La vita politica del dittatore sanguinario responsabile della morte di oltre tremila oppositori politici

Nato a Valparaiso il 25 novembre 1915, a diciotto anni entra nella Scuola Militare.
La sua è una brillante carriera, tanto che nel 1973 viene nominato dall’allora
presidente Salvador Allende comandante in capo delle forze armate, quale ricompensa
di un curriculum impeccabile a servizio dello Stato.
Sposato dal 1943 con Lucia Hiriart Rodriguez, diventa ben presto padre di cinque
figli.
Soltanto venti giorni dopo la nomina per mano del presidene della repubblica,
però, tradisce la fiducia del governo socialista e diventa colui che conduce il
colpo di Stato che costa la vita allo stesso Allende. E' l'11 settembre 1973.
I primi passi. I suoi primi provvedimenti sono premonitori del destino del paese: dichiara
fuori legge i partiti politici, chiude il parlamento e distrugge i registri elettorali.
Quindi crea la Direzione di Intelligenza Nazionale, la polizia repressiva che
sequestrerà, torturerà e farà sparire la maggior parte degli oppositori politici
di sinistra. Stime ufficiali parlano di oltre tremila morti, di cui 1192 desaperecidos, ma il conteggio reale è molto difficile da fare e le stime sono approssimate
per difetto.
Il dittatore. Nel 1974 si autoproclama presidente della repubblica, conservando il ruolo di
capo dell’esercito.
Nel 1978 mette insieme una consulta nazionale per rifiutare quella che definì
“l’aggressione internazionale” compiuta da quegli stati che, benché timidamente,
cominciarono ad accusarlo di violazione dei diritti umani.
Nel 1979 vengono alla luce i resti di 15 contadini sequestrati dalla polizia
segreta di Pinochet: è quella la prima volta che il dramma cileno della desaparecion diventa certezza.
Nel 1980 convoca un plebiscito per approvare una nuova Costituzione che ridisegna
a sua immagine e somiglianza il Cile. Il suo mandato diventa estendibile. Resta
in carica fino al 1989, impegnandosi a indire un referendum che decida se consegnare
o meno nuovamente il timone nelle sue mani.
Nel 1981 giura come presidente nel segno della nuova carta costituzionale approvata
dal popolo e nel 1983 si registrano le prime giornate di protesta contro il regime
militare, messe in atto dalla Centrale Unitaria dei lavoratori, principale organizzazione
sindacale cilena: a detta degli organizzatori, un milione di persone scendono
in piazza.
È del 1984, invece, il Trattato di pace e amicizia che Pinochet firma con l’Argentina,
dietro la mediazione di papa Giovanni Paolo II, che chiude una disputa territoriale
su tre isole.
Qualcosa cambia. Nell’86 scampa a un attentato ideato da un gruppo guerriglieri si sinistra.
Muoiono i cinque della scorta. L’anno dopo la Legge dei partiti politici stabilisce
un sistema di iscrizione elettorale e il Servizio Elettorale. Qualcosa sta avviandosi
a cambiare. Infatti, nel 1988, il plebiscito col quale chiedeva di estendere il
suo mandato presidenziale segna la vittoria del no e la sconfitta della dittatura.
Quindi vengono indette le elezioni, dopo diciassette anni di assenza, e il candidato
pinochetista perde. Viene eletto Patricio Aylwin, che diventa il nuovo presidente.
Ma Pinochet non esce di scena, restando imperterrito a capo dell’esercito fino
al 1998.
È del 1991 la prima accusa ufficiale nei suoi confronti: una commissione indipendente
stabilisce che 132 militari morirono in scontri e attentati terroristi durante
la dittatura e che, di contro, persero la vita 3065 oppositori, di cui circa 1200
detenuti risultano tuttora dispersi. Si apre una nuova era, lenta ma di concrete
picconate all'impunità. Nel 1998, infatti, il partito comunista presenta la prima
querelle contro Pinochet per genocidio, sequestro e assassinio dei suoi militanti. Contemporaneamente
però, congedatosi per questioni di età dall’esercito, giura come senatore a vita,
garantendosi l’impunità.
Gli utlimi anni. Ha ormai 83 anni e l’età si fa sentire. Colpito da un’ernia al disco è costretto
ad andare in Gran Bretagna per sottoporsi a intervento chirurgico e qui, per merito
di un giudice spagnolo, viene arrestato dietro un mandato internazionale. Il magistrato,
Baltasar Garzon, cerca di farlo estradare in Spagna per processarlo per violazione
dei diritti umani. Ma la Gran Bretagna si oppone per questioni di salute e lo
rispedisce in Cile dopo 503 giorni di arresti domiciliari a Londra.
Liberato, sempre per questioni mediche, arriva in Cile nel marzo del 2000, dove
un giudice cileno lo aspetta con un mandato di comparizione: è accusato di aver
fatto sparire 75 prigionieri politici nel 1973.
Il processo inizia nel 2002 e per 42 giorni è di nuovo agli arresti domiciliari.
Poi la Corte Suprema rimanda il processo per subentrata demenza senile.
Pinochet quindi è costretto a rinunciare al Senato.
Nel 2004 arriva lo scandalo finanziario: una commissione del senato degli Usa
stabilisce che Pinochet ha nascosto vari milioni di dollari in una banca di Washington
e che possiede più di un centinaio di conti correnti stranieri.
Nel 2005 viene processato per un assassinio e nove sequestri all’interno della
cosiddetta Operazione Condor, un piano congiunto delle dittature sudamericane
degli anni Settanta per eliminare i dissidenti di sinistra.
Sua moglie e suo figlio minore vengono processati per complicità in evasione
fiscale per un totale di undici milioni di dollari Usa. È qui che Pinochet si
assume ogni responsabilità, scagionando i suoi familiari.
Nuovi esami medici affermano, intanto, che è sano di mente e può quindi essere
sottoposto a processo. Affronta molti interrogatori per casi di corruzione e violazione
dei diritti umani. La sua versione è che i soldi li ha racimolati mentre era in
servizio come militare in Ecuador.
È processato per evasione fiscale, falsificazione di passaporti usati per mettere
insieme 27 milioni di dollari e per aver falsificato la dichiarazione dei redditi.
Viene processato per il sequestro di sei dei 119 militanti di sinistra catturati
nell’Operazione Colombo. E via via si aggiungono altri casi di sparizioni.
Gli ultimi giorni. Nel 2006, in ottobre, viene processato per 23 casi di tortura, 35 sparizioni
e un omicidio, delitti avvenuti nel lager degli orrori, Villa Grimaldi.
Quindi, in novembre, viene inquisito per il sequestro e la morte di due degli
uomini della scorta di Salvador Allende e scattano, di nuovo, gli arresti domiciliari.
Il 3 dicembre, però, un infarto lo costringe a un ricovero d’urgenza nell’ospedale
militare di Santiago del Cile. Il 10 dicembre muore, all’età di 91 anni.