18/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In Ecuador da 12 anni un camion bianco porta la chirurgia nelle zone isolate
Se il paziente non può raggiungere la sala operatoria,  sarà quest’ultima ad arrivare a lui: il servizio è conveniente e a domicilio. E’ questa l’idea che ha portato, una dozzina di anni fa, ad attrezzare un camion e girare per le zone sperdute dell’Ecuador, raggiungendo villaggi lontani da città e ospedali e operando migliaia di persone.

Il camion per le strade dell'Ecuador. Foto di Cinterandes (http://www.cinterandes.org)Meglio dei piccoli ospedali. L’idea venne a un gruppo dell’Università di Cuenca, diretto da Edgar Rodas, un chirurgo che lavorando per diversi anni negli ospedali delle piccole città, aveva visto come spesso siano scarsamente equipaggiati e con poco personale. Una realtà che costringe i pazienti delle zone rurali dell’Ecuador a raggiungere città come Quito, la capitale, anche per piccoli interventi, sobbarcandosi chilometri di viaggio e lasciando per giorni la propria famiglia al villaggio. “I pazienti che vengono da zone rurali non conoscono la città e hanno molti problemi “, racconta Ana Vicuña, anestesista e direttore di Cinterandes, la fondazione che ha fatto partire l’iniziativa. “Generalmente devono aspettare due giorni per un appuntamento e 15 prima dell’intervento chirurgico”. Così, nel caso di patologie minori, convivono con i disturbi: “Abbiamo visto pazienti che avevano ernie da 20 anni” dice Vicuña. E il camion bianco offre una soluzione: “Tutti parlano della necessità di fare qualcosa - dice Rodas riferendosi alla necessità di un miglioramento delle cure sanitarie nelle zone rurali - ma non dicono come. Noi pensiamo di aver trovato come farlo”.

La sala operatoria. Foto di Cinterandes (http://www.cinterandes.org)Oltre cinquemila successi. Il camion comprende una sala operatoria di tre metri per cinque. In questi anni ha ospitato tonsillectomie, riparazioni di ernie, asportazioni di piccoli tumori superficiali: circa 5.200 operazioni hanno risolto i disturbi dei pazienti, senza rischi importanti. Si sono verificate complicazioni in meno dell’un per cento dei casi, poi risoltesi positivamente, grazie anche a una particolare attenzione a chi offrire questa possibilità: prima dell’arrivo del camion, i medici che lavorano nelle diverse comunità selezionano i casi con caratteristiche idonee all’intervento in tali condizioni. I pazienti vengono poi conosciuti e visitati anche dagli operatori del camion mobile: tre chirurghi, uno o due anestesisti, un infermiere e un assistente. Il tipo di interventi eseguiti varia poi da comunità a comunità, in base a quanto disponibile, per seguire adeguatamente il paziente nel periodo successivo alla chirurgia. Se poi c’è l’accesso a Internet, le possibilità offerte dalla telemedicina, per la valutazione e il controllo dopo l’operazione, permettono di ampliare il tipo di interventi realizzati nel camion bianco, includendo colecistectomie e isterectomie.

Il camion fermo per interventi in un paese dell'Ecuador. Foto di Cinterandes (http://www.cinterandes.org)I risultati della prevenzione. Accanto alla chirurgia, non viene dimenticata l’importanza della medicina di base. Cinterandes riporta che un medico, nelle zone più isolate, segue da 5mila a 10mila persone, o anche più, dispersi in un’ampia area. Le possibilità di intervento si limitano alle questioni più urgenti e mancano le opportunità di educazione sanitaria e prevenzione delle malattie. Con l’Integral Family Health Programme, 22 medici distribuiti in 10 comunità seguono la salute dei bambini, delle madri, delle famiglie, cercando di prevenire malattie, malnutrizione e così via. Un programma di questo tipo, nella città di Santa Ana (sudovest della regione di Cuenca), in quattro anni ha permesso di vaccinare tutti i bambini (prima lo erano solo 3 su 10) e di ottenere risultati nella malnutrizione, scesa dal 63 al 23 per cento circa fra uno e 4 anni di vita.

 

Valeria Confalonieri

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