stampa
invia
Infiltrati. Eric Gliebe, presidente della National Alliance (uno dei più grandi gruppi neonazisti
negli Usa), conferma l’aumentata presenza di nazionalisti bianchi nelle forze
armate, ma non ci vede il problema. “Sono persone orgogliose della propria patria,
l’esercito dà esperienza e buone opportunità di carriera, che male c’è?”, dice
a PeaceReporter. Piuttosto, a modo suo è anche lui preoccupato del crescente arruolamento di
“indesiderabili”. “Ormai l’esercito è pieno di membri di gang nere e ispaniche,
che spesso rubano le armi per i loro scopi”, accusa. Una preoccupazione condivisa
anche da alcuni partecipanti del forum Stormfront.org, il sito più famoso della
comunità neonazista. “Magari l’esercito fosse pieno di nazionalisti bianchi”,
scrive un ragazzo che sostiene di essere un ufficiale. “Quello che vedo ogni giorno,
invece, sono criminali negri di strada, messicani, portoricani travestiti da soldati.
Molti parlano un inglese stentato, ma siccome l’esercito ha un bisogno estremo
di personale, offrono loro la cittadinanza se si arruolano”.
Cambio di priorità. Dopo l’attentato di Oklahoma City del 1995 a opera di Tim McVeigh, un ex soldato
che aveva cercato di fare proseliti sotto le armi, il Pentagono si accorse del
problema e cercò di dare un giro di vite. Il Pentagono lanciò un’indagine interna.
A Fort Lewis, un generale ordinò che venissero spogliati tutti i 19.000 soldati
della base, per vedere se avevano dei tatuaggi di gruppi estremisti. Oggi, preoccupati
di rimpolpare le forze armate in un periodo in cui l’arruolamento si fa sempre
più difficile, i vertici militari sembrano aver cambiato le priorità: se prima
i tatuaggi non erano permessi, da quest’anno la regola impedisce solo quelli sul
volto. In alcuni casi, ha denunciato Barfield, dei reclutatori hanno persino aiutato
le aspiranti reclute a coprire i loro tatuaggi durante l’esame di ammissione.
Il vero nemico. Per quanto riguarda i nazionalisti bianchi, nell’esercito ci andranno anche
volentieri, ma in Iraq no. I neonazisti vedono lo zampino degli ebrei anche in
questo conflitto. “Sarei anche interessato ad arruolarmi per addestrarmi, ma non
voglio andare a combattere per Israele e per gli ebrei”, scrive un partecipante
al forum di Stormfront.org. I nemici non sono i musulmani, anche se qua e là possono
comparire gli epiteti scuzlims (un misto tra scum, feccia, e muslims) e mudskin (pelle di fango). Ma le attenzioni sono tutte per gli ispanici. “Dovremmo permettere
l’arrivo in America solo agli immigrati bianchi”, dice Gliebe, che gira contro
i latinos le accuse di rubare le armi quando sono in uniforme. Gli ispanici crescono ogni
anno, popolano le città statunitensi, gli Stati Uniti diventano sempre più bilingui,
mentre i politici si preoccupano di altro. “Potrebbe andare come fu per Roma e
i visigoti”, scrive un ragazzo su Stormfront.org. “Roma aveva il suo esercito
impegnato alla periferia dell’impero, e intanto i visigoti avanzarono nei territori
scoperti. In cambio ottennero la penisola iberica”.Alessandro Ursic
Parole chiave: neonazisti, nazione, ariana, ispanici, gang, latinos