27/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel sud della Thailandia, mille scuole chiudono per difendersi dagli attacchi dei separatisti
Quasi mille scuole chiudono i battenti, nel sud della Thailandia, per difendersi dagli attacchi dei separatisti musulmani che, solo questo mese, hanno ucciso tre insegnanti. “Siamo preoccupati per le nostre vite”, ha dichiarato il direttore della Federazione degli insegnanti della provincia di Pattani, “e non riapriremo fino a quando il governo non riuscirà a garantire la nostra incolumità”.

bambine musulmane a scuola nel sud della ThailandiaRoghi e omicidi. Le prime quattrocento scuole hanno sospeso le lezioni questa mattina nella provincia di Pattani, dove lo scorso venerdì Non Chaisuwan, preside nel distretto di Sai Buri, era stato ucciso a colpi di arma da fuoco e poi bruciato nella sua auto, proprio davanti all'edificio scolastico. Il giorno precedente era stato freddato Suradet Wattaeng, insegnante nel distretto di Nong Chik. Dal gennaio 2005, nella più recente ondata di violenze che ha scosso le province meridionali, sono stati uccisi cinquantanove insegnanti, per la maggior parte buddisti. E decine di scuole sono state date alle fiamme, l'ultima venerdì scorso. Dopo Pattani, anche le province di Narathiwat e Yala hanno deciso di chiudere: a serrare i battenti sarà l'ottanta percento delle istituzioni scolastiche della regione. La decisione è stata presa “per motivi di sicurezza”, cioè per difendersi dagli attacchi dei separatisti musulmani, ma nelle affermazioni di presidi e insegnanti si legge anche una velata protesta contro il governo, accusato di non riuscire a proteggere adeguatamente la popolazione. Il ministro degli Interni Aree Wong-araya , da parte sua, ha detto di essere contrario alla chiusura delle scuole, “pur comprendendo le preoccupazioni degli insegnanti della zona”, ha aggiunto. “A breve andremo nel sud per discutere la questione”.


Il sud musulmano. I musulmani costituiscono meno del cinque percento della popolazione totale della Thailandia, prevalentemente buddista, ma rappresentano più dell'ottanta per cento degli abitanti delle province meridionali, e si sentono molto più vicini ai confinanti malesi che non ai connazionali thai. Negli anni Settanta alcuni gruppi separatisti hanno iniziato a chiedere l'instaurazione nel sud di uno stato islamico. Questa regione costituisce la parte più povera del Paese, ricca solo di corruzione, droga e prostituzione, e la miseria non fa che esacerbare l'insofferenza della popolazione verso il governo centrale thailandese, che negli ultimi anni ha spesso usato la mano pesante (come nel caso del “massacro di Tak Bai”), alzando sempre più il livello dello scontro. L'ultima ondata di violenza nella regione, esplosa nel 2004 e ancora in corso, ha provocato la morte di almeno 1.500 persone. Nella pressoché totale indifferenza della comunità internazionale.

Cecilia Strada

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità