12/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Rashid Khalidi, Bollati Borlinghieri editore, 2005

copertina del libroRashid Khalidi, al contrario di quello che il nome lascerebbe pensare, è cittadino degli Stati Uniti. Insegna storia presso la Columbia University di New York. Esce in questi giorni in Italia, edito dalla Bollati Boringhieri, il suo ultimo libro: La resurrezione dell’impero. Lo storico di origine mediorientale analizza, partendo dalla guerra in Iraq, i rapporti tra Stati Uniti e Medio Oriente.

“Il problema principale è la contraddizione tra la dinamica sprigionata dalla corsa ‘lancia in resta’ dell’amministrazione Bush a occupare e dominare l’Afghanistan, l’Iraq e altri paesi della regione, e il naturale desiderio delle popolazioni di non essere assoggettate agli stranieri, persino quelli che le hanno liberate da un regime odioso”.

Khalidi individua quindi la matrice delle complicazioni attuali che gli Usa incontrano nel vincere la pace nel ‘senso della storia’ che la popolazione irachena innegabilmente possiede. Questo confligge in modo violento con l’approccio stesso che l’amministrazione Bush ha avuto verso l’Afghanistan prima e l’Iraq adesso.

Lo storico crede che quest’errore di fondo abbia molti padri e fa esempi convincenti prof.rashid khalidiche spiegano come questa guerra sia stata sbagliata dall’inizio. Uno degli aspetti che Khalidi sottolinea è quello della scarsa conoscenza della storia mediorientale. “Il passato coloniale delle potenze occidentali in Medio Oriente è ancora vivo tra le popolazioni di quella parte del mondo. Come poteva pensare l’amministrazione Bush di trovare due ali di folla festante? Bastava conoscere la storia”.

Il problema che Khalidi sottolinea è proprio questo: tutte le voci fuori dal coro ideologico dei gruppi che appoggiano Bush e il suo lavoro sono state allontanate. Lo storico statunitense cita un logorante lavoro ai fianchi di delegittimazione degli intellettuali esperti di mondo arabo o dagli agenti dei servizi di sicurezza che avanzavano dei dubbi sulle reali responsabilità del regime di Saddam Hussein negli attentati di Al-Qaeda.

“Non hanno voluto ascoltare nessuno”, questo il senso della critica mossa dall’intellettuale all’amministrazione. Non per caso, certo, ma su ispirazione di quei gruppi di pensatori e giornalisti noti come neoconservatori. Con dovizia di fonti, Khalidi dimostra come la teoria del rovesciamento dei regimi ‘scomodi’ in Medio Oriente sia molto precedente all’attacco alle Torri gemelle del 2001. Khalidi cita un documento del 1996, firmato da quel Richard Pearle che continua ad essere uno dei consiglieri più ascoltati del presidente Bush.

Il cuore della teoria neoconservatrice è che, finito il tempo delle grandi potenze contrapposte, oggi il mondo si presenta con un unico punto di riferimento: gli Stati Uniti d’America. Questo comporta per gli Usa una sorta di missione, di dovere morale: portare libertà e democrazia in ogni angolo della terra.

Khalidi sottolinea come, pur prendendo per buono questo fine, la teoria si basi su una grossolana ignoranza dei fattori storici in campo. Lo storico an lizza la storia del colonialismo britannico e francese nel Medio Oriente e deduce una naturale resistenza a qualsiasi forma d’intervento nella vita politica di un paese da parte di soggetti stranieri.

soldato usa a baghdadQuesto per Khalidi deriva da un bagaglio storico, ma anche e soprattutto dalle esperienze passate, ancora vive nella memoria collettiva di quelle popolazioni. “Come può essere credibile la democrazia esportata da paesi che l’applicano solo in patria, calpestando i diritti delle popolazioni all’estero?”, chiede lo storico, “come può essere credibile una diplomazia troppo spesso asservita agli interessi economici delle grandi potenze e sostenuta dai cannoni?”

Gli Stati Uniti stessi hanno goduto di un’ottima reputazione nel Medio Oriente. Rispetto all’imperialismo della Gran Bretagna e della Francia, gli Usa erano percepiti come una potenza fautrice dell’autodeterminazione dei popoli. In seguito, dopo il secondo conflitto mondiale, troppe scelte delle amministrazioni statunitensi sono risultate incomprensibili al mondo mediorientale.

Alleanza con dittatori sanguinari fino a quando facevano comodo (Khalidi ricostruisce i rapporti altalenanti con Saddam Hussein stesso), appoggio incondizionato alla politica israeliana, anche quando questa calpestava i diritti della popolazione palestinese, uso indiscriminato della forza che finisce per punire nella massima parte degli innocenti e un richiamo ad un diritto internazionale che troppo spesso viene violato proprio da chi se ne fa portavoce.

Un patrimonio insomma, che ha portato ad un rifiuto totale delle scelte e delle politiche statunitensi nell’area. Ma come uscirne adesso? Khalidi non dà risposte certe, ma indica proprio nella riscoperta di quei canali sopranazionali che l’unilateralismo neoconservatore ha dimenticato.

Christian Elia

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