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Come un vaccino. L’Oms, insieme con oltre 25 organizzazioni, ha
elaborato una nuova strategia, spiegata in un manuale (Preventive Chemotherapy in Human Helminthiasis)
pubblicato a fine ottobre. “Una terapia farmacologica preventiva non
impedisce necessariamente il verificarsi dell’infezione, ma può aiutare
nel ridurne la trasmissione", spiega Lorenzo Savioli, direttore del Dipartimento per il controllo
delle Malattie tropicali dimenticate dell’Oms. "La prevenzione con i farmaci migliora
immediatamente la salute e previene malattie irreversibili nell’adulto. Come proteggiamo
per
tutta la vita le persone nei confronti di diverse malattie prevenibili
con le vaccinazioni, l’utilizzo regolare e coordinato di pochi farmaci
può proteggerle da quelle parassitarie, migliorare le prestazioni
scolastiche dei bambini e la produttività economica degli adulti”.
Coordinamento con le realtà locali. La nuova strada prevede l’unione
delle forze contro le malattie dimenticate nei diversi Paesi, con il
coordinamento delle attività dei diversi attori in campo: agenzie, Ong,
compagnie farmaceutiche e altre ancora. “Siamo di fronte a paesi in cui
queste malattie sono endemiche, in genere ci sono già programmi in
funzione: bisogna cercare di integrarli o di farli funzionare insieme,
secondo le indicazioni fornite dal manuale sull’utilizzo dei farmaci a
disposizione” spiega a PeaceReporter Francesco Rio, del Dipartimento
per il controllo delle Malattie tropicali dimenticate dell’Oms. Le
teorie generali sul trattamento delle diverse malattie verranno
inserite nel contesto dei singoli paesi ove sono diffuse, legandole
alle possibilità sanitarie locali, ai rischi, ai programmi già
presenti, alle condizioni ambientali: una personalizzazione
nell’applicazione delle linee guida del manuale, un intervento
impostato con chi lavora e vive direttamente nel paese e lo conosce a
fondo. “Naturalmente ci sono i Paesi che cominceranno prima perché più
sensibilizzati, con un sistema sanitario maggiormente ricettivo, una
estensione geografica minore. Sarà un programma che procederà per tappe
successive, portando un nuovo modo di lavorare”, dice Rio. “La novità
risiede soprattutto nel modo di dare le medicine. In un modo integrato,
ma soprattutto per prevenire, non solo per curare. Idealmente, vorremmo
arrivare a far considerare questi interventi proprio come le
vaccinazioni, che fanno parte del sistema sanitario”.
Il lavoro di Carlo Urbani. Un diverso modo di porsi, che fa pensare al
lavoro di Carlo Urbani, epidemiologo italiano morto a 46 anni di Sars
(Sindrome respiratoria acuta grave), malattia che lui stesso contribuì
a identificare in Vietnam, ove era con l’Oms.
Alla fine degli anni
novanta Urbani si occupava in Cambogia di malattie parassitarie. “Ha
lavorato su un nuovo approccio nel controllo del parassita
responsabile della schistosomiasi intestinale trasmessa dalle acque del
fiume Mekong”, racconta Savioli. “Se non trattata, questa parassitosi
causa danni irreversibili al fegato e può essere mortale. Urbani capì
il legame fra il gioco dei bambini sulle rive del fiume e la
trasmissione dell’infezione: con un questionario dato nelle
diverse scuole, identificò quelle frequentate dai bimbi con abitudini che li ponevano
a
rischio di infezione. Ora i bambini in Cambogia ricevono farmaci con
regolarità per prevenire complicazioni gravi in età adulta”. Un
atteggiamento di prevenzione che Urbani portò con sé anche nel
successivo impegno in Vietnam, per altri tipi di infezioni intestinali,
ove ancora una volta il trattamento regolare può prevenire
complicazioni gravi.
Valeria Confalonieri
Parole chiave: salute, malattie tropicali dimenticate farmaci, prevenzione