04/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Erik Silangwe sui primi mondiali di calcio africani
 
scritto per noi da
Stefano Piazza 
 
 Dalla notte di Berlino, dall’immagine degli azzurri con la coppa sollevata verso il cielo, è ufficialmente partita la rincorsa verso il primo Mondiale africano della storia: Sudafrica 2010. Tra sogni, speranze e infinite polemiche, la Rainbow Nation si prepara a ospitare un evento straordinario, atteso per 80 anni da un intero continente. Ma saranno in grado di far fronte a un impegno tanto gravoso? Quale sarà l’immagine che il Paese della Madiba’s Magic, la magia di Nelson Mandela, proietterà negli occhi di miliardi di tifosi, turisti e telespettatori? Ne parliamo con Erik Silangwe, Primo Segretario dell’Ufficio Politico dell’ambasciata sudafricana in Italia. Non fa parte del Comitato Organizzatore del prossimo Mondiale di calcio, ma potrà darci delle risposte “ufficiali”. Ci incontriamo nel suo ufficio romano.
 
Eric Silangwe - Foto di Daniele ColarietiVisto da “nord” il Sudafrica è il Paese “meno africano” d’Africa. E’ vero che molti Paesi africani non hanno visto di buon occhio l’assegnazione del primo Mondiale del continente a una Nazione come la vostra.
 
Com’è ovvio, l’apartheid ha tenuto il Sudafrica separato dal resto del continente per decenni, creando una spaccatura profonda. Oggi, però, il nostro Paese è sempre più integrato nel tessuto africano. Direi che non siamo di certo (o non siamo più, per lo meno) un corpo estraneo. E non credo affatto che altri vedano con disappunto l’assegnazione del Mondiale al Sudafrica.
 
Nel ’95 il caso Chester Williams scuote il Sudafrica. Il primo giocatore nero della nazionale di rugby pubblica un’autobiografia in cui denuncia l’emarginazione e le discriminazioni razziali subite in nazionale da parte dei propri compagni bianchi. Com’è la situazione, oggi?
 
Il Sudafrica ospitò la Coppa del Mondo di rugby nel 1995, solo un anno dopo la liberazione di Nelson Mandela. Il Paese era appena uscito dall’apartheid e, di fatto, l’integrazione razziale non esisteva ancora. Williams, come ha ricordato anche lei, era l’unico giocatore di colore della nazionale sudafricana. Oggi, però, metà dei giocatori della nostra squadra di rugby sono neri. Il sistema sudafricano non è perfetto e noi non siamo completamente soddisfatti. Ma è una sfida, procediamo un passo alla volta.
 
Nelson Mandela con la coppa del mondoQuindi possiamo considerare superata anche la “regola” che voleva rugby e cricket sport dei bianchi e il calcio per i neri?
 
Questa suddivisione degli sport tra bianchi e neri era sicuramente vera in passato. Il regime dell’apartheid aveva creato questa barriera, anche se sono sempre esistite squadre di rugby nere, che però il governo teneva in qualche modo “isolate”, impedendo loro di prendere parte ai campionati nazionali e di giocare contro i bianchi. Dopo la vittoria nella coppa del mondo del ’95, però, le cose sono cambiate e oggi le squadre sono prevalentemente miste. Diverso il discorso per il calcio, dove manca ancora una certa integrazione bianca nelle squadre nere.
 
Si verificano ancora problemi come quello di Città del Capo, con i cittadini del quartiere di Newlands che non volevano il calcio (e i tifosi neri)?
 
No, non sono d’accordo. A Newlands ha sempre giocato una squadra composta da neri e gli abitanti della zona, tifosi di calcio, non si sono mai lamentati di nulla. Quindi mi sembra molto strano. Dove hanno pubblicato questa notizia?
 
