11/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ex dittatore cileno, responsabile di oltre 3mila morti e desaparecidos, aveva subito un infarto una settimana fa
PINOCHETIeri è morto il generale Augusto Pinochet, il dittatore che ha governato col pugno di ferro il Cile dal 1973 al 1990, reprimendo ogni forma di dissenso e uccidendo chiunque tentasse di opporsi al suo potere.
E’ deceduto all’eta di 91 anni, esattamente una settimana dopo aver subito un infarto del miocardio che domenica 3 dicembre lo aveva spedito dritto all’ospedale militare di Santiago, dov’era stato operato d’urgenza.
Una morte provvida, che arriva proprio mentre la giustizia cilena stava cercando di inchiodarlo alle sue responsabilità: durante il suo governo 3200 oppositori sono stati eliminati e di questi ancora 1192 risultano dispersi; 28mila persone hanno subito torture e in 300mila si sono visti costretti a fuggire all’estero per restare vive.
Ecco quello che è stato Pinochet: l’uomo del terrore cileno.
 
Augusto Pinochet quando era dittatoreIl bollettino ufficiale. “L’ospedale militare di Santiago comunica la morte dell’ex presidente della Repubblica ed ex comandante in capo dell’esercito, generale Augusto Pinochet Urgarte”.
Con queste parole i medici militari hanno comunicato ufficialmente al mondo la dipartita del dittatore. “Alle 13.30 (17.30 ora italiana) – continua il bollettino - il paziente ha sofferto un’insperata e grave complicazione che ha reso indispensabile il trasferimento nell’Unità di terapia intensiva, dove sono state tentate tutte le pratiche di rianimazione, constatando il decesso alle 14.15”.
Il cadavere di Pinochet è stato trasportato alla Scuola Militare della capitale, dove fino a domani sarà in funzione la camera ardente. La polemica su “funerali di Stato sì, funerali di Stato no” che ha aperto il sipario sull’evidente spaccatura che incrina la società cilena dal profondo, è ormai superata: domani alle 12 si terrà il corto funebre previsto per i comandanti militari. Punto e basta.
 
Due cileni festeggiano la morte di Pinochet sotto la lapide commemorativa di AllendeVade retro. Il governo di Micelle Bachelet ha pensato bene di mettere le mani avanti sin da subito. La linea, resa ufficiale nei giorni successivi all’infarto, è appunto che Pinochet non è un capo di Stato e quindi non ha diritto a un funerale di Stato. Essendo un militare sarà trattato come tale e riceverà le esequie da ex comandante delle Forze armate. Il governo non potrà non esserci, certo, ma sarà rappresentato soltanto dal ministro della Difesa.
Il messaggio è chiaro: vade retro ogni idea mal sana di vedere a quei funerali il presidente della repubblica, colei che incarna tutti i mali che Pinochet-dittatore ha significato per il Cile: figlia di un padre desaparecido perché fedelissimo di Allende e vittima, con sua madre, di indicibili torture per mano degli scagnozzi del generalissimo.
Adesso il paese è nel caos più completo, diviso fra due anime opposte e inconciliabili: chi rimpiange lui e il suo Cile, fatto a immagine e somiglianza di pochi, ricchi e arricchiti, e chi, al contrario, brinda alla morte dell’aguzzino, ossia la maggioranza.
 
Una simpatizzante di Pinochet piange la sua morteChi piange. Alcune decinedi persone, appresa la notizia, si sono radunate davanti all’ospedale cantando, in lacrime, l’inno nazionale e stringendo al petto vecchie foto. Un gruppetto che però è andato crescendo di ora in ora, fino a contare circa quattromila persone. Ad accomunarle, un'altra visione dei fatti: Pinochet è stato un salvatore, colui che ha evitato che il Cile si trasformasse in una seconda Cuba.
È la teoria che è andato lui stesso sbandierando da sempre: il colpo di Stato del settembre 1973 arrivò a suo dire nel momento in cui il paese era sull’orlo della guerra civile, diviso fra la sinistra di Allende e la destra ostile e agguerrita. Il golpe “non ha avuto altro fine che ingrandire il Cile ed evitarne la disintegrazione”. Fu la situazione creata dal presidente socialista Allende – secondo i pinocheisti - a obbligare “le Forze Armate a intervenire per superare un conflitto interno che sembrava inevitabile”.
 
