11/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



A Buenos Aires la decima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici
La premessa a questo vertice è stata positiva. A poche settimane dall’inizio della conferenza mondiale sul Clima di Buenos Aires, la Russia ha finalmente accettato di firmare, dopo sette anni di indecisioni e ripensamenti, il protocollo di Kyoto. Grazie a questa firma i paesi che aderiscono all’intesa raggiungono la quota maggioritaria del 55 per cento delle emissioni dei gas serra.
Restano comunque i no degli Stati Uniti d’America, che da soli producono un quarto degli inquinanti della terra, e dell’Australia. Dal prossimo 16 febbraio i paesi che hanno investito in tecnologia e risparmio energetico saranno premiati, fanno sapere da Buenos Aires i rappresentanti della Conferenza. Gli altri rischiano forti multe.
 
Le quote. L’applicazione operativa del protocollo di Kyoto, che fissa le quote di inquinamento per ogni paese, è il primo punto all’ordine del giorno alla Conferenza di Buenos Aires. Le emissioni di gas nocivi sono state "quotate". Una tonnellata di anidride carbonica evitata equivarrà a un premio che andrà dai sei ai quindici dollari, anche se il prezzo potrebbe salire a venti. L’Unione Europea ha anche già fissato in quaranta dollari la sanzione per ogni tonnellata di gas emessa illegalmente.

Entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. Il protocollo di Kyoto entrerà definitivamente in vigore nel febbraio del 2005. Per quella data i paesi industrializzati dovranno attuare le misure di riduzione dei gas a effetto serra. Se i paesi non riusciranno a ridurre l’emissione dei gas nel corso del periodo che va dal 2008 al 2012 potranno subire pesanti sanzioni.

Gli esperti. "Il protocollo di Kyoto di per sè è una cosa veramente inutile perché non porta a nessuna variazione nella percentuale di anidride carbonica che entra in atmosfera. Il protocollo ha un valore più che altro psicologico. Si evidenzia attraverso il protocollo la voglia dei paesi di trovare un accordo" dice il professor Guido Visconti, docente di Fisica dell’atmosfera dell’Università de L’Aquila. "Manca poi la firma degli Stati Uniti che è un elemento molto importante, visto che gli Usa sono il paese che emette il maggior numero di gas a effetto serra".
"Se si seguono dei modelli, come il protocollo di Kyoto appunto, si deve sapere che non si avrà mai un’affidabilità totale, e non ha nessun senso. A questo punto il discorso diventa più cautelativo che altro. La cosa più importante è cautelarsi contro gli eventuali cambiamenti climatici". Secondo Vincenzo Ferrara, climatologo dell’Università di Ferrara, "i temi da discutere sono tanti. Uno dei più importanti è quello dell’elezione dell’organo preposto al controllo e alle sanzioni per gli inadempienti. E poi si deve costituire l’organo che si occuperà dell’attuazione del protocollo stesso". E continua: "Dal punto di vista del sistema climatico si può dire che il protocollo di Kyoto non sia un granchè. Il calo delle emissioni che alla fine si dovrebbe riuscire a raggiungere è del 3.5 per cento, al massimo del 3.6 per cento. D’altra parte l’assenza degli Usa e dell’Australia rende impossibili risultati diversi. Dal punto di vista politico però può essere considerato un successo perché per la prima volta si è riusciti a mettere attorno allo stesso tavolo centottantanove paesi per discutere dello stesso argomento"
Ma nemmeno Brasile, India e Cina, all’incirca la metà della popolazione e dell’inquinamento mondiale, sono presenti: "Questo sarà uno dei temi sul tappeto della Conferenza. Vale a dire come coinvolgere questi paesi che ormai hanno un peso preponderante sulla scena climatica mondiale. Quando il 31 dicembre del 2012 scadrà il protocollo di Kyoto rivolto solo ai paesi industrializzati si dovrà trovare una soluzione su come coinvolgere gli altri. Possiamo dire di essere all’inizio di un lungo percorso."

Che cosa si può fare. "Si deve cercare di risparmiare il più possibile energia" continua il professor Guido Visconti, "soprattutto bisogna distribuire il consumo di energia in modo equo fra i vari paesi del mondo. Pensate che gli Stati Uniti da soli consumano la metà dell’energia che c’è nel mondo, questo dà un’idea di quale sia il grado di differenza con gli altri paesi"

Alessandro Grandi

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