11/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un reportage dalla grande manifestazione dell'opposizione libanese
scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
“Badna na’ish” (vogliamo vivere) recitano alcuni cartelli che da Hamra Street portano nel cuore di Down town, il centro della città, dal 1 dicembre scenario di un sit-in permanente, con più di 800 tende, organizzato dall’opposizione libanese, guidata da Hezbollah, che chiede le dimissioni del governo Siniora e nuove elezioni legislative.
 
manifestanti a beirutUn popolo in piazza. All’ingresso dell’Avenue Fouad Chehab, ponte che lega i quartieri di Hamra e di Ashrafiyye, e nella zona perimetrale del centro città, sono quasi 20mila i soldati dispiegati e appoggiati dai carri armati nuovi di zecca, della Renault, mentre il filo spinato protegge l’ambasciata britannica, il Serail (la sede del governo) , il palazzo dell’Onu e la tomba di Hariri. Nel mezzo una marea di bandiere rosse e bianche e, al grido “Siniora tala’barra”, (Siniora vattene), sono circa un milione e mezzo i libanesi che dalle due di pomeriggio sono accorsi in massa in Piazza dei Martiri e Piazza Riad al-Solh. Un milione e mezzo di persone, in un paese che conta poco meno di 5 milioni di abitanti. L’arancione, il giallo e il verde, rispettivamente i colori del Partito del generale cristiano Michael Aoun, di Hezbollah e dell’altro partito sciita, quello di Amal, aggiungono colore alla piazza mentre slogan e inni patriottici sono diffusi da altoparlanti, disseminati nel perimetro del centro città.  
 
beirutTra proteste e carri armati. Centinaia i minibus parcheggiati, molti quelli provenienti dal Sud, dal Monte Libano,  e dalla valle della Bekaa. “Come è arrivata la vittoria, arriverà il cambiamento”, si legge su uno dei cartelli. “Se il governo non si dimetterà allora bloccheremo l’aeroporto”, dice Hassan, 20 anni. “Quello che vogliamo è un governo per tutti, e un governo costituzionale”, ripete Ali. Il perimetro della Down Town è stato trasformato in un’area di festa, molte le donne con i bambini al seguito, molti i venditori ambulanti di caffè, sandiwich e gagdets. Molti gli uomini che, sdraiati su tappeti, fumano narghilé, ascoltando le parole del leader di  turno che compare sul palco o  allo schermo, per motivi di sicurezza, qualora si tratti di Nasrallah o Aoun. “Sono qui soltanto per un governo di unità nazionale e Nasrallah non permetterà un’altra guerra civile”, dice Ali, 26 anni.  Il generale Aoun, apparso alla folla vestito interamente di arancione ha dichiarato: “Il premier Siniora non merita di essere al governo nemmeno un’ora in più e chiediamo le dimissioni per poter organizzare nuove elezioni”. Intanto Beirut appare ogni giorno sempre più militarizzata e controllata: frequenti sono diventati i posti di blocco e il dispiegamento di carri armati e mezzi militari in ogni angolo della città, soprattutto in quelle strade dove si alternano, cosi come i suoi vicoli, musulmani sciiti e sunniti. La tensione sale e la gente ha paura, al di la di Down Town, Hamra è deserta oggi così come il Monot e altre strade che un tempo erano il centro della vita notturna della capitale libanese.