Gli omosessuali cubani sono costretti a combattere contro la cultura machista che abbonda nell’isola e si devono nascondere. Sono finiti i bei tempi in cui
la comunità gay si trovava, senza discriminazioni, al Cafè Paris, luogo storico
della capitale L’Havana. Ma se siete turisti e camminate a braccetto al vostro
compagno o compagna, non preoccupatevi: in quel caso la polizia è disposta a chiudere
un occhio.
La situazione. Oggi (secondo alcuni, però, dal trionfo della rivoluzione) non esiste nessun
locale gay, nessuna possibilità di ritrovarsi in luoghi pubblici. Così gli omosessuali
cubani sono costretti a ritrovarsi nelle abitazioni private per stare insieme
vivendo una sorta di semiclandestinità e cambiando luogo di ritrovo ogni settimana,
per sfuggire alla repressione della polizia.
“Il fatto di poter dire che a Cuba c’è repressione nei confronti degli omosessuali
è una questione di comodo degli avversari politici sul piano internazionale. Il
fatto poi che in giro si dica che a Cuba l’omosessualità sia criminalizzata è
sbagliato, non è affatto così. Se poi vogliamo parlare di episodi di intolleranza,
sono gli stessi che accadono in tutto il mondo”, dice Aldo Galvagno, curatore
del sito web Siporcuba.
Di diverso avviso Joel Rodriguez, dell’Unione per la Libertà a Cuba, dichiaratamente
contrario al governo castrista: “L’omosessuale subisce discriminazioni a Cuba.
Chi è dichiaratamente gay non ha un posto nella società cubana, è emarginato.
Il sistema non lo accetta”. Ma non si ferma a questo, Rodriguez, e racconta anche
in che modo avviene la repressione. “Ho notizie certe di vere e proprie retate
che finiscono col portare in caserma i gay. Lì vengono identificati e poi rilasciati.
Magari per far loro un dispetto o per creare disagio, la polizia li rilascia fuori
città”.
Il segretario nazionale italiano dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, dice che “A Cuba
le cose sono notevolmente migliorate da qualche tempo a questa parte. Esiste,
però, un problema a monte: non c'è libertà di associazione. E, a tutti gli effetti, questo
crea una condizione di semiclandestinità. Ma la repressione intesa come arresti
o cose del genere, è un po’ sorpassata.
Repressione?“Credo, comunque, che qualche episodio di repressione sia avvenuto – racconta
ancora Galvagno – ma non così come viene dipinto all’estero”.
“Fino a poco tempo fa – dice Rodriguez - venivano utilizzati ormoni animali,
soprattutto quelli del maiale, per aumentare la virilità nei gay durante la detenzione e
cercare così di curarli. Il risultato è stato deludente: ci si è ritrovati ad
avere lo stesso numero di gay, solo molto più pelosi. L’omosessualità non è una
malattia che può essere curata per mezzo dei farmaci. Non credo innanzitutto che un omosessuale debba essere ‘recuperato’."
La repressione contro la comunità gay, secondo Rodriguez, è iniziata quando la
'rivoluzione' si è imposta sul governo di Batista e Castro ha decisodi aprire
campi di lavoro che avrebbero ospitato tutte quelle persone. gay compresi, in
aperta opposizione alla linea ‘dell’uomo nuovo’ voluta dai comandanti della rivoluzione.