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Un dramma quotidiano. Queste sono le cifre: circa 2,3 milioni di
piccoli con Hiv/Aids nel mondo, 1.500 nuove infezioni ogni giorno, la
maggior parte riguardante i neonati, la metà dei quali non arriverà nemmeno
al suo secondo compleanno, morirà prima. Nei Paesi poveri, la
prevenzione con un farmaco della trasmissione del virus dalla mamma al
figlio che nascerà è del tutto insufficiente. Si calcola che
9 bambini su 10 prendano l'infezione dalla madre. E sempre nei
Paesi poveri si concentra il maggior numero di infezioni, il 90
percento del totale, soprattutto, ancora una volta, nell’Africa
subsahariana. Ma accanto al dramma dei numeri, che testimoniano la
diffusione dell’Hiv nell’infanzia, si aggiunge quello delle carenze sul
versante della diagnosi e della terapia, carenze ancora maggiori
rispetto a quelle relative alle persone infettate in età adulta. Fin dalla diagnosi,
infatti, il piccolo a rischio di Aids è svantaggiato. Médecins sans
Frontières spiega infatti come la diagnosi di infezione sia molto
più difficile da eseguire nei paesi poveri, perché il test sugli
anticorpi utilizzato per gli adulti non fornisce risultati attendibili
nei piccoli, in particolare sotto ai 18 mesi di vita. Fatta la
diagnosi, le difficoltà continuano nel momento in cui è necessaria la
terapia. Infatti sono poche le compresse di farmaci antiretrovirali con
un dosaggio adeguato per i bambini e le poche formulazioni pediatriche
hanno un costo che può arrivare a sei volte quello dei corrispettivi
nell’adulto.
Pochi farmaci. Non esistono per l’età infantile le combinazioni di
farmaci in dose fissa, che renderebbero più facile la gestione
quotidiana della terapia. Koen Frederix, un pediatra che lavora in
Malawi per Msf, ha spiegato: “Visto che le compagnie farmaceutiche non
si decidono a produrre terapie semplificate per i bambini, mi tocca
fare quello che fanno tutti gli altri medici che tentano di curare i
più piccoli: cerco di mostrare a chi si occupa dei malati (spesso i
nonni, visto che in molti casi i pazienti sono orfani) come spezzare e
sbriciolare le compresse studiate per gli adulti, sperando con tutto il
cuore che i bambini alla fine ricevano il giusto dosaggio”. Questo se
sono 'fortunati' e pesano più di 10 chilogrammi. In caso contrario,
infatti, non si possono frazionare le compresse per adulti, ma è
necessario usare gli sciroppi, anch’essi difficili da dosare , costosi
e con un gusto amaro.
Mercato crudele. D’altra parte, denuncia Msf, i bambini non rappresentano un mercato appetibile
per le industrie farmaceutiche”. I
piccoli che hanno bisogno di farmaci sono concentrati soprattutto nei
Paesi poveri, dove non possono essere pagati i trattamenti: riceve gli
antiretrovirali solo il 5 percento dei 660mila bambini dei Paesi poveri
che ne avrebbero bisogno con urgenza. “L’unica speranza” afferma Msf,
“per aiutare a sopravvivere anche tutti gli altri bambini sieropositivi
è che qualche industria decida di sviluppare combinazioni in dose fissa
studiate e testate appositamente per i bambini. Qualche studio in
questo senso è stato avviato, ma senza l’attrattiva di un mercato
lucrativo, le industrie non stanno dedicando sufficienti risorse a
questo genere di ricerche”.
Valeria Confalonieri