scritto per noi da
Amer Doha
L’opposizione libanese ha
scelto il 1 dicembre come giorno d’inizio della sua manifestazione contro la
maggioranza e contro il governo di Fouad Siniora. Hezbollah e i suoi alleati
dell’opposizione hanno diramato un comunicato chiedendo ai loro militanti di
mobilitarsi ed iniziare una manifestazione pacifica per chiedere un governo di
unità nazionale ed una nuova legge elettorale.
Mobilitazione
generale. Questo comunicato è
arrivato dopo l’annuncio di Michel Aoun (capo del Movimento patriottico per la
Libertà) che l’opposizione scenderà in piazza per far cadere il governo. La
decisione di manifestare è stata presa dopo un colloquio tra il segretario
generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, e il presidente del parlamento Nabih
Berri e lo stesso Michel Aoun. In risposta all’invito di
scendere in piazza, la maggioranza di governo e le forze del 14 marzo, quelle
antisiriane,
hanno chiesto ai loro sostenitori di tenersi pronti per difendere la legalità
e
prevenire un colpo di stato contro il governo legittimo del paese. La
maggioranza ha inoltre sostenuto che il tentativo di colpo di stato preparato
dalla Siria è ormai evidente. Allo stesso tempo il governo ha deciso di
proseguire il lavoro per costituire il tribunale internazionale e di applicare
la risoluzione 1701 dell’Onu che ha
posto la fine alla guerra di quest’estate tra Israele e Hezbollah.
Il governo sotto assedio. Sul versante opposto, il capo del governo Fouad
Siniora ha accusato l’opposizione di lavorare per destabilizzare il Paese,
oltre a cercare di sabotare il lavoro del tribunale internazionale chiamato per
far luce sulla morte dell’ex primo ministro, Rafiq Hariri. Il ministro degli
interni, Hassan Al Sabaa, ha ricordato alle parti che vogliono organizzare manifestazioni
di presentare le domande al suo ministero tre giorni prima della data,
ammonendo che in caso contrario qualsiasi azione di piazza sarà considerata
fuori legge e che i responsabili ne trarranno le conseguenze.
Da parte sua il capo di
stato maggiore dell’esercito, Michael Sleiman, ha ordinato ai suoi soldati di
tenersi pronti e di non esitare a intervenire per mantenere l’ordine pubblico
e
per prevenire qualsiasi contatto tra le parti.
Tensione alle stelle. Questi sviluppi avvengono dopo il fallimento di
tutte le iniziative per arrivare a una soluzione che eviti lo scontro. L’ultimo
tentativo è stato quello del partito falangista antisiriano della destra
cristiana, partito a cui apparteneva il ministro Gemayel assassinato il 21
novembre, che ha chiesto alle parti in questione di tranquillizzare la piazza
per dieci giorni, in attesa di arrivare a una soluzione politica della crisi libanese.
Questa proposta è stata avanzata dal presidente del partito, Karim Bakradoni,
dopo un incontro tra Amin Gemayel (dirigente storico del partito e padre del
ministro ucciso) e il presidente del parlamento Nabih Berri. L’iniziativa è
stata bocciata da Hezbollah tramite l’ex ministro Mohamad Fneish, che l’ha
definita non all’altezza delle aspettative.
Si ricorda che questo livello di tensione politica tra la maggioranza e
l’opposizione è stato raggiunto dopo le dimissioni dei cinque ministri sciiti
(Amal, Hezbollah) più di due settimane fa.