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Esecutivo provvisorio. Il governo ad interim rimarrà in carica solo due mesi, e poi verrà sciolto in
attesa che il voto di marzo rimodelli lo scacchiere politico. Introdotto dopo
gli accordi di pace del 1998 e sospeso nell’autunno 2002 in seguito alla scoperta
di un presunto spionaggio da parte dell’Ira nell’Assemblea nordirlandese, il power-sharing torna così in Irlanda del Nord. Domani i due partiti principali nomineranno
i due rappresentanti che guideranno questo esecutivo provvisorio, ed è scontato
che i due prescelti saranno Paisley e McGuinness, un ex comandante dell’Ira che
già è stato ministro dell’istruzione nel governo nordirlandese presieduto da David
Trimble, l’ex numero uno dell’Ulster Unioninst Party (Uup) premiato con il Nobel
per la pace per il suo impegno verso l’accordo di pace del Venerdì santo.
I due estremi. Se quel primo governo era espressione dei due partiti più moderati, il protestante-unionista
Uup e il cattolico-nazionalista Sdlp, il secondo tentativo di power-sharing deve invece coinvolgere per forza il Dup e lo Sinn Fein, che dai due estremi
sono diventati i partiti principali dopo le ultime elezioni. E così ci sarà spazio
da una parte per l’ottantenne Ian Paisley, un reverendo presbiteriano che considera
sacro il legame con Londra, ha costruito la sua carriera politica sulla demonizzazione
dei repubblicani, ha definito papa Wojtyla “l’Anticristo” e si è sempre rifiutato
di trattare con i “terroristi” dello Sinn Fein. Dall’altra si apre la porta a
Martin McGuinness, ex vicecapo dell’Ira a Derry negli anni Settanta, anche nel
“Bloody Sunday” del 1972, e con Gerry Adams fautore di una futura riunificazione
con l’Irlanda.
Gli scenari. Per quanto il nuovo governo abbia già una scadenza costituzionale, funzionerà?
Gli analisti nordirlandesi sono dubbiosi. I repubblicani hanno dimostrato un atteggiamento
più aperto rispetto al Dup di Paisley, ma non hanno ancora riconosciuto pubblicamente
la forza di polizia nordirlandese, un tradizionale bastione protestante che però
negli ultimi anni ha arruolato un crescente numero di cattolici. Su questo loro
rifiuto si aggrappano gli oltranzisti del Dup, ormai il primo partito nordirlandese,
che ha ammorbidito le sue posizioni dopo che l’Ira ha annunciato ufficialmente
la fine della lotta armata. La base, però, brontola. Secondo un sondaggio, meno
della metà dei sostenitori del Dup accetta l’idea di un governo con lo Sinn Fein,
e un alto rappresentante presbiteriano ha invitato Paisley a fare un passo indietro.
Continuare a fare i duri e puri, o ingoiare il rospo di governare insieme al nemico?
La grande questione della politica nordirlandese è questa. A marzo gli elettori
mostreranno qual è l’atteggiamento che gradiscono di più, e si vedrà se l’Irlanda
del Nord potrà voltare pagina una volta per tutte. Alessandro Ursic
Parole chiave: paisley, ulster, stormont, mcguinness, dup, fein, adams