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Roghi e omicidi. Le
prime quattrocento scuole hanno sospeso le lezioni questa mattina
nella provincia di Pattani, dove lo scorso venerdì Non
Chaisuwan, preside nel distretto di Sai Buri, era stato ucciso a
colpi di arma da fuoco e poi bruciato nella sua auto, proprio davanti
all'edificio scolastico. Il giorno precedente era stato freddato
Suradet Wattaeng, insegnante nel distretto di Nong Chik. Dal gennaio
2005, nella più recente ondata di violenze che ha scosso le
province meridionali, sono stati uccisi cinquantanove insegnanti, per
la maggior parte buddisti. E decine di scuole sono state date alle
fiamme, l'ultima venerdì scorso. Dopo Pattani, anche le
province di Narathiwat e Yala hanno deciso di chiudere: a serrare i
battenti sarà l'ottanta percento delle istituzioni scolastiche
della regione. La decisione è stata presa “per motivi di
sicurezza”, cioè per difendersi dagli attacchi dei
separatisti musulmani, ma nelle affermazioni di presidi e insegnanti
si legge anche una velata protesta contro il governo, accusato di non
riuscire a proteggere adeguatamente la popolazione. Il ministro degli
Interni Aree Wong-araya , da
parte sua, ha detto di essere contrario alla chiusura delle scuole,
“pur comprendendo le preoccupazioni degli insegnanti della zona”,
ha aggiunto. “A breve andremo nel sud per discutere la questione”. Cecilia Strada
Parole chiave: Narathiwat, Yala, pattani, separatisti musulmani, thailandia, scuola, pace, guerra