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Il caso. Il 21enne Daniel Smith, un lance corporal (un grado a metà tra soldato semplice e caporale) che si trovava momentaneamente
nelle Filippine per un’esercitazione di antiterrorismo, è stato condannato per
“atti bestiali” e “puro sadismo”. La vittima è una ragazza di 23 anni che ha assunto
lo pseudonimo di Nicole, dopo aver denunciato il fatto avvenuto il primo novembre
2005 a Subic Bay, dove fino all’inizio degli anni Novanta gli Usa avevano la loro
più grande base nell’Oceano Pacifico. Il rapporto sessuale tra Smith e Nicole
è avvenuto nel retro di un furgone dopo una serata alcoolica in compagnia di altri
tre marines e del loro autista filippino. Smith non ha negato il rapporto, ma
si è difeso sostenendo che Nicole aveva acconsentito. La ragazza invece sostiene
di essere stata incosciente perché troppo ubriaca. Di sicuro, Smith non ha avuto
paura delle conseguenze. Nicole è stata infatti ritrovata in strada, con ancora
il preservativo addosso.
Dalla cronaca alla politica. Il caso è diventato qualcosa di più di un semplice stupro proprio per il coinvolgimento
dei quattro marines, minando anche i rapporti tra gli Usa e le Filippine. E’ la
prima volta che un militare statunitense viene condannato per un reato nell’arcipelago.
Negli anni Ottanta, oltre ottanta denunce di stupro erano state respinte dalle
corti filippine. Ma erano altri tempi, quando la presenza Usa nel paese era massiccia.
Dopo la chiusura delle loro basi all’inizio degli anni Novanta, gli Stati Uniti
sono ritornati nell’arcipelago nel 2002, nell’ambito di un programma di finanziamento
e assistenza all’esercito di Manila per le operazioni di controterrorismo. A Zamboanga,
i soldati Usa addestrano i militari filippini a combattere contro Abu Sayyaf,
il gruppo di militanti islamici attivo nel sud dell’arcipelago, che si crede legato
ad al Qaida. La presenza statunitense è regolata dal Visiting Forces Agreement (Vfa), un accordo del 1998 che regola i rapporti tra i due paesi, che consente
agli Usa di mantenere la giurisdizione sui militari accusati di crimini nelle
Filippine, a eccezione dei casi più gravi; ma che, per i critici della presenza
Usa, assicura l’immunità ai soldati statunitensi, mantenendo i filippini in una
condizione di inferiorità. La protesta contro gli Stati Uniti ha coinvolto anche
il parlamento di Manila, che ha esortato la Arroyo ad abrogare il Vfa.
Attesa per l’appello. Le relazioni tra i due paesi sono tese. In base all’Agreement, gli Stati Uniti si sono rifiutati di consegnare i marines coinvolti nel caso-Nicole
alle autorità filippine, ma dopo la condanna Smith è stato comunque portato nel
carcere filippino di Mataki. La sua destinazione finale verrà decisa da un accordo
tra Washington e Manila, che entro fine anno devono anche decidere se rinnovare
o no il Vfa. Secondo Shay Cullen, un padre irlandese che vive nelle Filippine
da 37 anni e si prende cura di migliaia di bambini nati da relazioni tra militari statunitensi e donne filippine, il caso non è
però finito qui. “E’ una sentenza storica, ma il processo d’appello potrebbe cambiare
molte cose”, dice a PeaceReporter. “Dietro le quinte, le pressioni per cambiare la sentenza saranno altissime.
Non mi sorprenderebbe se si arrivasse a un’assoluzione anche per Smith”.Alessandro Ursic