I festeggiamenti per la morte di PinochetChi brinda. In migliaia, invece, sono scesi in piazza, di ogni età ed estrazione sociale, per festeggiare e sfogare la loro rabbia. Brindano alla morte dell’aguzzino che ha piegato una generazione intera, spaventando, perseguitando, torturando e uccidendo. Sfilate di auto strombazzanti, barricate nelle vie principali, cortei con cartelloni e bandiere: eccolo il Cile del futuro. Un paese esultante, sì, ma ben conscio di quanto amara sia questa gioia. Perché, nonostante la sua età, (91 anni compiuti il 25 novembre), Pinochet se n’è andato troppo presto e la ferita resta aperta e sanguinante.
In alcune zone della capitale, la situazione è degenerata. Sono stati commessi atti di vandalismo davanti al Palazzo della Moneda. In seguito alle repressioni della polizia le violenze sono proseguite con incendi e barricate nelle zone più periferiche della città, come Huechuraba e Penaolèn. Il bilancio degli scontri sarebbe di 99 persone arrestate e 49 feriti. A renderlo noto è stato il vice-ministro dell'Interno, Felipe Harboe.
 
Le dichiarazioni. “E’ una pena tremenda quando un assassino muore prima di aver pagato per le sue colpe”, aveva detto a Peacereporter un giovane cileno pochi giorni fa, ed è questo il sentimento che accomuna la maggioranza dei cileni. Qualcuno prova anche molta rabbia per “la morte spropositatamente giusta” che lo vede lasciare questo mondo senza che un tribunale abbia mai pronunciato la sentenza di colpevolezza, ma come ci ha spiegato Tomas Hirsch, candidato alle ultime presidenziali con Juntos Podemos Mas, una coalizione che si dice erede spirituale di Salvador Allende: “Nonostante sia straziante che il peggior assassino, nonché ladro, che il mio paese abbia mai visto sia morto senza una condanna dei tribunali, mi consola che la storia lo ha abbia, invece, già giudicato, facendo anche chiarezza su quanto quest’uomo sia stato nefasto per il Cile e per il mondo intero”.
 

Stella Spinelli

Articoli correlati:
11/12/2006 Chi era Augusto Pinochet: La vita politica del dittatore sanguinario responsabile della morte di oltre tremila oppositori politici
06/12/2006 Un paese spaccato: L'ex dittatore cileno Pinochet sta lottando fra la vita e la morte e il Cile si divide
07/09/2006 Studenti in manette: Ancora una volta scendono in piazza per chiedere la riforma della scuola, 85 vengono arrestati
24/07/2006 Allende, la storia paga: A 33 anni dalla sua morte, nasce il Museo voluto da Salvador Allende e distrutto da Pinochet
20/06/2006 Sgarbo agli Usa: Il Cile riconosce la Corte Penale Internazionale, irritando il governo statunitense
12/06/2006 Vincono gli studenti: La protesta degli studenti cileni finisce in un accordo per riformare l'educazione del Paese
06/06/2006 Contro gli spettri della dittatura: Cile, è ancora sciopero degli studenti. In migliaia in piazza per pretendere un sistema nuovo
01/06/2006 Protesta storica: Seicentomila studenti in piazza per chiedere un'istruzione di qualità gratuita
17/04/2006 Tutto da rifare: Tomás Hirsch racconta un Cile di cui nessuno parla mai: povero e ingiusto, 'tutto da rifare'
21/09/2005 Allende: Un documentario di Patricio Guzman ne ripercorre la vicenda umana e politica
15/09/2005 Cattive compagnie: Scoperti finanziamenti di una industria bellica all'ex dittatore cileno
03/09/2005 Il mondo alla fine del mondo: Luis Sepùlveda, TEA, 2003
30/08/2005 A guardia della Memoria: Roberto Zaldivar ha deciso di rimanere nel lager di Pinochet dov'era prigioniero
29/08/2005 Signori si chiude: Lo Stato cileno confisca tutti i beni della famigerata Colonia Dignidad
21/08/2005 Ricordatevi di Villa Grimaldi: I sopravvissuti di questo campo di concentramento stanno per creare un ‘Museo della Memoria’ cileno
11/04/2005 La verità sepolta: I familiari dei desaparecidos reclamano giustizia di fronte alla 'Colonia dignidad'
14/03/2005 La colonia infame: Arrestato il capo di una enclave tedesca teatro di abusi, torture e connivenze con la dittatura cilena
16/12/2004 La casa degli orrori: Villa Grimaldi, da luogo di tortura a museo. Per non dimenticare
La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità