11/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La vita politica del dittatore sanguinario responsabile della morte di oltre tremila oppositori politici
augusto pinochetNato a Valparaiso il 25 novembre 1915, a diciotto anni entra nella Scuola Militare. La sua è una brillante carriera, tanto che nel 1973 viene nominato dall’allora presidente Salvador Allende comandante in capo delle forze armate, quale ricompensa di un curriculum impeccabile a servizio dello Stato.
Sposato dal 1943 con Lucia Hiriart Rodriguez, diventa ben presto padre di cinque figli.
Soltanto venti giorni dopo la  nomina per mano del presidene della repubblica, però, tradisce la fiducia del governo socialista e diventa colui che conduce il colpo di Stato che costa la vita allo stesso Allende. E' l'11 settembre 1973.

I primi passi. I suoi primi provvedimenti sono premonitori del destino del paese: dichiara fuori legge i partiti politici, chiude il parlamento e distrugge i registri elettorali. Quindi crea la Direzione di Intelligenza Nazionale, la polizia repressiva che sequestrerà, torturerà e farà sparire la maggior parte degli oppositori politici di sinistra. Stime ufficiali parlano di oltre tremila morti, di cui 1192 desaperecidos, ma il conteggio reale è molto difficile da fare e le stime sono approssimate per difetto.
 
Il dittatore. Nel 1974 si autoproclama presidente della repubblica, conservando il ruolo di capo dell’esercito.
Nel 1978 mette insieme una consulta nazionale per rifiutare quella che definì “l’aggressione internazionale” compiuta da quegli stati che, benché timidamente, cominciarono ad accusarlo di violazione dei diritti umani.
Nel 1979 vengono alla luce i resti di 15 contadini sequestrati dalla polizia segreta di Pinochet: è quella la prima volta che il dramma cileno della desaparecion diventa certezza.
Nel 1980 convoca un plebiscito per approvare una nuova Costituzione che ridisegna a sua immagine e somiglianza il Cile. Il suo mandato diventa estendibile. Resta in carica fino al 1989, impegnandosi a indire un referendum che decida se consegnare o meno nuovamente il timone nelle sue mani.
Nel 1981 giura come presidente nel segno della nuova carta costituzionale approvata dal popolo e nel 1983 si registrano le prime giornate di protesta contro il regime militare, messe in atto dalla Centrale Unitaria dei lavoratori, principale organizzazione sindacale cilena: a detta degli organizzatori, un milione di persone scendono in piazza.
È del 1984, invece, il Trattato di pace e amicizia che Pinochet firma con l’Argentina, dietro la mediazione di papa Giovanni Paolo II, che chiude una disputa territoriale su tre isole.
 
Salvador AllendeQualcosa cambia. Nell’86 scampa a un attentato ideato da un gruppo guerriglieri si sinistra. Muoiono i cinque della scorta. L’anno dopo la Legge dei partiti politici stabilisce un sistema di iscrizione elettorale e il Servizio Elettorale. Qualcosa sta avviandosi a cambiare. Infatti, nel 1988, il plebiscito col quale chiedeva di estendere il suo mandato presidenziale segna la vittoria del no e la sconfitta della dittatura. Quindi vengono indette le elezioni, dopo diciassette anni di assenza, e il candidato pinochetista perde. Viene eletto Patricio Aylwin, che diventa il nuovo presidente. Ma Pinochet non esce di scena, restando imperterrito a capo dell’esercito fino al 1998.
È del 1991 la prima accusa ufficiale nei suoi confronti: una commissione indipendente stabilisce che 132 militari morirono in scontri e attentati terroristi durante la dittatura e che, di contro, persero la vita 3065 oppositori, di cui circa 1200 detenuti risultano tuttora dispersi. Si apre una nuova era, lenta ma di concrete picconate all'impunità. Nel 1998, infatti, il partito comunista presenta la prima querelle contro Pinochet per genocidio, sequestro e assassinio dei suoi militanti. Contemporaneamente però, congedatosi per questioni di età dall’esercito, giura come senatore a vita, garantendosi l’impunità.
 
Gli utlimi anni. Ha ormai 83 anni e l’età si fa sentire. Colpito da un’ernia al disco è costretto ad andare in Gran Bretagna per sottoporsi a intervento chirurgico e qui, per merito di un giudice spagnolo, viene arrestato dietro un mandato internazionale. Il magistrato, Baltasar Garzon, cerca di farlo estradare in Spagna per processarlo per violazione dei diritti umani. Ma la Gran Bretagna si oppone per questioni di salute e lo rispedisce in Cile dopo 503 giorni di arresti domiciliari a Londra.
Liberato, sempre per questioni mediche, arriva in Cile nel marzo del 2000, dove un giudice cileno lo aspetta con un mandato di comparizione: è accusato di aver fatto sparire 75 prigionieri politici nel 1973.
Il processo inizia nel 2002 e per 42 giorni è di nuovo agli arresti domiciliari. Poi la Corte Suprema rimanda il processo per subentrata demenza senile. Pinochet quindi è costretto a rinunciare al Senato.
Nel 2004 arriva lo scandalo finanziario: una commissione del senato degli Usa stabilisce che Pinochet ha nascosto vari milioni di dollari in una banca di Washington e che possiede più di un centinaio di conti correnti stranieri.
Nel 2005 viene processato per un assassinio e nove sequestri all’interno della cosiddetta Operazione Condor, un piano congiunto delle dittature sudamericane degli anni Settanta per eliminare i dissidenti di sinistra.
Sua moglie e suo figlio minore vengono processati per complicità in evasione fiscale per un totale di undici milioni di dollari Usa. È qui che Pinochet si assume ogni responsabilità, scagionando i suoi familiari.
Nuovi esami medici affermano, intanto, che è sano di mente e può quindi essere sottoposto a processo. Affronta molti interrogatori per casi di corruzione e violazione dei diritti umani. La sua versione è che i soldi li ha racimolati mentre era in servizio come militare in Ecuador.
È processato per evasione fiscale, falsificazione di passaporti usati per mettere insieme 27 milioni di dollari e per aver falsificato la dichiarazione dei redditi.
Viene processato per il sequestro di sei dei 119 militanti di sinistra catturati nell’Operazione Colombo. E via via si aggiungono altri casi di sparizioni.
 
Pinochetisti di fronte all'Ospedale militare della capitale, dov'è decedutoGli ultimi giorni. Nel 2006, in ottobre, viene processato per 23 casi di tortura, 35 sparizioni e un omicidio, delitti avvenuti nel lager degli orrori, Villa Grimaldi.
Quindi, in novembre, viene inquisito per il sequestro e la morte di due degli uomini della scorta di Salvador Allende e scattano, di nuovo, gli arresti domiciliari.
Il 3 dicembre, però, un infarto lo costringe a un ricovero d’urgenza nell’ospedale militare di Santiago del Cile. Il 10 dicembre muore, all’età di 91 anni. 

Stella Spinelli

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