05/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Dujail paga le conseguenze del verdetto su Saddam
di Nesir Kadhim*
 
Nonostante la condanna a morte di Saddam gli abitanti di Dujail non trovano pace.
Essi hanno diverse opinioni con riguardo alla condanna dell’ex dittatore e dei suoi collaboratori per avere ordinato l’esecuzione di massa di uomini provenienti da Dujail in seguito al fallito attentato contro la persona di Saddam, svoltosi nel 1982.
 
saddam husein durante il processoMinaccie e paura. Secondo quanto riferito dagli abitanti di Dujail questo villaggio, che conta un numero predominante di sciiti ed è situato a 65 chilometri a nord di Baghdad, è circondato da insediamenti sunniti i quali hanno solennemente giurato di vendicare la condanna inflitta a Saddam. Sin dall'inizio del processo lo scorso anno, gli sciiti locali avevano esortato il governo iracheno a proteggerli da eventuali e possibili azioni di rappresaglia, azioni che erano state minacciate nel caso che Saddam fosse stato ritenuto colpevole nel processo riguardante i fatti di Dujail. A seguito del verdetto, anche coloro che avevano perso dei famigliari durante le esecuzioni di massa non hanno osato esprimere in pubblico la loro approvazione per la sentenza di condanna. Gli abitanti di Dujail affermano che al momento è molto rischioso per loro recarsi a Baghdad. L’autostrada è temuta a causa dei sequestri e degli omicidi e inoltre gli abitanti si sentono particolarmente vulnerabili a causa della storia del loro villaggio. Appena una settimana prima della condanna di Saddam, Mohammed Jawad, un commerciante di Dujail, era stato rapito vicino ad al-Mishahada, un villaggio sunnita situato nelle vicinanze di Dujail, mentre si recava a Baghdad. Jawad ha dichiarato che i suoi rapitori accusavano gli shiiti di Dujail di tradimento. Quando Jawad ha loro spiegato di essere sunnita, i rapitori gli hanno ordinato di provarlo pregando innanzi ad essi. Così egli ha fatto e i rapitori, di conseguenza, lo hanno lasciato andare dandogli un messaggio da consegnare ai suoi vicini.
"Mi hanno detto di riferire loro che il giorno del loro giudizio si avvicina rapidamente e che saranno uccisi uno a uno qualora Saddam dovesse essere giustiziato", afferma Jawad. Se da un lato gli abitanti di Dujail in privato approvano la condanna di Saddam e dei suoi principali collaboratori, dall’altro lato essi serbano opinioni contrastanti con riguardo alla condanna di tre uomini locali, sentenziati per avere assistito Saddam ed il partito Baath nel periodo successivo al fallito attentato.
 
saddam hussein poco prima di subire l'attentato nel 1982 a dujailUna sentenza controversa. Il 5 novembre innanzi al Tribunale Penale Speciale, Saddam, suo cognato Barman al-Tikriti, capo dell’intelligence irachena durante gli anni Ottanta e Awad al-Bandar, capo della Corte Rivoluzionaria baathista, sono stati condannati a morte mediante impiccagione, mentre Taha Yasin Ramadhan, un ex vice presidente iracheno, è stato condannato all’ergastolo. Dei quattro membri locali del partito Baath indagati nel medesimo processo, Mohammed al-Azawi è stato assolto mentre Abdullah al-Ruwayid, suo figlio Mizhir e Ali Dayih sono stati condannati ciascuno a 15 anni di reclusione.
"Speravamo che le persone giudicate provenienti da Dujail avrebbero ottenuto condanne di soli due anni circa”, afferma Jasim al-Khazraji, un parrucchiere del villaggio."Viviamo nello stesso villaggio, ogni giorno incontriamo le loro famiglie e di conseguenza è difficile per noi vederli tristi perché i loro parenti sono stati condannati a reclusioni così lunghe". Un altro abitante, Mahmood al-Janabi, si è espresso così: "Speravamo che coloro provenienti da Dujail venissero rilasciati, posto che essi hanno fatto il bene della popolazione residente, più che nuocere alla stessa. Noi, in quanto popolazione di Dujail dobbiamo superare e dimenticare il nostro passato". I parenti degli uomini di Dujail processati insieme a Saddam insistono sul fatto che non vi fosse alcuna base per intentare un processo contro di loro. Ghassan Dayih, figlio di Ali Dayih, ha dichiarato di essere stato talmente preoccupato con riguardo alla condanna di suo padre da non essere stato in grado di uscire di casa sino al verdetto.
 
