di Nesir Kadhim*
Nonostante la condanna a morte di
Saddam gli abitanti di Dujail non trovano pace.
Essi hanno diverse opinioni con
riguardo alla condanna dell’ex dittatore e dei suoi collaboratori per avere
ordinato l’esecuzione di massa di uomini provenienti da Dujail in seguito al
fallito attentato contro la persona di Saddam, svoltosi nel 1982.
Minaccie e paura. Secondo
quanto riferito dagli abitanti di Dujail questo villaggio, che conta un
numero
predominante di sciiti ed è situato a 65 chilometri a nord di Baghdad,
è circondato da
insediamenti sunniti i quali hanno solennemente giurato di vendicare la
condanna inflitta a Saddam. Sin dall'inizio del processo lo scorso
anno, gli sciiti locali avevano esortato il governo iracheno a
proteggerli da eventuali e possibili azioni di rappresaglia, azioni che
erano
state minacciate nel caso che Saddam fosse stato ritenuto colpevole nel
processo riguardante i fatti di Dujail. A seguito del verdetto, anche
coloro che avevano perso dei famigliari durante le esecuzioni di massa
non
hanno osato esprimere in pubblico la loro approvazione per la sentenza
di
condanna. Gli abitanti di Dujail affermano
che al momento è molto rischioso per loro recarsi a Baghdad.
L’autostrada è temuta a causa dei sequestri e degli omicidi e inoltre
gli abitanti si
sentono particolarmente vulnerabili a causa della storia del loro
villaggio. Appena una settimana prima della
condanna di Saddam, Mohammed Jawad, un commerciante di Dujail, era stato
rapito vicino ad al-Mishahada, un villaggio sunnita situato nelle vicinanze di
Dujail, mentre si recava a Baghdad. Jawad ha dichiarato che i suoi
rapitori accusavano gli shiiti di Dujail di tradimento. Quando Jawad ha loro
spiegato di essere sunnita, i rapitori gli hanno ordinato di provarlo pregando
innanzi ad essi. Così egli ha fatto e i rapitori, di conseguenza, lo hanno
lasciato andare dandogli un messaggio da consegnare ai suoi vicini.
"Mi hanno detto di riferire loro
che il giorno del loro giudizio si avvicina rapidamente e che saranno uccisi
uno a uno qualora Saddam dovesse essere giustiziato", afferma Jawad. Se da un
lato gli abitanti di
Dujail in privato approvano la condanna di Saddam e dei suoi principali
collaboratori, dall’altro lato essi serbano opinioni contrastanti con riguardo
alla condanna di tre uomini locali, sentenziati per avere assistito Saddam ed
il partito Baath nel periodo successivo al fallito attentato.
Una sentenza controversa. Il 5 novembre innanzi al
Tribunale Penale Speciale, Saddam, suo cognato Barman al-Tikriti, capo
dell’intelligence irachena durante gli anni Ottanta e Awad al-Bandar, capo della
Corte Rivoluzionaria baathista, sono stati condannati a morte mediante
impiccagione, mentre Taha Yasin Ramadhan, un ex vice presidente iracheno, è
stato condannato all’ergastolo. Dei quattro membri locali del
partito Baath indagati nel medesimo processo, Mohammed al-Azawi è stato assolto
mentre Abdullah al-Ruwayid, suo figlio Mizhir e Ali Dayih sono stati condannati
ciascuno a 15 anni di reclusione.
