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Da profughi a criminali. Dall’inizio della guerra in
Iraq, nel marzo 2003, fino a oggi, sono circa 1 milione gli iracheni che sono
fuggiti dal Paese in fiamme, dilaniato dal conflitto tra ribelli e forze di
occupazione e dalla lotta interreligiosa tra sunniti e sciiti. Molti di loro
sono riparati in Giordania. Ma dopo un primo periodo nel quale l’accoglienza è
stata buona, anche grazie al lavoro di una serie di ong, il vento è cambiato e,
come denuncia Hrw, gli iracheni si sono trasformati per la legge giordana da
profughi a immigrati clandestini. Nell’indagine di Hrw, un documento di 110
pagine, vengono denunciati arresti arbitrari ed espulsioni forzate che, secondo
l’ong statunitense, configurano una vera e propria deportazione di massa,
ancora più grave perché gli iracheni espulsi verso un Paese dilaniato dalla
guerra, dove sono esposti a violenze di ogni tipo.
Di nuovo in fuga. Quando è scoppiata la guerra, per
far fronte alla massa di profughi che premeva alle frontiere della Giordania,
il governo di Amman aveva concesso una serie di visti turistici agli iracheni
in fuga, in attesa di una soluzione più stabile. Ma con l’andare del tempo,
secondo le autorità giordane, la situazione è diventata insostenibile per
quello che è un piccolo paese e, invece dell’agognato permesso di soggiorno
come profughi politici, sono cominciati a fioccare i decreti d’espulsione. Il
presidente degli Stati Uniti George W. Bush, nell’ultimo vertice con il re
giordano Abdallah II, alla fine del mese scorso, ha chiesto di rispettare i
diritti dei profughi iracheni, ma il governo di Amman non pare in grado, senza
aiuti sostanziosi, di gestire una crisi umanitaria di queste proporzioni, visto
che si parla di quasi 500mila persone.
Ossessione securitaria. Il
report di Hrw fissa a novembre dello scorso anno il punto di svolta
dell’atteggiamento del governo giordano verso i profughi iracheni, in
concomitanza con il triplice attentato che ha colpito tre grandi alberghi di
Amman, con un bilancio di 57 morti e 300 feriti. I 4 attentatori suicidi erano
tutti iracheni e si erano introdotti in Giordania fingendosi profughi. Da quel
momento, per timore di una destabilizzazione interna, le autorità giordane
hanno cominciato a non rinnovare i permessi di soggiorno e a non concederne di
nuovi. Hrw ha raccolto le testimonianze di molti profughi iracheni che, prima
degli attentati ad Amman, avevano cominciato una nuova vita in Giordania,
trovandosi una casa e un lavoro. Molti di loro sono stati cacciati, perdendo
ancora una volta tutto e ritrovandosi nell’inferno dal quale erano fuggiti. Christian Elia