04/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Condannato un marine Usa nelle Filippine, in un caso che ha logorato i rapporti tra i due paesi
Un tribunale di Manila ha condannato oggi in primo grado un marine Usa a 40 anni di reclusione per lo stupro di una giovane filippina avvenuto tredici mesi fa, assolvendo altri tre militari che erano accusati di complicità nella violenza sessuale. La sentenza, pronunciata mentre all’esterno del tribunale manifestavano circa 300 persone, costituisce una vittoria per le organizzazioni per i diritti delle donne. Ma sul caso, che ha fatto da catalizzatore per il malcontento di molti filippini verso la presenza statunitense nell’arcipelago, non è ancora stata scritta la parola fine.
 
Daniel SmithIl caso. Il 21enne Daniel Smith, un lance corporal (un grado a metà tra soldato semplice e caporale) che si trovava momentaneamente nelle Filippine per un’esercitazione di antiterrorismo, è stato condannato per “atti bestiali” e “puro sadismo”. La vittima è una ragazza di 23 anni che ha assunto lo pseudonimo di Nicole, dopo aver denunciato il fatto avvenuto il primo novembre 2005 a Subic Bay, dove fino all’inizio degli anni Novanta gli Usa avevano la loro più grande base nell’Oceano Pacifico. Il rapporto sessuale tra Smith e Nicole è avvenuto nel retro di un furgone dopo una serata alcoolica in compagnia di altri tre marines e del loro autista filippino. Smith non ha negato il rapporto, ma si è difeso sostenendo che Nicole aveva acconsentito. La ragazza invece sostiene di essere stata incosciente perché troppo ubriaca. Di sicuro, Smith non ha avuto paura delle conseguenze. Nicole è stata infatti ritrovata in strada, con ancora il preservativo addosso.
Oltre ai 40 anni di pena da scontare, Smith dovrà pagare 2.000 dollari come risarcimento. Dopo il verdetto, la ragazza è scoppiata a piangere in aula. Attraverso un portavoce, la presidente filippina Gloria Arroyo ha espresso la sua soddisfazione per la sentenza.
 
Le proteste dei gruppi per i diritti delle donne contro gli UsaDalla cronaca alla politica. Il caso è diventato qualcosa di più di un semplice stupro proprio per il coinvolgimento dei quattro marines, minando anche i rapporti tra gli Usa e le Filippine. E’ la prima volta che un militare statunitense viene condannato per un reato nell’arcipelago. Negli anni Ottanta, oltre ottanta denunce di stupro erano state respinte dalle corti filippine. Ma erano altri tempi, quando la presenza Usa nel paese era massiccia. Dopo la chiusura delle loro basi all’inizio degli anni Novanta, gli Stati Uniti sono ritornati nell’arcipelago nel 2002, nell’ambito di un programma di finanziamento e assistenza all’esercito di Manila per le operazioni di controterrorismo. A Zamboanga, i soldati Usa addestrano i militari filippini a combattere contro Abu Sayyaf, il gruppo di militanti islamici attivo nel sud dell’arcipelago, che si crede legato ad al Qaida. La presenza statunitense è regolata dal Visiting Forces Agreement (Vfa), un accordo del 1998 che regola i rapporti tra i due paesi, che consente agli Usa di mantenere la giurisdizione sui militari accusati di crimini nelle Filippine, a eccezione dei casi più gravi; ma che, per i critici della presenza Usa, assicura l’immunità ai soldati statunitensi, mantenendo i filippini in una condizione di inferiorità. La protesta contro gli Stati Uniti ha coinvolto anche il parlamento di Manila, che ha esortato la Arroyo ad abrogare il Vfa.
 
L'ex base di Subic BayAttesa per l’appello. Le relazioni tra i due paesi sono tese. In base all’Agreement, gli Stati Uniti si sono rifiutati di consegnare i marines coinvolti nel caso-Nicole alle autorità filippine, ma dopo la condanna Smith è stato comunque portato nel carcere filippino di Mataki. La sua destinazione finale verrà decisa da un accordo tra Washington e Manila, che entro fine anno devono anche decidere se rinnovare o no il Vfa. Secondo Shay Cullen, un padre irlandese che vive nelle Filippine da 37 anni e si prende cura di migliaia di bambini nati da relazioni tra militari statunitensi e donne filippine, il caso non è però finito qui. “E’ una sentenza storica, ma il processo d’appello potrebbe cambiare molte cose”, dice a PeaceReporter. “Dietro le quinte, le pressioni per cambiare la sentenza saranno altissime. Non mi sorprenderebbe se si arrivasse a un’assoluzione anche per Smith”.

Alessandro Ursic

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