04/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Grande manifestazione a Tel Aviv per chiedere la fine dell'assedio di Gaza
scritto per noi da
Stefano Grossi 
 
I numeri delle manifestazioni pacifiste in Israele non sono quelli dell’arcobaleno italiano, comunque sia gli organizzatori hanno giudicato un successo rispetto allo standard del paese il corteo che ieri sera ha sfilato tranquillamente nel centro di Tel Aviv, preceduto da una rumorosa banda di giovanissimi “anarchici” con tanto di tamburi, per chiedere una soluzione per Gaza; la fine dell’assedio nella Striscia ben vergato in arabo ed ebraico sullo striscione di apertura del corteo, scandendo la parola d’ordine più gettonata: “ Israele- Palestina due popoli per due stati” .
 
manifestazione a tel avivLa guerra dei numeri. Duemila persone per la polizia israeliana, tremila per i  promotori della  protesta raggruppati in un nugolo di sigle di organizzazioni pacifiste israeliane arabe e internazionali.  I pacifisti sono partiti intorno alle 19 dalla piazza della Cinemateque, per camminare lungo i due chilometri della centrale Iben Gvirol, per confluire intorno alle 20.30 nella piazza storica della politica israeliana, piazza Rabin, dove si affaccia il municipio di Tel Aviv.  Presenti un nutrito gruppo di volontari della cooperazione italiana, esponenti politici, dall’europarlamentare Luisa Morgantini al segretario della Fiom Cgil Gianni Rinaldini, all’assessore con la fascia tricolore di Rozzano, Stefano Apuzzo, in rappresentanza dei comuni milanesi. Tanti italiani dunque, mischiati ad israeliani e arabi-israeliani, mancavano i palestinesi i quali non possono uscire dai Territori dove sono residenti. Le bandiere  rosse delle organizzazioni comuniste, ampiamente minoritarie in Israele, mischiate con cartelli e striscioni  che invitavano all’amicizia tra ebrei e arabi; molto apprezzato “ama il prossimo come te stesso”, scritto in ebraico fino all’unico del genere  “esercito israeliano esercito terrorista”, innalzata da una solitaria signora. Il ministro della Difesa Peretz non è stato risparmiato: “Peretz dimettiti perché la pace vale di più”. Gli anarchici in testa si sono accontentati di qualche leggero spintone con un cordone di agenti davanti a un McDonald, preferendo dire “la conquista è un disastro la pace è la soluzione”.
 
uno degli striscioni dei manifesantiSolidarietà europea. La popolare, anche qui, Luisa Morgantini a nome di 32 europarlamentari ha portato una petizione per la pace e il dialogo. “Questa manifestazione è una speranza per gli israeliani e i palestinesi – ha commentato - che ci siano più voci a dare forza e credere nella giustizia”.
Il leit-motiv degli esponenti pacifisti delle varie organizzazioni – davanti alle telecamere di al-Jazeera -  sottolineava il fatto  “che finisca l’occupazione è un dovere per tutti, questo è il tempo cruciale ; la comunità internazionale deve obbligare Israele a fare la pace”. Il segretario della Fiom invece ha commentato amaramente “ abbiamo chiesto di andare a Gaza con la nostra delegazione, ma non abbiamo ricevuto finora nessuna risposta dalle autorità israeliane in tempo utile. Oggi saremo a colloquio con l’Autorità nazionale palestinese, e nel pomeriggio incontreremo al Parlamento israeliano una delegazione di deputati. Bisogna allacciare questo filo tra palestinesi e arabi altrimenti non si va da nessuna parte”. Quello che mi ha colpito oggi in Israele? “ Il dibattito sulla conduzione della guerra nel Libano - risponde il segretario dei metalmeccanici italiani- invece del fatto che fosse giusta o sbagliata e questo la dice lunga sulla gran dignità di questi israeliani che manifestano”. E da generoso leader operaio Rinaldini porta in tasca 21 mila euro per due progetti in Palestina provenienti da una vertenza delle officine meccaniche di Brescia. I cinquemila dipendenti hanno deciso di dare un contributo per la pace,  per Gaza; come i pochi, ma i primi di tanti, che gridavano arabi e israeliani non vogliono essere nemici,  ieri sera, a Tel Aviv. 
Categoria: Diritti, Pace
Luogo: Israele - Palestina