un momento dei moti popolari contro saddam nel 1982 a dujailUno contro l'altro. "Mio padre è una vittima innocente, molti altri erano coinvolti negli incidenti di Dujail", ha detto Ghassan, ma ha preferito evitare i dettagli, non volendo creare problemi nel villaggio. Il padre di Ghassan era un membro attivo del partito Baath a Dujail. Gli abitanti lo descrivono come un uomo moderato. Suo padre, il nonno di Ghassan, era stato sindaco del villaggio nel 1982. Secondo Ghassan, suo padre compiva “semplicemente il suo dovere”, allorquando ha fornito informazioni alle autorità del Baath riguardanti determinate persone che il partito voleva interrogare e arrestare. Ghassan si ricorda come suo padre era stato arrestato. Una pattuglia di polizia era venuta al villaggio affermando di volerlo interrogare su fatti connessi all’incidente di Dujail. Ghassan riferisce che suo padre si era dichiarato disposto a seguire gli ufficiali, pensando che essi volessero ottenere una testimonianza da parte sua. Due mesi dopo Ghassan aveva scoperto che suo padre era detenuto nella 'zona verde' della capitale, altamente fortificata. A quel punto egli aveva deciso di conferire mandato ad un avvocato.
"Non abbiamo visto mio padre per più di tre mesi", afferma Ghassan, il quale aggiunge che infine le autorità gli avevano permesso di visitare il padre. "L’ho trovato malato, debole, stanco e pallido. Mia madre ed io abbiamo piano quando l’abbiamo visto. Eravamo talmente abbattuti e confusi che non abbiamo avuto nemmeno il tempo di chiedergli come stava".
 
il memoriale che ricorda la furiosa repressione del regime di saddam dopo l'attentato del 1982Speranze per il futuro. "Mi sono giurata che qualora mia marito venisse rilasciato inizieremo una nuova vita all’estero", spiega la madre di Ghassan. Dhafir al-Ruwayid, figlio di Abdullha al-Ruwayid, ritiene che la condanna di suo padre, persona di spicco presso una rinomata tribù locale, sia una mossa politica. Egli dice che la sua famiglia e la tribù sperano di appellare la sentenza emessa nei confronti di Abdullah e Mizhir.
Nel frattempo, Latif al-Azzawi, figlio di Mohammed al-Azzawi, ha trovato sollievo nel fatto che il padre fosse stato assolto per insufficienza di prove. "Mio padre è innocente e la Corte ne ha preso atto",. ha detto, insistendo sul fatto che gli altri uomini del luogo condannati nell’ambito del processo a Saddam dovrebbero essere rilasciati, posto che "sono persone oneste che hanno servito un ideale". Qui la maggior parte delle persone vuole semplicemente buttarsi il passato alle spalle e andare avanti con la propria vita, alcuni di loro, inoltre, sono dell'opinione che il processo abbia loro solamente procurato problemi dei quali avrebbero volentieri fatto a meno.
Ali Ahmed, un ingegnere di Dujail, afferma: "Tutta la violenza e le minacce che abbiamo subito sono dovute al processo fatto a Saddam". Se la popolazione di Dujail avesse saputo che ciò sarebbe accaduto, continua Ali, non avrebbe mai chiesto che Saddam venisse processato per i massacri avvenuti nel 1982.
Parole chiave: dujail, iraq, saddam, sciiti, sunniti
Categoria: Guerra, Popoli, Religione
Luogo: Iraq