scritto per noi da
Erminia Calabrese
“Badna
na’ish” (vogliamo vivere) recitano alcuni cartelli che da Hamra Street portano
nel cuore di Down town, il centro della città, dal 1 dicembre scenario di un
sit-in permanente, con più di 800 tende, organizzato dall’opposizione libanese,
guidata da Hezbollah, che chiede le dimissioni del governo Siniora e nuove
elezioni legislative.
Un
popolo in piazza. All’ingresso
dell’Avenue Fouad Chehab, ponte che lega i quartieri di Hamra e di Ashrafiyye,
e nella zona perimetrale del centro città, sono quasi 20mila i soldati
dispiegati e appoggiati dai carri armati nuovi di zecca, della Renault, mentre
il filo spinato protegge l’ambasciata britannica, il Serail (la sede del
governo) , il palazzo dell’Onu e la tomba di Hariri. Nel mezzo una marea di
bandiere rosse e bianche e, al grido “Siniora tala’barra”, (Siniora vattene),
sono circa un milione e mezzo i libanesi che dalle due di pomeriggio sono
accorsi in massa in Piazza dei Martiri e Piazza Riad al-Solh. Un milione e
mezzo di persone, in un paese che conta poco meno di 5 milioni di abitanti.
L’arancione, il giallo e il verde, rispettivamente i colori del Partito del
generale cristiano Michael Aoun, di Hezbollah e dell’altro partito sciita,
quello di Amal, aggiungono colore alla piazza mentre slogan e inni patriottici
sono diffusi da altoparlanti, disseminati nel perimetro del centro città.
Tra proteste e carri armati. Centinaia i minibus parcheggiati, molti quelli
provenienti dal Sud, dal Monte Libano,
e dalla valle della Bekaa. “Come è arrivata la vittoria, arriverà il
cambiamento”, si legge su uno dei cartelli. “Se il governo non si dimetterà
allora bloccheremo l’aeroporto”, dice Hassan, 20 anni. “Quello che vogliamo è
un governo per tutti, e un governo costituzionale”, ripete Ali. Il perimetro
della Down Town è stato trasformato in un’area di festa, molte le donne con i
bambini al seguito, molti i venditori ambulanti di caffè, sandiwich e gagdets.
Molti gli uomini che, sdraiati su tappeti, fumano narghilé, ascoltando le parole
del leader di turno che compare sul
palco o allo schermo, per motivi di
sicurezza, qualora si tratti di Nasrallah o Aoun. “Sono qui soltanto per un
governo di unità nazionale e Nasrallah non permetterà un’altra guerra civile”,
dice Ali, 26 anni. Il generale Aoun,
apparso alla folla vestito interamente di arancione ha dichiarato: “Il premier
Siniora non merita di essere al governo nemmeno un’ora in più e chiediamo le
dimissioni per poter organizzare nuove elezioni”. Intanto Beirut appare ogni
giorno sempre più militarizzata e controllata: frequenti sono diventati i posti
di blocco e il dispiegamento di carri armati e mezzi militari in ogni angolo
della città, soprattutto in quelle strade dove si alternano, cosi come i suoi
vicoli, musulmani sciiti e sunniti. La tensione sale e la gente ha paura, al di
la di Down Town, Hamra è deserta oggi così come il Monot e altre strade che un
tempo erano il centro della vita notturna della capitale libanese.