"Speravamo che le persone
giudicate provenienti da Dujail avrebbero ottenuto condanne di soli due anni
circa”, afferma Jasim al-Khazraji, un parrucchiere del villaggio."Viviamo nello
stesso villaggio, ogni giorno incontriamo le loro famiglie e di conseguenza è
difficile per noi vederli tristi perché i loro parenti sono stati condannati a
reclusioni così lunghe". Un altro abitante, Mahmood
al-Janabi, si è espresso così: "Speravamo che coloro provenienti da Dujail
venissero rilasciati, posto che essi hanno fatto il bene della popolazione
residente, più che nuocere alla stessa. Noi, in quanto popolazione di Dujail
dobbiamo superare e dimenticare il nostro passato". I parenti degli uomini di
Dujail
processati insieme a Saddam insistono sul fatto che non vi fosse alcuna base
per intentare un processo contro di loro. Ghassan Dayih, figlio di Ali Dayih,
ha dichiarato di essere stato talmente preoccupato con riguardo alla condanna
di suo padre da non essere stato in grado di uscire di casa sino al verdetto.
Uno contro l'altro. "Mio padre è una vittima innocente, molti altri erano coinvolti negli incidenti
di Dujail", ha detto
Ghassan, ma ha preferito evitare i dettagli, non volendo creare
problemi nel villaggio. Il padre di Ghassan era un membro
attivo del partito Baath a Dujail. Gli abitanti lo descrivono come un uomo
moderato. Suo padre, il nonno di Ghassan, era stato sindaco del villaggio nel
1982. Secondo Ghassan, suo padre
compiva “semplicemente il suo dovere”, allorquando ha fornito informazioni alle
autorità del Baath riguardanti determinate persone che il partito voleva
interrogare e arrestare. Ghassan si ricorda come suo padre
era stato arrestato. Una pattuglia di polizia era venuta al villaggio
affermando di volerlo interrogare su fatti connessi all’incidente di
Dujail.
Ghassan riferisce che suo padre si era dichiarato disposto a seguire
gli
ufficiali, pensando che essi volessero ottenere una testimonianza da
parte
sua. Due mesi dopo Ghassan aveva
scoperto che suo padre era detenuto nella 'zona verde' della capitale,
altamente fortificata. A quel punto egli aveva deciso di conferire
mandato ad
un avvocato.
"Non abbiamo visto mio padre per
più di tre mesi", afferma Ghassan, il quale aggiunge che infine le autorità gli
avevano permesso di visitare il padre. "L’ho trovato malato, debole, stanco e
pallido. Mia madre ed io abbiamo piano quando l’abbiamo visto. Eravamo talmente
abbattuti e confusi che non abbiamo avuto nemmeno il tempo di chiedergli come
stava".
Speranze per il futuro. "Mi sono giurata che qualora mia
marito venisse rilasciato inizieremo una nuova vita all’estero", spiega la madre
di Ghassan. Dhafir al-Ruwayid, figlio di
Abdullha al-Ruwayid, ritiene che la condanna di suo padre, persona di spicco
presso una rinomata tribù locale, sia una mossa politica. Egli dice che la sua
famiglia e
la tribù sperano di appellare la sentenza emessa nei confronti di Abdullah e
Mizhir.
Nel frattempo, Latif al-Azzawi,
figlio di Mohammed al-Azzawi, ha trovato sollievo nel fatto che il padre fosse
stato assolto per insufficienza di prove. "Mio padre è innocente e la Corte ne
ha preso atto",. ha detto, insistendo sul fatto che gli altri uomini del luogo
condannati nell’ambito del processo a Saddam dovrebbero essere rilasciati,
posto che "sono persone oneste che hanno servito un ideale". Qui la maggior parte
delle
persone vuole semplicemente buttarsi il passato alle spalle e andare avanti con
la propria vita, alcuni di loro, inoltre, sono dell'opinione che il processo
abbia loro solamente procurato problemi dei quali avrebbero volentieri fatto a
meno.
Ali Ahmed, un ingegnere di
Dujail, afferma: "Tutta la violenza e le minacce che abbiamo subito sono dovute
al processo fatto a Saddam". Se la popolazione di Dujail avesse saputo che ciò
sarebbe accaduto, continua Ali, non avrebbe mai chiesto che Saddam venisse
processato per i massacri avvenuti nel 1982.