Sul Corriere della Sera
Non so che dire, credo sia stato un singolo episodio ingigantito dalla stampa. Un incidente può sempre capitare, ma gli abitanti di Newlands amano il calcio, si è sempre giocato lì, fin dagli anni ’70, quindi non credo che le cose siano andate in questo modo. Come sa, le buone notizie non fanno vendere i giornali, quelle cattive sì.
 
Il progetto di Soccer City per i mondialiVa bene, parliamo un po’ di calcio. Perché la Safa, la federazione del suo Paese, ha perso i Mondiali del 2006? I tedeschi, cui poi andò l’assegnazione della coppa, puntarono molto sul fattore sicurezza: da loro, i tifosi non avrebbero corso alcun rischio. In Sudafrica, invece…
 
Quello della sicurezza è un falso problema (ma di recente un calciatore è stato ucciso da un compagno che non voleva essere sostituito e un sudafricano rischia la vita 10 volte più di un europeo uscendo la sera, ndr) e lo abbiamo dimostrato anche davanti alla Fifa. Tra l’altro, abbiamo organizzato con successo eventi come i Mondiali di rugby e cricket, in cui non si verificò nessun incidente. Se il Mondiale 2006 andò alla Germania è solo perché doveva andare così. Vorrei ricordare il caso di Charles Dempsey… (Dempsey era il delegato della federazione neozelandese: alla votazione decisiva, cambiò in modo misterioso il proprio voto regalando, per una sola preferenza, il Mondiale ai tedeschi, ndr)
 
Alcuni giornalisti europei non hanno trovato impeccabile l’organizzazione della Coppa d’Africa ’96 e hanno preferito quella del Burkina Faso, due anni dopo
 
Quella del 1996 è stata un’ottima Coppa d’Africa, dal punto di vista organizzativo. Ci sono stati dei problemi, è vero, ma ricordo che abbiamo organizzato altri grandi eventi, come i Mondiali di cricket e di rugby, lasciando un eccellente ricordo in tutti i partecipanti. Con quattordici anni di esperienza in più, le cose non potranno che andare bene.
 
Tifosi sudafricaniI Bafana Bafana  (i ragazzi, in lingua zulu) non possono contare su grossi nomi. E Parreira, il tecnico brasiliano da poco ingaggiato dalla nazionale sudafricana, non è nemmeno reduce da un buon mondiale. Non c’era un allenatore africano disponibile?
 
Phil Mazinga ha giocato con successo nel Bari (oggi fa parte del comitato organizzatore dei Mondiali, ndr), così come Mark Fish, che ha militato nella Lazio e nel Bologna e che oggi gioca in Inghilterra. Parreira, poi, è l’allenatore giusto: il nostro calcio ricorda molto quello brasiliano. Quale tecnico migliore allora? Vorrei ricordarle, inoltre, l’ottimo Mondiale disputato da Giappone e Corea del Sud senza fuoriclasse e con tecnici stranieri. Sono convinto che il Sudafrica possa ripetere un simile exploit.
 
Ma qualche dubbio rimane. Nelle settimane successive al nostro incontro, le notizie dal Sudafrica si inseguono a ritmo vertiginoso, e non sempre sono buone. Un grosso scandalo legato alla corruzione di diversi parlamentari e voci sempre più insistenti di enormi difficoltà da parte del comitato organizzatore del Mondiale, per esempio. Voci tanto insistenti da costringere il padrino della Fifa, Joseph Blatter, a intervenire di persona per mettere un freno alle malelingue, garantendo che il torneo si svolgerà in Sudafrica, punto e basta. Ma non tutto va così male: dopo che diverse regioni,  città, e monumenti sudafricani hanno abbandonato il proprio nome boero per essere di nuovo “africanizzati”, c’è chi, tra le file del Congresso panafricano rinnova la richiesta perché la stessa Nazione venga ribattezzata Azania, il vecchio nome che designava l'Africa sudorientale. Azania 2010. Non suona affatto male. 
Parole chiave: sudafrica, mondiali, calcio
Categoria: Sport, Costume
Luogo: Sudafrica
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