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Progetti. Il
cuore pulsante della nuova vita della capitale è Luanda Sul, il complesso dove
le gru si perdono a vista d’occhio. La lista dei progetti è infinita: centri
residenziali, ville che arrivano a costare 2 milioni di dollari, un centro
congressi, un raccordo che correrà attorno alla città, un porto e un aeroporto
nuovi di zecca che, nelle intenzioni delle autorità, dovrebbero soppiantare
quelli sudafricani come hub
regionali. Dulcis in fundo, a breve dovrebbe aprire la prima borsa valori del
Paese. Il boom
di Luanda è frutto dell’impressionante sviluppo economico del Paese: secondo i
dati della Banca Mondiale, nel 2004 gli investimenti esteri si sono più che
triplicati, toccando i 185 milioni di dollari. Nel 2005, la crescita economica
è stata del 14 percento, in buona parte grazie allo sviluppo di nuovi settori.
Non solo diamanti e petrolio (la cui esportazione dovrebbe toccare i 2 milioni
di barili al giorno nel 2008), ma anche edilizia, telecomunicazioni e servizi,
grazie agli investimenti provenienti in primis da Portogallo, Sudafrica e Cina.
Nell’ultimo anno, Pechino ha stanziato 2 miliardi di dollari come contributo
alla rinascita economica del Paese.
Problemi. Ma non
è tutto oro quel che riluce. “Per far posto ai nuovi cantieri di Luanda Sul,
migliaia di persone sono state sfollate – rivela a PeaceReporter un attivista angolano per i diritti umani, che
preferisce rimanere anonimo per ragioni di sicurezza – e c’è il rischio che nei
prossimi mesi la situazione peggiori ancora, visto che le gru spuntano come
funghi. Abbiamo denunciato questo scandalo, ma personalmente l’unica cosa che
ho ottenuto è stata una condanna a sette mesi di carcere”. E’ molto difficile
avere dati sicuri sul fenomeno, ma si calcola che almeno 10 mila persone siano
state allontanate dalla città negli ultimi mesi. Le autorità si difendono
precisando che gli sfollati sono tutti abitanti abusivi delle bidonvilles, che nei prossimi anni
verranno risanate per fare di Luanda una città modello per tutto il continente.
Petrolio.
Il boom cittadino non sarebbe stato possibile senza
i soldi provenienti dal petrolio, che hanno permesso all’economia di
decollare.
Secondo produttore africano, l’Angola deve ancora molte delle sue
fortune
all’oro nero. Il pericolo è che, esauriti i giacimenti, il Paese
ripiombi nella
miseria in cui si è dibattuto dall’indipendenza ad oggi, a causa della
lunghissima guerra civile che l'ha insanguinato dal 1974 al 2002. Per
questo, le autorità stanno tentando di diversificare l’economia per
dare all’Angola la possibilità di volare con le proprie ali,
corruzione permettendo (il
Paese è 142 esimo su 163 nell’indice di corruzione di Transparency International). “Ci sono tante, troppe falle nel nuovo
sviluppo economico angolano – conclude il nostro anonimo interlocutore – ma se
non altro, per la prima volta, la gente può sognare un futuro migliore”.
Matteo Fagotto