Un reportage dall'Egitto, dove esprimere liberamente un'opinione è sempre più dura
scritto per noi da
Federica Zoja
La libertà d’espressione
è sempre più nel mirino del regime egiziano. A denunciarlo è Amnesty
International, che in un rapporto sulla Repubblica araba d’Egitto segnala due
casi recenti, quello del blogger Abdel Karim Sulaiman Amer e quello di Tal’at
Sadat, nipote del presidente assassinato il 6 ottobre 1981.
Diritti calpestati. Amer, già studente della moschea universitaria di Al Azhar, è stato arrestato
ed è tuttora imprigionato per le sue critiche all’ateneo cairota e alle
autorità religiose egiziane.Tal’at Sadat, membro del Parlamento egiziano, è stato
processato per
direttissima da un tribunale militare per “aver diffuso voci false e insultato
le forze armate”. In occasione dell’anniversario della morte dello zio, Tal’at
ha sostenuto il coinvolgimento di alcuni ufficiali delle forze armate e dello
stesso presidente Hosni Mubarak nell’assassinio, materialmente eseguito da sei
integralisti islamici. Al momento, il blogger
Amer, dopo una prima detenzione di quattro giorni per aver “incitato l’odio nei
confronti dei musulmani” e “diffamato il presidente della Repubblica”, è ancora
in prigione: in virtù della legge d’emergenza, in vigore in Egitto proprio
dall’uccisione di Anwar Sadat, la detenzione può essere rinnovata senza limite
e i cittadini processati da tribunali militari.
Tal’at Sadat, privato
della propria immunità parlamentare, è stato condannato a un anno di lavori
forzati.
Sulla stessa linea della denuncia di Amnesty International anche il
rapporto di Reporter senza frontiere (Rsf) sui cosiddetti ‘paesi nemici del
web’. Rispetto all’elenco del 2005 vi è qualche cambiamento, con l’uscita di
scena di Nepal, Maldive e Libia, e l’ingresso dell’Egitto fra i super-censori.
Liberi di tacere. L’evoluzione negativa della libertà d’espressione in Egitto desta particolare
preoccupazione, se si pensa che proprio nell’ultimo anno il paese nordafricano
è stato sotto i riflettori della comunità internazionale in occasione delle
elezioni presidenziali del 7 settembre 2005 e di quelle legislative del
novembre dello stesso anno. Durante la campagna elettorale, su pressione di
Stati uniti e Unione europea, l’Egitto ha concesso maggiore libertà agli organi
di stampa, con una relativa apertura del dibattito politico anche
all’opposizione. Se il rapporto diffuso dall’organizzazione è fondato, viene da
pensare che, appena terminato il processo elettorale, le autorità egiziane non
solo siano tornate sui propri passi, ma abbiano scatenato una dura repressione
nei confronti del mezzo per sua natura più libero, internet.
Che internet sia comunque fra le priorità del grande fratello egiziano
lo dimostra una recente decisione di una corte amministrativa del Consiglio di
Stato: le autorità possono disporre l’oscuramento di qualsiasi sito considerato
pericoloso per la ‘sicurezza nazionale’.