Multa per chi indossa abiti provocanti: così il governo di Kelantan tenta di salvaguardare la moralità
Scritto per noi
da Lucilla Tempesti
Vuoi essere sexy? Allora paga. Nello stato di Kelantan minigonne, magliette e pantaloni attillati non saranno
più alla portata d’ogni donna. Sfoggiarli in pubblico costerà ben 150 euro. Il
consiglio comunale di Kota Bahru, la capitale del Kelantan, ha infatti deciso
di sanzionare con una multa di cinquemila ringgit, pari a 150 euro, le commesse
e le cameriere che decideranno di indossare mise provocanti. Il provvedimento
impone alle donne musulmane vestiti alle ginocchia e il tudung, il tradizionale
velo islamico, su capelli e fronte; alle non islamiche, l’ombelico coperto e il
divieto di scollature o di abiti che esaltino la forma delle natiche.
Re virtù. “La moralità femminile, come il denaro, è una cosa preziosa, e va salvaguardata”:
con quest’affermazione il ministro Nik Abdul Aziz Nik Mat ha motivato la delibera
del consiglio comunale di Kota Bahru. Nik Aziz è la guida spirituale del partito
d’opposizione malese Pas (Islamic Party of Malaysia) e il ministro del Kelantan.
La sua figura è conosciuta, apprezzata e insieme criticata proprio per il suo
sostegno ad un Islam politicamente militante. Del resto, ha continuato il ministro,
“è proprio della natura umana, e dunque inevitabile, che un uomo si ecciti di
fronte a vestiti discinti”. Con la stessa motivazione Nik Aziz assolse, nel marzo
del 2005, un uomo colpevole di stupro ai danni di una diciottenne: ad adescarlo,
per Nik Aziz, sarebbero stati una maglietta e degli shorts troppo “rivelatori”.
Concorda con Nik Aziz il responsabile delle relazioni pubbliche, Mohammed Azman
Daham, per il quale gli abbigliamenti provocatori non fanno che macchiare la reputazione
di Kota Bahru, e inficiarne lo status di città islamica. “Ci scusiamo coi non
musulmani, ma noi siamo tenuti a rispettare in pubblico la nostra cultura e la
nostra religione”: così ha chiosato il presidente della commissione governativa
locale, Takiyuddin Hassan.
Roccaforte islamica. In Malesia l’Islam è ad oggi la religione ufficiale, con un’adesione pari al
60 percento della popolazione. Pur essendo la principale confessione, non è l’unica:
accanto alla fede musulmana convivono, fra gli altri, il credo buddista, col 19
percento, quello cristiano, col 9 percento, e infine quello induista, col 6 percento.
Benché la libertà di culto sia garantita in Malesia a livello costituzionale,
il Paese continua a oscillare fra la definizione di stato religioso e quella di
stato secolare. Ne è un esempio la contestuale presenza di un sistema giudiziario
laico, governato dall’applicazione di norme statali e federali, e di una rete
di corti religiose, impegnate nel dare attuazione alla sharia. Lo stato di Kelantan
è la roccaforte del Pas (Parti Islam SeMalaysia), il partito islamico della Malesia.
Il Pas aspira ad un sistema legale ancorato alle principali fonti del diritto
musulmano, vale a dire il Corano e la Sunna. All’opposto, per uno stato laico
si pronuncia il Barisan nasionale (Bn), una coalizione politica che governa ininterrottamente
la Malesia sin dal 1957, anno dell’indipendenza. Per il Pas, a motivare le posizioni
del Bn è esclusivamente la scarsa conoscenza della religione islamica. Il Pas
può contare su una solida base elettorale nelle zone settentrionali rurali e conservatrici
del paese. Una di queste è proprio il Kelantan, sotto il governo del Pas sin dal
1990.
Essere o non essere sexy, è questo il problema per le giovani malesi: "Conosco
molte ragazze non musulmane che indossano il tudung, ma non è una cosa che puoi
imporre, devi sentirlo", dichiara Hanisa Ismail, commessa. Per il governo del
Kelantan è una questione di fede, per le donne una questione di cuore.