01/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Giornata mondiale contro l'Aids non porta buone notizie: la diffusione dell'infezione non accenna a ridursi
Come ogni anno, l’1 dicembre è la Giornata mondiale contro l’Aids. E come ogni anno, una decina di giorni prima, Unaids, l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata alla lotta all'Aids, ha reso noti gli ultimi dati sulla diffusione dell’infezione. Dati non confortanti: la situazione non solo non è migliorata, ma, nel complesso, appare in peggioramento.

Foto di Maria Serena LunghiDue terzi nell’Africa subsahariana. I numeri sono sempre alti: 39,5 milioni di persone che vivono con l’Hiv; 4,3 milioni di nuove infezioni (2,8 nella sola Africa Subsahariana), di cui il 40 percento in persone di età compresa fra i 15 e i 24 anni; 2,9 milioni di morti per cause correlabili all’Aids nel 2006. Il 65 percento delle nuove infezioni appare concentrato nell’Africa Subsahariana, dove si raggruppano i tre quarti dei morti per Aids. Viene segnalato un aumento particolare di nuovi sieropositivi nell’Europa dell’Est e nell’Asia centrale: dal 2004 sarebbero aumentati del 70 per cento (da 160mila a 270mila), mentre nel Sudest dell’Asia l’aumento è stato del 15 percento. I dati del rapporto di Unaids spengono la debole fiammella di speranza accesa a giugno, quando la prima segnalazione del virus dell’Aids ha compiuto 25 anni. In tale occasione era stato sottolineato come, per la prima volta dalla scoperta dell’Hiv, il numero annuale di nuove infezioni sembrava stabile, non più in salita, e il picco maggiore veniva posizionato alla fine degli anni novanta. Ora, invece, Unaids sottolinea la continua crescita dell’epidemia e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la necessità di migliorare i programmi di prevenzione, raggiungendo le popolazioni più a rischio.

Peter Piot, Direttore esecutivo Unaids. Copyright - Who/P. Virot Peggioramenti non previsti. Secondo Unaids, i progammi di prevenzione in Nord America e in Europa occidentale spesso non sono stati sostenuti e il numero di nuove infezioni è rimasto lo stesso. Nelle zone a a basso e medio reddito sono solo pochi gli esempi positivi e in Paesi che avevano mostrato successi nella riduzione delle nuove infezioni, come l’Uganda, viene segnalato ora un rallentamento nell’andamento positivo o un aumento delle nuove infezioni. Commenta Peter Piot, Direttore esecutivo di Unaids: “Questo è preoccupante, poiché noi sappiamo che l’incremento dei programmi di prevenzione dell’Hiv in questi Paesi ha mostrato progressi nel passato, l’Uganda ne è il primo esempio. Questo significa che i Paesi non si sono mossi con una velocità pari a quella delle loro epidemie”.

Foto di Maria Serena LunghiAccesso alla terapia. Accanto alla prevenzione, la terapia è un altro aspetto che continua a piangere. I pazienti in cura sono triplicati in due anni, 1,3 milioni a fine 2005. Ma circa 3,7 milioni non hanno ancora i farmaci. Médecins sans Frontières (Msf) afferma che i programmi di lotta all’Aids sono sull’orlo della bancarotta: “Cinque mesi fa l’Oms ha pubblicato l’aggiornamento delle linee guida per il trattamento dell’Aids, raccomandando l’uso dei farmaci di nuova generazione anche nei Paesi più poveri. Ma nessuna strategia concreta è stata messa in atto per aiutare i governi dei paesi più colpiti a procurarsi questi medicinali dal prezzo esorbitante. Il nuovo regime terapeutico raccomandato dall’Oms può essere fino a sei volte più costoso rispetto a quello comunemente usato oggi. I pazienti che già ricevono i farmaci di prima generazione sempre più spesso devono passare a una terapia innovativa, a causa dei pesanti effetti collaterali e dell’insorgenza di resistenze”. E con le resistenze vi è la necessità di passare a una combinazione diversa di farmaci: “Queste terapie di seconda linea sono fino a 50 volte più costose di quelle in uso oggi”.

 

Valeria Confalonieri

Articoli correlati: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità