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Due terzi nell’Africa subsahariana. I numeri sono sempre alti: 39,5
milioni di persone che vivono con l’Hiv; 4,3 milioni di nuove infezioni
(2,8 nella sola Africa Subsahariana), di cui il 40 percento in persone
di età compresa fra i 15 e i 24 anni; 2,9 milioni di morti per cause
correlabili all’Aids nel 2006. Il 65 percento delle nuove infezioni
appare concentrato nell’Africa Subsahariana, dove si raggruppano i tre
quarti dei morti per Aids. Viene segnalato un aumento particolare di
nuovi sieropositivi nell’Europa dell’Est e nell’Asia centrale: dal 2004
sarebbero aumentati del 70 per cento (da 160mila a 270mila), mentre nel
Sudest dell’Asia l’aumento è stato del 15 percento. I dati del rapporto
di Unaids spengono la debole fiammella di speranza accesa a giugno,
quando la prima segnalazione del virus dell’Aids ha compiuto 25 anni.
In tale occasione era stato sottolineato come, per la prima volta dalla
scoperta dell’Hiv, il numero annuale di nuove infezioni sembrava
stabile, non più in salita, e il picco maggiore veniva posizionato alla
fine degli anni novanta. Ora, invece, Unaids sottolinea la continua
crescita dell’epidemia e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)
la necessità di migliorare i programmi di prevenzione, raggiungendo le
popolazioni più a rischio.
Peggioramenti non previsti. Secondo Unaids, i progammi di prevenzione
in Nord America e in Europa occidentale spesso non sono stati sostenuti
e il numero di nuove infezioni è rimasto lo stesso. Nelle zone a a
basso e medio reddito sono solo pochi gli esempi positivi e in Paesi
che avevano mostrato successi nella riduzione delle nuove infezioni,
come l’Uganda, viene segnalato ora un rallentamento nell’andamento
positivo o un aumento delle nuove infezioni. Commenta Peter Piot,
Direttore esecutivo di Unaids: “Questo è preoccupante, poiché noi
sappiamo che l’incremento dei programmi di prevenzione dell’Hiv in
questi Paesi ha mostrato progressi nel passato, l’Uganda ne è il
primo esempio. Questo significa che i Paesi non si sono mossi con una
velocità pari a quella delle loro epidemie”.
Accesso alla terapia. Accanto alla prevenzione, la terapia è un altro aspetto
che continua a piangere. I pazienti in cura sono triplicati in due
anni, 1,3 milioni a fine 2005. Ma circa 3,7 milioni non hanno ancora i
farmaci. Médecins sans Frontières (Msf) afferma che i programmi di
lotta all’Aids sono sull’orlo della bancarotta: “Cinque mesi fa l’Oms ha
pubblicato l’aggiornamento delle linee guida per il trattamento
dell’Aids, raccomandando l’uso dei farmaci di nuova generazione anche
nei Paesi più poveri. Ma nessuna strategia concreta è stata messa in
atto per aiutare i governi dei paesi più colpiti a procurarsi questi
medicinali dal prezzo esorbitante. Il nuovo regime terapeutico
raccomandato dall’Oms può essere fino a sei volte più costoso rispetto
a quello comunemente usato oggi. I pazienti che già ricevono i farmaci
di prima generazione sempre più spesso devono passare a una terapia
innovativa, a causa dei pesanti effetti collaterali e dell’insorgenza di
resistenze”. E con le resistenze vi è la necessità di passare a una
combinazione diversa di farmaci: “Queste terapie di seconda linea sono
fino a 50 volte più costose di quelle in uso oggi”.
Valeria Confalonieri