scritto per noi da
Stefano Grossi
I numeri delle manifestazioni
pacifiste in Israele non sono quelli dell’arcobaleno italiano, comunque
sia gli
organizzatori hanno giudicato un successo rispetto allo standard del
paese il
corteo che ieri sera ha sfilato tranquillamente nel centro di Tel Aviv,
preceduto
da una rumorosa banda di giovanissimi “anarchici” con tanto di tamburi,
per
chiedere una soluzione per Gaza; la fine dell’assedio nella Striscia
ben
vergato in arabo ed ebraico sullo
striscione di apertura del corteo, scandendo
la parola d’ordine più gettonata: “ Israele- Palestina due popoli per
due stati”
.
La guerra dei numeri. Duemila persone per la polizia israeliana, tremila per i
promotori della protesta raggruppati in un nugolo di sigle di
organizzazioni
pacifiste israeliane arabe e internazionali. I pacifisti sono
partiti intorno alle 19 dalla piazza della
Cinemateque, per camminare lungo i due chilometri della centrale Iben
Gvirol, per
confluire intorno alle 20.30 nella piazza storica della politica
israeliana,
piazza Rabin, dove si affaccia il municipio di Tel Aviv. Presenti
un nutrito gruppo di volontari
della cooperazione italiana, esponenti politici, dall’europarlamentare
Luisa Morgantini
al segretario della Fiom Cgil Gianni Rinaldini, all’assessore con
la fascia tricolore di Rozzano, Stefano
Apuzzo, in rappresentanza dei comuni milanesi. Tanti italiani dunque,
mischiati
ad israeliani e arabi-israeliani, mancavano i palestinesi i quali non
possono
uscire dai Territori dove sono residenti. Le bandiere rosse delle
organizzazioni comuniste, ampiamente minoritarie in
Israele, mischiate con cartelli e striscioni
che invitavano all’amicizia tra ebrei e arabi; molto apprezzato “ama il
prossimo come te stesso”, scritto in ebraico fino all’unico del
genere “esercito israeliano esercito terrorista”,
innalzata da una solitaria signora. Il ministro della Difesa Peretz non
è stato
risparmiato: “Peretz dimettiti perché
la pace vale di più”. Gli anarchici in testa si sono accontentati di
qualche
leggero spintone con un cordone di agenti davanti a un McDonald,
preferendo dire
“la conquista è un disastro la pace è la soluzione”.
Solidarietà europea. La popolare, anche
qui,
Luisa Morgantini a nome di 32
europarlamentari ha portato una petizione per la pace e il dialogo. “Questa
manifestazione è una speranza per gli israeliani e i palestinesi – ha
commentato - che ci siano più voci a dare forza e credere nella
giustizia”.
Il leit-motiv degli esponenti pacifisti delle varie organizzazioni –
davanti alle telecamere di al-Jazeera -
sottolineava il fatto “che
finisca l’occupazione è un dovere per tutti, questo è il tempo cruciale ; la
comunità internazionale deve obbligare Israele a fare la pace”. Il segretario
della Fiom invece ha commentato amaramente “ abbiamo chiesto di andare a Gaza
con la nostra delegazione, ma non abbiamo ricevuto finora nessuna risposta
dalle autorità israeliane in tempo utile. Oggi saremo a colloquio con
l’Autorità nazionale palestinese, e nel pomeriggio incontreremo al Parlamento
israeliano una delegazione di deputati. Bisogna allacciare questo filo tra
palestinesi e arabi altrimenti non si va da nessuna parte”. Quello che mi ha
colpito oggi in Israele? “ Il dibattito sulla conduzione della guerra nel
Libano - risponde il segretario dei metalmeccanici italiani- invece del fatto
che fosse giusta o sbagliata e questo la dice lunga sulla gran dignità di
questi israeliani che manifestano”. E da generoso leader operaio Rinaldini
porta in tasca 21 mila euro per due progetti in Palestina provenienti da una
vertenza delle officine meccaniche di Brescia. I cinquemila dipendenti hanno
deciso di dare un contributo per la pace, per Gaza; come i pochi, ma i primi di tanti, che gridavano arabi e
israeliani non vogliono essere nemici, ieri sera, a Tel Aviv.