Messico, Obrador e i suoi cercano di fermare la cerimonia di investitura presidenziale di Felipe Calderon
L’aveva giurato Lopez Obrador: lui e la sua coalizione avrebbero fatto di tutto
per bloccare e impedire l’insediamento ufficiale di Felipe Calderon alla presidenza
messicana.
Obrador e i suoi. Ce la stanno mettendo tutta i rappresentanti della sinistra messicana per rovinare
la festa del Partido de Accion Nacional organizzata per la nomina ufficiale a
presidente di Felipe Calderon.
Amlo (Andrei Manuel Lopez Obrador) ha iniziato il 20 novembre scorso a ‘rovinare’
la festa dell’ultracattolico Calderon, auto-proclamandosi presidente del Messico.
C’è dell’altro. In un delirio di onnipotenza e di superesposizione mediatica,
Amlo, ha anche presentato un suo governo e un programma ufficiale in 20 punti
con gli obiettivi prioritari del suo esecutivo.
Si passa dalla volontà di effettuare un forte cambiamento delle istituzioni nazionali,
alla richiesta
Di “vigilanza sull’operato della magistratura che finora si è dedicata a legalizzare
i torti dei forti contro i deboli” ha specificato Amlo. Non solo. La lotta alla
corruzione, il diritto a un salario giusto, il cambiamento della politica economica e la protezione delle produzioni nazionali sono gli obiettivi che Obrador si
è
prefissati di raggiungere. Come non è dato saperlo.
Uno dei punti più importanti, mai preso in considerazione da altri presidenti,
riguarda le popolazioni indigene che vivono in Messico. Il diciannovesimo punto,
infatti riguarda l’applicazione degli Accordi di San Andres per i diritti economici,
sociali, politici e culturali degli indios.
Botte da orbi. L’investitura ufficiale alla presidenza, per Calderon, è prevista per il prossimo
1° dicembre ma le cose si stanno mettendo male. Mercoledì 29 novembre, infatti,
i rappresentanti della sinistra messicana hanno ingaggiato una rissa degna dei
migliori film western all’interno del palazzo che ospita il parlamento messicano.
Tutto è iniziato quando una deputata del Prd (Partido Democratico Revolucionario,
lo stesso di Obrador) ha cercato di salire sul tavolo della presidenza del parlamento
per far sapere a tutti che la sua formazione politica avrebbe boicottato la cerimonia
del 1° dicembre. I deputati del Pan, nel frattempo, si sono prodigati per farla
scendere accendendo la rabbia dei suoi compagni. A quel punto si è scatenata la
rissa che in soli due minuti ha causato il ferimento di almeno 5 deputati, tutti
della sinistra messicana.
Oaxaca. Una delle spine nel fianco più dolorose che Calderon si troverà a dover curare
è quella di Oaxaca, capitale dell’omonimo stato, da oltre 5 mesi in subbuglio
contro il governatore Ulises Ruiz, ritenuto un corrotto dalla popolazione.
In questi mesi sono già sei i morti causati dalla violenta ondata repressiva
che il governatore ha voluto per porre fine alle proteste degli insegnanti (servita
a poco visto che continuano nella loro lotta) che chiedono un salario più dignitoso
e migliori condizioni lavorative. E la guerriglia non sembra avere fine. Forse
solo l’intervento del neo presidente, (fatto di promesse che saranno mantenute),
potrebbe riportare la calma, in uno degli stati più poveri dell’intero Paese.