tutto pur di non essere giudicato per tutto ciò che
conosciamo anche troppo bene. Comunque sia, sono certa che noi cileni non
accetteremo mai più che le nostre vite e i nostri pensieri siano controllati da
chicchessia. Questa è la lezione che abbiamo imparato con la sua morte”.
Chi è il codardo? “Sono appena rientrato dalla Scuola Militare (dov’è
allestita la camera ardente per Pinochet) e nessuno ha commesso atti di
disturbo. Tutti erano calmi, composti nella loro tristezza. Niente a che vedere
con quanto è accaduto ieri in piazza Italia e alla Moneda”. A parlare è un
pinochetista che si firma
Grande mi general!. “Credo che sia comprensibile
che festeggino, però che abbiano un minimo di educazione e rispetto. Ho visto
cose vergognose, vandali scalmanati e i canali televisivi che celebravano ogni
cosa facessero, perfino i furti. E che dire di tutti i minorenni e i bambini
che hanno partecipato alle manifestazioni… per caso hanno vissuto la famosa
dittatura? No, quindi cosa ci facevano lì? Oggi abbiamo perso un grande. Molti
lo definiscono un codardo, ma credo che sia molto più codardo colui che non
affronta la rovina che lascia nel suo paese e si suicida.
Grazie oh mio generale, per aver liberato il paese!”.
Colpe indelebili. “Può anche darsi che abbia fatto cose buone per il Cile,
però è tutto macchiato di sangue. Questo è quanto lascia Pinochet. Un
lascito di sangue, odio, risentimento, morte, persone esiliate, gente che non
può ancora dormire a luci spente per i ricordi delle torture a cui è stata
sottoposta”. Cris prende le difese di Salvador Allende, il presidente
socialista rovesciato dal colpo di Stato di Pinochet, che fu trovato morto il
medesimo giorno del golpe nel palazzo presidenziale della Moneda. La versione
ufficiale lo dà suicida. “I pinochetisti danno del codardo ad Allende, ma chi
è
più codardo, chi ha attaccato gente indifesa o chi è morto cadendo per i suoi
ideali. Chiamano Pinochet il liberatore, ma si può essere liberatore quando si
è
colpevoli di repressione e omicidi? Quanti bambini ha lasciato senza genitori?
Quante madri sono rimaste senza figli? A quanti ha ucciso il fratello? Quanti
hanno dovuto sopportare vessazioni? Quante donne sono state violentate mentre
venivano torturate? Se qualcuno pensa che è così che si comporta un eroe della
patria…".
Poi aggiunge: "Pinochet ha attaccato i suoi concittadini. Perché tutti erano
cittadini, non solo quelli della sua stessa parte politica. Anche chi
apparteneva all’Unidad Popolar (la coalizione di Allende) era cileno, era parte
della patria, pagava le imposte con le quali poi venivano comprate le stesse
armi che lo hanno perseguitato, che lo hanno ucciso. Non mi rallegra la morte
di Pinochet, mi lascia indifferente. Era un assassino e un corrotto. Quanti
milioni ci ha rubato… soldi della sua preziosa patria. Una patria che ha
distrutto. Dopo di lui troppa gente vive con la paura. Quanta gente non si fida
più di quello che il governo di turno dice, quanti cileni sono apatici verso la
politica. Tutto questo dipende solo dalla brutale repressione che ha piegato il
Cile. Sì, Pinochet era un dittatore. Di più non so”.