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Elezioni. Con la sentenza di ieri è terminato un mese di passione
per il Congo, che ha atteso con ansia i risultati definitivi di quella che era
stata definita da molti analisti politici come un’elezione fondamentale per i
destini dell’Africa. Ma a parte alcuni incidenti nell’est del Paese e nella
provincia dell’Equatore, lo svolgimento delle elezioni è stato più che
soddisfacente. Se gli scontri della scorsa settimana davanti alla Corte
Suprema, provocati dai sostenitori del candidato sconfitto Jean-Pierre Bemba,
avevano fatto temere il peggio, negli ultimi giorni la situazione sembra essere
tornata alla normalità. Tutti i ricorsi presentati dall’ex-ribelle sono stati
respinti dalla Corte Suprema, che ha così posto la parola fine sulle prime
elezioni libere del Paese dal 1965 ad oggi.
Divisioni. I festeggiamenti seguiti alla sentenza della Corte
rispecchiano ancora una volta la spaccatura che caratterizza il Paese: canti e
balli nell’est, teatro del conflitto conclusosi nel 2002 e che ha votato
massicciamente per Kabila, e atmosfera più dimessa a ovest, dove si trovano i
maggiori sostenitori di Bemba. La prima, fondamentale sfida che dovrà
affrontare il neoeletto presidente sarà proprio quella di unificare un Paese
spaccato in due da differenze linguistiche e culturali che minano alla base
l’identità nazionale. Un’impresa non facile anche per chi ha avuto il grande
merito di traghettare verso la pace il Paese teatro della guerra più sanguinosa
dal 1946 ad oggi (4 milioni di morti in cinque anni).
Futuro. Ora che lo scoglio elettorale è stato evitato senza
naufragi, il Congo può veramente voltare pagina e dedicarsi agli immensi
problemi che, finora, hanno costretto nella povertà uno dei Paesi con più
ricchezze naturali al mondo. Controllare il territorio, lanciare un piano di
costruzione delle infrastrutture di base, rivitalizzare l’economia sono tutte
priorità a cui il Congo non potrà far fronte senza l’aiuto della comunità
internazionale. Priorità assoluta rimane però la fine del conflitto nell’est
del Paese, dove negli ultimi giorni sono tornati attivi i “dissidenti”, i
soldati facenti parte dell’ex-gruppo ribelle dell’Rcd-Goma integrati nell’esercito a fine conflitto. Guidati dal
generale Laurent Nkunda, da sabato scorso i disertori hanno ripreso le attività
attorno a Goma, prima di venire respinti da un’offensiva della Monuc, la
missione Onu in Congo.
Guerra. Gli scontri avrebbero provocato almeno 5 morti e 70 feriti, secondo
quanto riferito dalla Monuc. Gli uomini di Nkunda evocano pessimi ricordi tra
la popolazione civile, che ricorda ancora i massacri compiuti nel maggio-giugno
2004, quando per alcuni giorni i “dissidenti” riuscirono a conquistare la città
di Bukavu. Sfortunatamente per il Congo, non sono solo gli uomini di Nkunda a
creare problemi nell’est: ad essere disarmate al più presto dovranno essere
anche le milizie Mayi-Mayi e quelle operanti in Ituri, oltre ai ribelli Hutu
delle Forces Democratiques de Liberation
du Rwanda. Tutte sfide da cui il futuro del Paese non può prescindere. Buon
lavoro, presidente. Matteo Fagotto
Parole chiave: congo, elezioni, kabila, bemba, nkunda, dissidenti