25/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il boom economico del dopoguerra ha cambiato volto alla capitale angolana
Sono passati appena quattro anni dalla fine della guerra civile, ma a Luanda sono determinati a lasciarsi alle spalle le cicatrici del conflitto. Il boom economico angolano ha permesso una rivoluzione edilizia, che sta cambiando il volto della capitale. Tra complessi residenziali, ville e nuove infrastrutture, le autorità vogliono trasformare Luanda nella Dubai dell’Africa. A spese degli abitanti delle bidonvilles, sfollati d’autorità per far posto alle ville dei nuovi ricchi.
 
Complessi residenziali a Luanda SulProgetti. Il cuore pulsante della nuova vita della capitale è Luanda Sul, il complesso dove le gru si perdono a vista d’occhio. La lista dei progetti è infinita: centri residenziali, ville che arrivano a costare 2 milioni di dollari, un centro congressi, un raccordo che correrà attorno alla città, un porto e un aeroporto nuovi di zecca che, nelle intenzioni delle autorità, dovrebbero soppiantare quelli sudafricani come hub regionali. Dulcis in fundo, a breve dovrebbe aprire la prima borsa valori del Paese. Il boom di Luanda è frutto dell’impressionante sviluppo economico del Paese: secondo i dati della Banca Mondiale, nel 2004 gli investimenti esteri si sono più che triplicati, toccando i 185 milioni di dollari. Nel 2005, la crescita economica è stata del 14 percento, in buona parte grazie allo sviluppo di nuovi settori. Non solo diamanti e petrolio (la cui esportazione dovrebbe toccare i 2 milioni di barili al giorno nel 2008), ma anche edilizia, telecomunicazioni e servizi, grazie agli investimenti provenienti in primis da Portogallo, Sudafrica e Cina. Nell’ultimo anno, Pechino ha stanziato 2 miliardi di dollari come contributo alla rinascita economica del Paese.
 
Una bidonville di LuandaProblemi. Ma non è tutto oro quel che riluce. “Per far posto ai nuovi cantieri di Luanda Sul, migliaia di persone sono state sfollate – rivela a PeaceReporter un attivista angolano per i diritti umani, che preferisce rimanere anonimo per ragioni di sicurezza – e c’è il rischio che nei prossimi mesi la situazione peggiori ancora, visto che le gru spuntano come funghi. Abbiamo denunciato questo scandalo, ma personalmente l’unica cosa che ho ottenuto è stata una condanna a sette mesi di carcere”. E’ molto difficile avere dati sicuri sul fenomeno, ma si calcola che almeno 10 mila persone siano state allontanate dalla città negli ultimi mesi. Le autorità si difendono precisando che gli sfollati sono tutti abitanti abusivi delle bidonvilles, che nei prossimi anni verranno risanate per fare di Luanda una città modello per tutto il continente.
 
Il lungomare della capitalePetrolio. Il boom cittadino non sarebbe stato possibile senza i soldi provenienti dal petrolio, che hanno permesso all’economia di decollare. Secondo produttore africano, l’Angola deve ancora molte delle sue fortune all’oro nero. Il pericolo è che, esauriti i giacimenti, il Paese ripiombi nella miseria in cui si è dibattuto dall’indipendenza ad oggi, a causa della lunghissima guerra civile che l'ha insanguinato dal 1974 al 2002. Per questo, le autorità stanno tentando di diversificare l’economia per dare all’Angola la possibilità  di volare con le proprie ali, corruzione permettendo (il Paese è 142 esimo su 163 nell’indice di corruzione di Transparency International). “Ci sono tante, troppe falle nel nuovo sviluppo economico angolano – conclude il nostro anonimo interlocutore – ma se non altro, per la prima volta, la gente può sognare un futuro migliore”.

Matteo Fagotto

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