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I quattro punti di Musharraf. Il
braccio di ferro tra India e Pakistan per il controllo sul Kashmir
dura dal 1946. Cinquant'anni e tre guerre dopo, questa regione
himalayana rimane divisa in due dalla linea di controllo. La
popolazione della zona pachistana è quasi esclusivamente
musulmana, così come musulmana è la maggioranza degli
abitanti della Valle del Kashmir, in territorio indiano. Il resto
dell'area controllata da Nuova Delhi è invece buddista e indù.
Numerosi gruppi separatisti sono attivi nella zona: alcuni chiedono
uno Stato autonomo e indipendente dalle due potenze, mentre i gruppi
di ribelli musulmani chiedono l'annessione al Pakistan. Gli ultimi
colloqui di pace fra Nuova Delhi e Islamabad, aperti nel 2004, hanno
subito una battuta d'arresto per più di un anno, a seguito
degli attentati a Mumbai che nel luglio 2005 hanno fatto più
di duecento morti. L'India aveva accusato i servizi segreti
pachistani di avere avuto un ruolo nei fatti di Mumbai – accusa
sempre respinta dai diretti interessati - e aveva lasciato il tavolo
dei negoziati, che sono ripresi solo il mese scorso. Lunedì il
presidente pachistano, generale Pervez Musharraf, nel corso di
un'intervista a una televisione indiana ha proposto un piano in
quattro punti per una soluzione della disputa territoriale, e si è
detto disposto a rinunciare alle pretese pachistane sulla regione, se
l'India farà altrettanto. I quattro punti di Musharraf
prevedono la graduale smilitarizzazione della regione, l'eliminazione
della Linea di controllo, che consentirebbe alla popolazione di
muoversi liberamente, il mantenimento dei confini esterni della zona
e, soprattutto, un meccanismo di autogoverno o autonomia del Kashmir,
sotto la supervisione congiunta delle autorità kashmire,
indiane e pachistane. Ma non, ha sottolineato il generale,
l'indipendenza della regione.
Le reazioni. L'India,
a quanto pare, ha accolto piuttosto freddamente le dichiarazioni di
Musharraf. Anand Sharma, ministro indiano per gli Affari esteri, ha
detto che non è “né possibile né opportuno”
commentare ogni intervista di Musharraf, e che “la posizione
indiana sul Kashmir rimane invariata. Il primo ministro Singh ha
detto chiaramente che non si possono ridisegnare i confini, ma che
bisogna fare degli sforzi per superare la Linea di controllo. L'India
vuole fumare il calumet della pace con il Pakistan.” Dure invece le
reazioni dei movimenti ribelli separatisti del Kashmir. Secondo
Shabir Shah, leader del Democratic Freedom Party, “l'indipendenza
può essere una delle opzioni per risolvere la disputa. Nessuno
dovrebbe escluderla tassativamente”. Javed Mir, leader del Jammu
and Kashmir Liberation Front, ha sottolineato che “la scelta finale
deve spettare alla popolazione”. Cosa che né India né
Pakistan sembrano disposti ad accettare. Cecilia Strada
Parole chiave: India, Pakistan, Kashmir, linea di controllo, LoC, Musharraf, Democratic Freedom Party, Jammu and Kashmir Liberation Front