Roberto Fontolan, Marietti editore.
scritto per noi da
Paolo Lezziero
Il continente è l’Africa. Il territorio è l’Achòliland, la terra abitata dagli
Achòli , “popolo di origine nilòtica che parla una bella lingua, musicale e divertente”.
Kitgum è il capoluogo del distretto, con Gulu e Pader forma il Nord dell’Uganda. Lo stato africano è famoso nel mondo per le sue dittature e le sue lotte sanguinarie,
per i bambini soldato, per le carestie e le siccità e per la scoperta, nel 1982,
del primo ceppo virale dell’Aids (2 milioni di morti fino al 1997) e il virus
Ebola, poi debellato. Soltanto interventi straordinari sostenuti e vissuti direttamente
sul posto da personaggi straordinari potevano incidere sulla salute, sui modelli
di vita, e degli abitanti di quel paese per farlo uscire dalle vicende terribili
attraverso le quali era passato.
E’ Roberto Fontolan, giornalista Rai, docente di Storia e Tecnica del giornalismo
all’Università Cattolica, a introdurci e informarci, con il volume “ Kop Ango?”,
- un giorno nella vita del Nord Uganda - edito da Marietti.
Il titolo – "C’è qualcosa?"( e la risposta è Kop pe, non c’è niente che non va),
è il saluto con cui si inizia la giornata e il rapporto con gli altri. Il libro
riporta le quattro fasi del giorno, Alba, Mattina, Pomeriggio, Notte, per rispondere
a una domanda che l’autore riporta in quarta di copertina: "Tutti noi sappiamo
come muore l’Africa, ma che ne sappiamo di come vive?”.
L’alba a Kitgum Fontolan la scopre sulla collinetta sopra la città, dove si arriva
scarpinando. “E’ spettacolare per la luce e i colori. Da lì Kitgum appare un posticino piacevole”.
In realtà all’alba i bambini vengono mandati a prendere l’acqua ai pozzi realizzati
con gli aiuti internazionali, con le taniche di plastica, la salvezza di un sacco
di famiglie. "Le donne sono già in movimento per l’acqua, per i figli, per la
capanna, per il cibo, per i soldi. I mariti li lasciano stare, se lavorano è una
fortuna, altrimenti in capo a mezzogiorno sono già un po’ 'bevuti'".
E’ l’Avsi, Associazione volontari servizi internazionali (una Fondazione non
governativa senza scopi di lucro, nata a Milano nel 1972, presente anche in America
latina, Est Europa e Medio Oriente), che supporta, con un’altra organizzazione,
l’Echo, il peso maggiore degli aiuti e degli interventi mirati .
La mattina comincia con l’arrivo dei medici nei due ospedali di Kitgum, il St.
Joseph e quello governativo, 600 letti in tutto, sei medici nel primo, tre nel
secondo. Giorgio Salandini, 62 anni, si è messo in pensione a Varese ed è tornato
in Uganda, dove era già stato negli anni settanta… Vito Schimera, da Maglie (Lecce),
ci era stato per cinque anni… appena può trascorre le ferie, opera dal mattino
alla sera per un mese e torna a casa per convincere i suoi concittadini a darsi
da fare per l’Uganda.
La moglie di Salandini, Pupa, prima ha lottato contro la scelta del marito di
pensionarsi in Uganda, poi lo ha raggiunto e ha creato la biblioteca per i nightcommuters, i pendolari della notte. Uno stanzone bene illuminato, col primo storico fondo
dall’Italia, con libri di fiabe, geografia, ingegneria, anatomia, vocabolario
inglese-acholi. Gli utenti sono bambini delle elementari, studenti delle superiori, iscritti
all’università, parecchie ragazze...
Un altro capitolo nero dell’Aids in Uganda (seguito dalla rete dei Meeting Point)
è la trasmissione della malattia dalla madre al feto.” Con 15 casi su cento è
la seconda causa di contagio dopo i rapporti sessuali. Spiega Luciana Ciantia:
“ la più recente scoperta è la Nevirapina, se somministrata alla madre durante
le doglie, e al neonato entro 72 ore dalla nascita, riduce del 70 percento il
rischio di trasmissione dell’Hiv, altrimenti ogni anno 23mila bambini nascerebbero
infetti.”
Altro grande personaggio da prima linea è padre Tarcisio, più volte assalito
dai ribelli di turno, che a Pajule alle tre di notte, sotto il fuoco dei kalashnikov,
riesce a cavarsela strombazzando con una bomboletta di gas che fa da allarme.
Un’altra volta è imprigionato in una cella di quattro metri quadri con altri due
confratelli, senza acqua e senza poter andare a un bagno. Quando vengono liberati,
li accusano di contatti non autorizzati con i ribelli.
Oltre alla terribile malattia, l’Uganda è piena anche di mine antiuomo
che colpiscono i gruppi più vulnerabili della società, donne, bambini e adolescenti.