Circolare in auto nella capitale irachena può essere
estenuante e pericoloso, ma in moto?

Un
anno fa, Hussein, un uomo di 37 anni di Baghdad, decise di
acquistare un’auto, un modello coreano. Inizialmente gli pareva un
lusso, visto
che sotto il regime
di Saddam le importazioni erano difficili e molto costose rispetto al
reddito
medio della popolazione. Ma dopo l’invasione statunitense il mercato
delle auto si è aperto, il numero di veicoli in circolazione nella
capitale irachena è esploso e le vie della città si sono
riempite di lunghe code. Le necessità della sicurezza impongono alla
polizia
della capitale di piazzare un gran numero di check point e barriere per
indirizzare il traffico e minimizzare i rischi per gli obiettivi
sensibili, ma
questo ha trasformato la rete stradale cittadina in un labirinto,
sempre
variabile, che manda in confusione gli iracheni al volante. Il boom
delle auto
inoltre ha fatto crescere la domanda di
carburante, mentre il numero crescente di attentati alle raffinerie ha
fatto
calare sensibilmente la produzione di benzina. Il risultato sono le
lunghe code
che si trovano nei pressi dei distributori, che sono oltretutto
diventati un
bersaglio degli attentatori.

Quindi Hussein si rese conto di non aver fatto un grande
acquisto, decise di vendere la sua auto per comprare una moto e per un po’
pensò che la sua vita fosse migliorata. Poteva procedere a zig zag tra le auto
in fila e passare i check point con rapidità. La strada da casa sua al centro
di Baghdad, che prima richiedeva un ora abbondante, era diventata una gimcana
da 15 minuti col vento tra i capelli. Il commercio delle moto in Iraq non è
controllato, i centauri non hanno bisogno di patente e le targhe non vengono
nemmeno più emesse. Nel mercato al Fadhil di Baghdad, inoltre, si trovano moto
usate a prezzi più che abbordabili. Così, sempre più persone scelgono di
usare le due ruote per spostarsi più rapidamente e per evitare di usare i
minibus e i taxi, che sono tra gli obbiettivi preferiti degli insorti. Anche in
questo caso però, la comodità di Hussein è durata poco, perché oltre ai civili
iracheni,
anche gli insorti hanno iniziato a usare le moto, per trasformarle in bombe.
Negli ultimi mesi ci sono stati numerosi episodi di attentati ai check point
con motociclette imbottite di esplosivo, spesso fatte esplodere a distanza. Ora
gli agenti della polizia sono più sospettosi quando vedono una moto, per cui i
proprietari si sono trovati ad essere sottoposti a diversi controlli che prima
potevano evitare, e sono di nuovo prigionieri dell'insicurezza a Baghdad.