13/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Multa per chi indossa abiti provocanti: così il governo di Kelantan tenta di salvaguardare la moralità
Scritto per noi
da Lucilla Tempesti 
 
Vuoi essere sexy? Allora paga. Nello stato di Kelantan minigonne, magliette e pantaloni attillati non saranno più alla portata d’ogni donna. Sfoggiarli in pubblico costerà ben 150 euro. Il consiglio comunale di Kota Bahru, la capitale del Kelantan, ha infatti deciso di sanzionare con una multa di cinquemila ringgit, pari a 150 euro, le commesse e le cameriere che decideranno di indossare mise provocanti. Il provvedimento impone alle donne musulmane vestiti alle ginocchia e il tudung, il tradizionale velo islamico, su capelli e fronte; alle non islamiche, l’ombelico coperto e il divieto di scollature o di abiti che esaltino la forma delle natiche.
 
Il ministro Nik Abdul Aziz Nik MatRe virtù. “La moralità femminile, come il denaro, è una cosa preziosa, e va salvaguardata”: con quest’affermazione il ministro Nik Abdul Aziz Nik Mat ha motivato la delibera del consiglio comunale di Kota Bahru. Nik Aziz è la guida spirituale del partito d’opposizione malese Pas (Islamic Party of Malaysia) e il ministro del Kelantan. La sua figura è conosciuta, apprezzata e insieme criticata proprio per il suo sostegno ad un Islam politicamente militante. Del resto, ha continuato il ministro, “è proprio della natura umana, e dunque inevitabile, che un uomo si ecciti di fronte a vestiti discinti”. Con la stessa motivazione Nik Aziz assolse, nel marzo del 2005, un uomo colpevole di stupro ai danni di una diciottenne: ad adescarlo, per Nik Aziz, sarebbero stati una maglietta e degli shorts troppo “rivelatori”. Concorda con Nik Aziz il responsabile delle relazioni pubbliche, Mohammed Azman Daham, per il quale gli abbigliamenti provocatori non fanno che macchiare la reputazione di Kota Bahru, e inficiarne lo status di città islamica. “Ci scusiamo coi non musulmani, ma noi siamo tenuti a rispettare in pubblico la nostra cultura e la nostra religione”: così ha chiosato il presidente della commissione governativa locale, Takiyuddin Hassan.

La Malesia e l'IslamRoccaforte islamica. In Malesia l’Islam è ad oggi la religione ufficiale, con un’adesione pari al 60 percento della popolazione. Pur essendo la principale confessione, non è l’unica: accanto alla fede musulmana convivono, fra gli altri, il credo buddista, col 19 percento, quello cristiano, col 9 percento, e infine quello induista, col 6 percento. Benché la libertà di culto sia garantita in Malesia a livello costituzionale, il Paese continua a oscillare fra la definizione di stato religioso e quella di stato secolare. Ne è un esempio la contestuale presenza di un sistema giudiziario laico, governato dall’applicazione di norme statali e federali, e di una rete di corti religiose, impegnate nel dare attuazione alla sharia. Lo stato di Kelantan è la roccaforte del Pas (Parti Islam SeMalaysia), il partito islamico della Malesia. Il Pas aspira ad un sistema legale ancorato alle principali fonti del diritto musulmano, vale a dire il Corano e la Sunna. All’opposto, per uno stato laico si pronuncia il Barisan nasionale (Bn), una coalizione politica che governa ininterrottamente la Malesia sin dal 1957, anno dell’indipendenza. Per il Pas, a motivare le posizioni del Bn è esclusivamente la scarsa conoscenza della religione islamica. Il Pas può contare su una solida base elettorale nelle zone settentrionali rurali e conservatrici del paese. Una di queste è proprio il Kelantan, sotto il governo del Pas sin dal 1990.
Essere o non essere sexy, è questo il problema per le giovani malesi: "Conosco molte ragazze non musulmane che indossano il tudung, ma non è una cosa che puoi imporre, devi sentirlo", dichiara Hanisa Ismail, commessa. Per il governo del Kelantan è una questione di fede, per le donne una questione di cuore.
Parole chiave: kelantan, donne, sexy, malaysia
Categoria: Diritti, Donne, Politica, Popoli, Costume
Luogo: Malesia